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. About this period . 

Tesori,

Probabilmente sarà la millesima volta che inizio un post del genere, ma non riesco mai ad andare avanti. Stavolta ce la metterò tutta.

Allora, è evidente che ultimamente sia meno presente e non perché legga di meno o si sia spenta in qualsiasi modo la mia passione. Il tempo, gli impegni, i momenti, la vita, spesso, portano ai cambiamenti, agli allontanamenti e non ho la benché minima idea di come andranno i prossimi mesi.

Spero di tornare ad essere più attiva, anche se non ho la certezza – non dico nulla per scaramanzia, ma dovrei avere notizie sul mio futuro a breve, quindi non so come andrà – però sappiate che tornerò sempre qui. Magari non ogni settimana, magari non ogni giorno, ma tornerò.

Questo blog mi ha dato tanto, anche se è solo un piccolo posto nel mondo del web e c’è chi è molto più bravo di me. Ma il valore che ha per me è grandissimo e, nonostante tutto, ciò non cambierà.

M A I.

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Pubblicato in: Thoughts, Tv Series

Di serie tv, di cancellazioni dolorose e di abbandoni forzati

Soffro.
Soffro come un cane.
Soffro e mi dispero.
Soffro da morire.
Soffro.
Questo inizio di post sembra quasi un’ode tragica, anche se ammetto che ha anche un che di comico, analizzandolo fino in fondo. Ma chi è fangirl come me saprà comprendermi appieno. La nostra, quella delle appassionate di serie tv e non solo, in generale delle amanti bulimiche e quasi malate di telefilm, libri, film e chi più ne ha più ne metta, è una storia di sofferenze continue. Ed il punto è che persistiamo imperterrite, perchè spesso traiamo una sorta di qual giovamento da questo dolore – dicesi masochismo, così suggerisce la regia -.
L’introduzione che vi ho appena propinato mi sembrava il minimo di fronte ad un articolo del genere, al di fuori dei miei soliti canoni. Il fatto è che, a fronte di recenti avvenimenti, mi sono sentita in dovere di intervenire, da blogger – fangirl ossessiva compulsiva.
Voi forse non ne sapete niente o poco oppure siete tendenti al disagio quanto me, ma quando si tratta di serie tv non è tutto rose e fiori – come già ho accennato prima -. Arriva il momento della verità, che può trattarsi di una cancellazione o di un abbandono del telefilm.
Bene, analizziamo in maniera psicolabile queste due eventualità – poi, lo giuro, giungo al punto – :

  1. CANCELLAZIONE: ammetto, per la maggior parte delle volte in cui si verifica questa eventualità, la reazione più immediata e naturale è un urlo alla Hulk, o un qualche lamento che somigli ad un’imprecazione, o un gesto fisico che rappresenti odio, rabbia, frustrazione, brama di distruzione dell’intero universo. Ciò avviene soprattutto nel qual caso in cui la cancellazione sia immotivata ed improvvisa – vedesi “The tomorrow people” per cui bestemmio ancora adesso, o, se vogliamo fare riferimento a tempi più recenti, “Eye candy“-. Poi c’è la rassegnazione, la quale è unita comunque al dolore – più che altro, oserei dire disperazione totale, roba da strapparsi i capelli e gettarsi in ginocchio gridando “Perchè? perchè?” – : serie tv ormai evidentemente giunta al capolinea, lo sai, ne sei consapevole, impari ad accettarlo, ma arriva la notizia e vorresti buttarti giù dal cornicione more like Finch & Violet in “All the bright places“. E poi c’è la bestemmia alla logicità che ti suscita più di tutto il rantolo dell’astio: quella serie tv che fa ormai vomitare oppure che ha perso di senso oppure ancora che ha lasciato dietro di sè un’inesorabile scia di morte – Shonda, are you listening? – ma che continua, rinnovazioni su rinnovazioni e lì ti sale l’ISIS, dal profondo dell’anima, roba che Oliver Queen versione Ah Sah-Him ti fa ‘na pippa, detto volgarmente. Lì non capisci: hai abbandonato la serie da un po’, eppure il produttore non si stanca di prendere per i fondelli chi ancora la segue e con il ghigno satanico non vuole piantarla lì, per Giove. Quale è il livello di Hulk maggiore in queste tre ipotesi? Chissà, chi può dirlo. Io, personalmente, fatico a dare una risposta.
  2. ABBANDONO: difficile lasciare una serie tv che ha accompagnato la tua crescita per anni, è uno strappo, una lacerazione profonda, spesso, però, lo si fa con consapevolezza, altre volte invece non ne puoi proprio più e ti senti felice di non seguirla più. Sapete la storia de “l’amore non basta“? Ecco, vale anche in questi casi. Ci provi, ci riprovi, ma non ce la fai. Altre volte molli, poi recuperi, dai una seconda chance. C’è anche l’eventualità “No, boh, ciao, addio” ed è per sempre. Il cuore in pace e basta.

Vi dico, non vergognatevi di riconoscervi in queste situazioni, in una o entrambe. Non vergognatevi del vostro amore per le serie tv: è normale, ci sono gruppi di sostegno apposta, è un disagio comune, vi capisco e vi abbraccio.
Tutto questo perchè per me, come fangirl, è un anno di merda. Ora, perdonatemi il francesismo, ma dovevo proprio dirlo. Due sono le ragioni, ed hanno due nomi, e si possono inquadrare nelle due differenti condizioni/situazioni che ho sopra descritto: “Revenge” e “The vampire diaries” – precisò: attualmente le mie due serie TV preferite -. 
Partiamo dalla prima.
Capitemi, ho ricevuto da pochissimo la news della cancellazione. Mòggiàvedico che ero pronta, strapronta, eccetera, da mesi, lo sapevo, ho visto, previsto, stravisto tutto. Ma il dolore è arrivato fortissimo, sono già scese lacrime e non voglio pensare al series finale perchè meprendelangoscia.
Ho amato “Revengedall’inizio alla fine. Anche quando non era al culmine. Anche quando tutti dicevano che faceva cagare. Non ho mai smesso di seguirlo. Sono parte integrante del fandom al punto che il simbolo del doppio infinito è diventato anche parte di me, la storia di Emily Thorne / Amanda Clarke è la mia, i suoi dolori, le sue sofferenze, il suo bad-assismo. Il cast è mio amico, l’ho amato, l’ho odiato, vorrei abbracciarli tutti, soprattutto Gabriel Mann, che, per Dio, mi manca già da morire come farò senza ho tormentato tutte le mie amiche che bello scrivere senza punteggiatura.
Ok, come potete notare c’è il disagio. Ce n’è molto. Ma sono stati QUATTRO ANNI INTENSI. E non sono pronta, non lo si è mai quando si ama qualcosa così tanto. Non sono pronta a lasciare Nolan – se volete sapere perchè ho scritto un’ode a lui un po’ di tempo fa, proprio qui -, nè i Nemily meravigliosi, nè Louise, Vicky – VICTORIA COS’HAI FATTOOOOOOO -, tutti gl Hamptons, dal primo all’ultimo, dal più amato al più fastidioso. Ma, devo farlo. Con o senza capricci da infante.
Ora giungiamo a “The vampire diaries“.
Lo sanno anche i muri: Nina Dobrev ha lasciato la serie tv. Maledetta Julie Plec che persiste a fare una settima stagione senza senso, ma te la guardi tu da sola a casa sul divano, ok, Julie?
In queste due righe ho riassunto il mio stato d’animo. Mentre per quanto riguarda “Revenge” c’è sofferenza, ma ormai il sentore della conclusione, il punto della situazione mi avevano dato pace, in questo caso NO. Nessuna pace, anzi GUERRA, ODIO, RABBIA. Mi calmo, ok. Era già previsto: solo sei stagioni per Elena/Nina. Perchè continuare? Ha senso? NO. Per quanto io ami il rapporto fra i due fratelli con tutta me stessa, sappiamo bene che il fulcro del telefilm era rappresentato anche dalla presenza della protagonista femminile. Indi per cui, a mio parere, senza di lei questo telefilm non s’ha da fare.
La mia decisione di abbandonarlo non è stata facile. Ammetto, ho avuto dubbi per la sesta stagione – la quinta è stata un parto terrificante, brividi di nausea, ma ho iniziato la sesta e le ho dato fiducia -, ma ora il dubbio si è trasformato in negazione.
Amo il cast, sono stati sei bellissimi anni, ma non ja fo. E’ tutto forzato e non ne vale più la pena. Poi per me, Delena fino al midollo, sarebbe una sofferenza terribile. Doppia, tripla, quadrupla, infinita.
Mi mancheranno quasi tutto. Soprattutto Damon, ma credo proprio anche Stefan, Bonnie e Caroline. Facciamo anche Enzo. Però sono al limite.
E che si può dire in conclusione se non… GRAZIE dal profondo del cuore. Ad entrambe queste serie tv. Che mi hanno cresciuta, accompagnata e cullata. Ho scoperto e riscoperto mille e più cose grazie ad ogni episodio, ogni personaggio e ciò non può che lasciarmi un sorriso.
Ripeto, non vergognatevi se amate un personaggio, un telefilm come se fosse parte di voi, della vostra famiglia. E’ umano e bellissimo. Ed il viaggio con loro lascia ricordi speciali.

Pubblicato in: Me, Thoughts

27 gennaio 1945.

Ricordare oggi, ricordare sempre.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Pubblicato in: Claudia, Me, Pensieri, Thoughts

! Sfogo Fuori Programma !

Miei carissimi lettori,
quest’oggi avrei dovuto pubblicare qualcosa di diverso, ma dato l’esiguo tempo a mia disposizione ed il mio giramento di palle – detto proprio papale, papale – ho cambiato idea e mi spiace tantissimo. Tuttavia, credo che non sia del tutto out of lines l’argomento che sto per trattare – NDA: la prossima settimana sarò assente per via del temutissimo esame di stato, me tapina, e non sono sicura di riuscire a postare quello che intendevo postare oggi prima della mia morte… cioè, dell’evento, ehm. Mi scuso ancora enormemente, e spero mi possiate perdonare. -.

Allora, la mia alterazione nervosa (?) è stata provocata da uno status letto su Facebook – Vi giuro, ero ad un passo dalla risposta acida e maligna, ma mi sono trattenuta respirando come una partoriente in via di “arrivo” (?) -. Dunque, dato che non mi piace COPIARE in maniera pedestre le parole altrui, specialmente quando si tratta di persone con cui ho un rapporto – o ce l’ho avuto, perlomeno.. – riassumerò quanto è stato scritto: noi bloggers siamo casi umani che si occupano di scrivere articoli su libri, film e quant’altro senza avere una laurea nè una specifica competenza in merito e soprattutto con la vana convinzione che verremo prese in considerazionescusate se parlo al femminile, ovviamente mi riferisco anche ai maschietti che scrivono sul web..

Dunque, siccome sono troppe le cose che vorrei dire andrò per punti, come alle scuole superiori (?).

  1. LAUREA: non è detto che avere una laurea dia le competenze. TITOLO E COMPETENZE COME TITOLO E CAPACITA’ SONO SPESSO COSE BEN DISTINTE. Lo dice una ragazza che ha visto anche capre laurearsi con il massimo dei voti, anche superiori al mio, come, naturalmente, ha visto anche ottenere il titolo persone meritevoli. Più che altro mi soffermo su questo punto perchè è assai evidente che tante, tantissime persone meritevoli e talentuose non vengano considerate o, addirittura, siano oscurate da altre meno brillanti, quindi, semplicemente, l’unico sbocco possibile, una occasione per cercare “fortuna”, per trovare ciò che si desidera è il web, il blog. Con ciò non intendo dire che laurearsi è per cretini, o che si laureino solo idioti, come ho già specificato: semplicemente talvolta la laurea non è tutto. O magari chi è laureato – come la sottoscritta – in una materia ha passione anche per altro: perché non dare ad essere sfogo e libertà? E’ come dire: non puoi suonare perché non hai fatto il conservatorio o non puoi ballare perché non hai frequentato l’accademia della Scala. QUANDO MAI?
  2. CASI UMANI: io sono la prima ad ammettere che ci sono anche bloggers che sarebbe meglio cancellare dalla faccia della Terra, ma… casi umani? Questa locuzione mi pare un tantino esagerata e pretenziosa. I casi umani sono ben altri: i cosiddetti – come dice la mia carissima amica Serena – ROSICONI, quelli che fanno di tutte le erbe un fascio, quelli che generalizzano. Invidia? Sicuramente una buona percentuale in tutto questo astio ed accanimento c’è. Io sono convinta che ognuno debba realizzarsi nel suo piccolo, passo per passo, anche senza fare grandi cose, conquistare il Nuovo Mondo, varcare le soglie spaziale: REALIZZATO E’ CHI SI SENTE COMPLETO, CHI SORRIDE OGNI MATTINA VEDENDO CHE ANCHE UN MINIMO DI CIO’ CHE HA SOGNATO DA SEMPRE E’ PRESENTE NELLA SUA VITA. Quindi, prima di sproloquiare, pensare attentamente a ciò che si dice – o scrive -.
  3. LAVORO QUALIFICATO: allora, non farò la scoperta dell’acqua calda dicendo che in Italia ci sono pochi sbocchi per la gioventù. Tante speranze, poca concretezza. Ora parlo per tutti quelli QUALIFICATI: non è difficile per voi? Sì, sicuramente, per buona parte lo è. Ma il punto è un altro – e si ritorna a ciò a cui ho già fatto cenno – : che cosa si intende esattamente per qualifica? Senza qualifica non si può fare nulla? Certo, per operare si deve essere chirurghi, per difendere un reo, bisogna essere avvocato. Ad ognuno il suo spazio. Ricordiamo una parola importante: meritocrazia. Ma anche un’altra: libertà. E per spiegarmi meglio….
  4. LIBERTÀ‘: ok, io non posso scrivere perché non sono laureata in giornalismo? Chi sei tu per dirmelo? Se io voglio parlare, non posso parlare? Ma da quando? PASSIONE, INTELLIGENZA, CAPACITA’: so fare qualche nome di persone che scrivono su blog dotate di queste tre caratteristiche. Perché impedirglielo? SE IO SCRIVO BENE PERCHÉ NON FARLO. Io scrivo dalla prima elementare, ho passato una vita a creare racconti, fan fictions, storie, ed AMO SCRIVERE. E’ una delle passioni più grandi che ho, uno sfogo, una via di fuga. IGNORANZA E PARAOCCHI. Io vedo questo. Ah.. ok, ancora una cosa: tantissimi talenti, artisti seri, veri, sono stati scoperti grazie ai bloggers.

Con questo chiudo, altrimenti esagero, mi conosco bene.
Un abbraccio a voi tutti e mi auguro che abbiate quantomeno avuto la forza di arrivare sino in fondo al mio di sproloquio!

Pubblicato in: Claudia, Danza, Foto, Me, Pensieri, Personal, Photos, Thoughts

From where my heart is.

Inizio col botto. Mi spiace, vi darò questo scossone pauroso di me sin da ora. Non spaventatevi, non è niente di eclatante. Cercherò di non annoiarvi. Questo è un post sull’amore. Non sarò banale, se così posso dire. Non parlerò di nessun uomo della mia vita. Parlerò della danza, il mio primo vero amore.
I profani avranno letto mille articoli, post sui social network, frasi, scritti su questa meravigliosa arte così difficile da spiegare, ma così diretta nella sua essenza.
Ho iniziato a ballare quando ero troppo piccola per poter pensare seriamente ad una calcolata decisione, ma intensamente guidata dal cuore. Ho scelto la danza fra mille sport, strumenti musicali, discipline. O meglio: è stata la danza a scegliere me.
Quello che mi porto dentro è per la vita. Ventuno lunghi anni, sei con me, sei il cammino, sei la strada, sei me. Quando ballo non ho paura, non ho ostacoli, ci sono solo io, e sono solo io. Non ho trovato altro miglior modo di mostrare chi sono, e non solo alla gente, ma semplicemente a me stessa.
La danza mette letteralmente a nudo l’anima, la scompone, senza farla a pezzi, senza distruggere, la solleva fino al cielo, la colora e la tinge di ogni più bella sfumatura. Ogni movimento racconta qualcosa, qualcosa di te, anche ciò che è più nascosto.
Mentre scrivo, sento che sto piangendo ed immagino una musica, una coreografia, un palco, dove ho vissuto, dove sono cresciuta, dove ho creato rapporti per la vita, che non hanno bisogno di parole e descrizioni.
Ballare è la descrizione di tutto quello che sono, del meglio e forse anche del peggio di me, ma quel peggio che il movimento sa trasformare. Entrare in sala ogni volta è un regalo, un dono che mi faccio e senza il quale non potrei stare. L’insegnante è una guida, una mamma, talvolta anche un’amica, la musica una compagna, i passi sono parole non dette, respiri, battiti del cuore.
Se non è questo amore, io non saprei in che altro modo descriverlo.