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Personal Review #39: Per sempre noi

Tesori miei!
Come ve la passate? Spero bene. Io me la cavo, è un periodo oserei definire strano, ma meglio di quello appena precedente (?) – insomma, ho attraversato una “fase intermedia” che non auguro a nessuno… –
Comunque rieccomi comunque a parlarvi di libri! Ed è la volta di uno che ho amato con tutta me stessa, ve lo assicuro.
Spero di avergli reso anche solo minimamente giustizia con la mia recensione – anche se so benissimo che è difficile… –

Guardai Rosie che si stava facendo spazio in cucina insieme a due ragazze con il suo stesso fisico e la sua stessa taglia, una con i capelli scuri, l’altra biondo platino. La bruna aveva dei leggings e una felpa della Mariposa, con la tipica farfalla rosa che ricordavo nei cartoni animati del sabato mattina della mia infanzia. La bionda indossava un paio di pantaloncini e un top che metteva in risalto gli addominali più perfetti che avessi mai visto.

    «Non c’era il tuo nome sopra», rispose Layla. «Ma serviti pure».

    Rosie si avvicinò e prese un dolcetto, offrendone anche alle sue amiche. Quando entrambe fecero cenno di no con il capo, ne staccò un pezzo e lo affondò nell’hummus di Mac, poi diede un morso.

    «Argh», disse Irv.

    «In realtà non è così male», ribatté Layla.

    «L’hai provato?»

    «Si fa di tutto quando si è disperati».

    La bruna sbucò dietro le spalle di Rosie, tendendo la mano verso Mac. «Io sono Lucy, e tu?»

    «Mio fratello», disse Rosie in tono piatto, mentre si stringevano la mano. «Ha diciassette anni».

    «Mi piacciono i diciassettenni», commentò Lucy, sorridendo.

    «Io sono Layla», intervenne lei, porgendole la mano. «Ho sedici anni».

    Lucy gliela strinse con molto meno entusiasmo. «Ciao».

    La ragazza con gli addominali perfetti, per chissà quale motivo, non fu presentata e neanche noi a lei. Io mi allungai per prendere un altro cracker che mi stava offrendo Mac, avvicinandosi a me. Stavolta, mi resi conto che Layla e tutti gli altri ci fissavano.

    «Stiamo nella tua stanza stasera, ti avviso», disse Rosie a Layla, immergendo il dolcetto nella glassa.

    «Cosa?», domandò Layla.

    «Mamma ha detto che andava bene», rispose Rosie, mentre una canzone risuonava nell’altra stanza. Qualcuno scoppiò a ridere, altri si misero ad applaudire.

    «Non è la sua stanza e poi io ho Sydney».

    «Io dormo praticamente nello sgabuzzino. Non c’è abbastanza spazio per noi tre».

    «Dove dovremmo dormire?»

    «Sul divano? Non lo so».

    «Saranno qui tutta la notte».

    «Rosie!». Il signor Chatham la chiamò dal salotto. «Vieni qui, tesoro, e cantaci un’altra canzone. Per il tuo vecchio paparino».

    Mac sospirò. Irv gli disse: «Quante birre ha bevuto?»

    «Non quante vorrebbe». Si alzò porgendomi ancora una volta la scatola. Io scossi il capo mentre Rosie si girò e andò via con la bionda al suo seguito. Lucy, invece, rimase sulla porta a guardare Mac che riponeva i suoi cracker nell’armadietto. Dovette tendersi e la maglietta si alzò un po’, mettendo in mostra la cintura e una parte della pancia. «Potete prendere la mia stanza. Io dormo sul divano».

    «Ed è anche un gentiluomo», disse Lucy.

    «Vacci piano», disse Layla. Lucy, che non aveva sentito o aveva fatto finta di non ascoltare, se ne andò. Uscì fin troppo lentamente per i miei gusti.

    «Argh», disse Layla quando Rosie riprese a cantare. «Queste ragazze del Mariposa sono davvero terribili, lo giuro. Se le bambine che vanno a vederle sapessero…».

    «Non sono tutte così male», disse Mac, chiudendo l’armadietto.

    Layla alzò gli occhi al cielo, ma non disse nulla, mentre la voce di Rosie, più bassa all’inizio, cominciò ad alzarsi, riempiendo la stanza e le nostre orecchie. La canzone aveva un ritmo veloce, ballabile. La signora Chatham, sulla sedia, aveva le guance rosse e sorrideva, battendo il tempo con un piede, mentre la donna che suonava il violino aveva gli occhi chiusi. L’archetto faceva avanti e indietro sulle corde. Era fantastico per me che in una sola serata potessero accadere così tante cose, dalla giostra ai dolcetti con la glassa al canto più bello che avessi mai sentito. Pensai a casa mia, dall’altra parte della città, in cima alla collina, con tutte le luci spente tranne quelle in uso, i miei genitori e me in quello spazio così grande.

    La voce di Rosie esplose di nuovo, il violino andava ancora più veloce. Qualcuno batteva i piedi e le mie guance erano bollenti. Era fantastico sentirsi a casa in un posto in cui ero appena arrivata. Quella sera non era ancora finita. Eppure, non riuscivo a pensare a niente, se non a quanto desiderassi che non finisse.

Titolo: Per sempre noi
Autrice: Sarah Dessen
Editore: Newton Compton
Collana: Anagramma
Anno: 2016
Pagine: 348

Sydney è cresciuta all’ombra del fratello, quasi fosse invisibile. È lui che è sempre stato al centro dell’attenzione, nella sua famiglia. Nonostante i guai che combina. L’ultimo è stato davvero grosso: mentre guidava la sua auto ubriaco, ha investito un ragazzo e ora sta scontando un periodo di carcere. E mentre i familiari si preoccupano per lui, Sidney non riesce a darsi pace per la vittima dell’incidente, attirando su di sé le critiche dei genitori. Le cose per lei cambiano quando, nella nuova scuola che frequenta, fa amicizia con Layla, una ragazza effervescente che presto le fa conoscere la propria famiglia, ben diversa da quella di Sydney. I Chatham sono affettuosi e accoglienti, e stando con loro Sydney si accorge di essere finalmente accettata, apprezzata. Ma sarà l’incontro con il fratello maggiore di Layla, Mac, a fare la differenza. Lui è tranquillo, attento, protettivo, e attraverso i suoi occhi Sydney si sentirà per la prima volta vista, vista davvero.
 

sep3

Uno degli argomenti più difficili da affrontare in un romanzo, ancora di più, ovviamente, se lo si rende il tema principale è l’adolescenza e l’universo di emozioni, esperienze, mutamenti che la riguarda.
Ormai faccio parte da un lungo periodo di tempo del gruppo di lettori del genere young adult, quindi mi sento di aver maturato una certa abilità, o comunque una discreta capacità nel riconoscere gli autori che sanno parlare degli adolescenti e quelli che, purtroppo, invece, si limitano ai luoghi comuni, attendendosi alle solite banalità trite e ritrite.
Aprire la prima pagina di un libro di Sarah Dessen significa non essere delusi e, sì, lo si capisce sin da subito, perché, mentre ci sono scrittori che convincono nel corso delle loro opere e si fanno conoscere lentamente, quando si tratta di lei si ha a che fare con un’esperta del campo, arriva immediatamente al cuore, centra il punto, senza preamboli, senza giri di parole o mediocrità del tutto prive di senso.
La delicatezza innata che si percepisce nelle sue narrazioni, la semplicità ma, allo stesso tempo, profondità di linguaggio sono ormai divenuti per me un suo marchio distintivo, la segnaletica del puro e vero romanzo young adult, al quale tutti coloro i quali vogliono scrivere in quel determinato campo dovrebbero ispirarsi e fare riferimento.
Per sempre noi” può apparire la solita traduzione di titolo fatta con i piedi, ma, in realtà, mi sono ravveduta relativamente a questo iniziale pensiero man mano che proseguivo nella lettura – benché, ovviamente, il “Saint Anything” originario sia posto su tutto un altro livello, precisiamo… -.
Sydney è una comune adolescente, o così appare. No, ricomincio da capo: Sydney non appare, è abituata a vivere nell’ombra, oscurata dal fratello Peyton, migliore di lei, più esuberante, in gamba, pieno di talenti… Finché qualcosa non cambia, la vita accade – se proprio così vogliamo dirlo… -, viene condannato al carcere e tutto – o quasi – pare spezzarsi… Ok, ho detto che qualcosa cambia e questo per il solo fatto che Peyton non è più presente, è dietro le sbarre, perché in realtà è come se lui ci fosse sempre, non passa mai in secondo piano, è sempre il primo agli occhi dei genitori, in particolare della madre, la quale sembra avere occhi se non per lui. Sydney reprime, comprime sé stessa, ormai avvezza al ruolo di subordinata, sottoposta alla figura di qualcun altro che, nonostante tutto, soprattutto nonostante i suoi errori, brilla più di lei. Non che accetti tutto questo, anzi, il suo più grande nodo al cuore è detestare suo fratello per ciò che ha fatto e che l’ha portato a determinate conseguenze – ed, assicuro, non è nulla di leggero – ed amarlo profondamente, sentendosi costantemente in colpa per i suoi sentimenti contrastanti, ma senza, tuttavia, poter far altro che provarli.
Le nuove amicizie, i nuovi interessi, la nuova vita che arriva come un turbine nel mondo Sydney, sempre così piatto ed uguale ai suoi occhi, saranno un toccasana, la via per potersi aprire a sé stessa ed agli altri e riscoprire. Sì, perché, in fondo, Sydney è sempre stata così, così come è con Mac – per il quale, sin da subito, è evidente un interesse, ma, come in buona parte dei casi, solo con il tempo lo riesce ad ammettere a sé stessa –  e sua sorella Layla – l’amica con cui, per la prima volta nella vita, si sente totalmente sé stessa, libera di parlare di sé, dei propri sentimenti, senza giudizi, senza remore, nonostante si conoscano da poco tempo -.
È un insegnamento bellissimo quello che ci regala la Dessen – anzi, più di uno direi proprio -, un percorso che non è meramente di crescita, ma di apertura al mondo, grazie agli altri, gli amici come punto di forza e pilastro, e grazie a noi stessi, ammettendo ciò che ci fa soffrire, ciò che ci blocca, buttandolo fuori per capirci e per capire chi ci ha sempre fermati, nei pregi e nei difetti.
Sydney è una splendida ragazza, forte per le sue debolezze, non uno stereotipo qualsiasi e l’autrice la dipinge gradualmente, facendola conoscere con la sapienza narrativa di cui è padrona e costruendo attorno a lei un mondo quotidianamente reale di cui non possiamo che innamorarci profondamente.
E vi lascio con una citazione meravigliosa, una delle tante che scatenato una lacrimuccia – ultimamente sono più sensibile del solito, ma concedetemelo, per favore -, augurandovi di trovare a vostra volta un Santo Qualsiasi che abbia lo stesso valore di quello che ha avuto per Sydney.

Pensai a quello che avevamo detto qualche settimana prima sulle cose rotte e su come non accettasse il fatto che non si potesse riparare tutto. Non si trattava solo degli orologi o dell’avviamento. Come spesso accadeva, Mac viveva le cose intensamente. Mi sentivo fortunata a fare parte della sua vita.
Da quando ricordavo, altre persone mi avevano oscurato o lasciato da sola. Mac invece, come aveva detto Layla tempo prima, era sempre nei paraggi. Mi lasciava spazio per camminare da sola, ma era sempre pronto quando non volevo farlo. Era perfetto. Era come se fosse il mio santo, quello che stavo aspettando.

Voto: 9

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