Books · Liebster Award 2015 · Nibbles · Senza categoria

Nibbles # 16 – Firebird: La difesa

Mi rendo conto di essere molto più lenta nel postare ultimamente e me ne scuso, fanciullini e fanciulline miei! Purtroppo è un periodo così, ma non ve ne preoccupate… Sicuramente passerà ♥
Spero che voi, quantomeno, stiate bene e la vostra vita prosegua nella solita tranquillità… o prosegua e basta, secondi i vostri ritmi, insomma!
Oggi voglio condividere con voi una pillolina di un romanzo che ho iniziato da pochissimo e che mi auguro non mi deluda, dal momento che avevo apprezzato il primo della saga: “Firebird: La difesa“.

Titolo: Firebird – La difesa
Autrice: Claudia Gray
Editore: HarperCollins Italia
Anno: 2016
Pagine: 382

Marguerite Caine ha fatto l’impossibile, viaggiando in diverse dimensioni con il Firebird, l’invenzione straordinaria che i suoi genitori hanno realizzato con l’aiuto di Paul – che è ora il suo ragazzo – e Theo, un altro brillante studente di fisica. Ma in questo modo è diventata il bersaglio di gente senza scrupoli, che pur di avere libero accesso al Firebird è disposta a rapire, ricattare e persino uccidere. Quando la coscienza di Paul viene frantumata in quattro pezzi e dispersa in diverse dimensioni, Marguerite è disposta a tutto per salvarlo, ma il prezzo per riuscirci rischia di essere troppo alto. Se infatti non saboterà i propri genitori nelle diverse dimensioni, Paul sarà perso per sempre. Ma ci deve pur essere una via d’uscita! Così Marguerite chiede l’aiuto di Theo. Studiano un piano, ma non sarà facile. Le loro vite, come le vite dei loro alter ego temporali, sono in costante pericolo. Dovranno affrontare una San Francisco dilaniata dalla guerra, il sottosuolo criminale di New York e una Parigi tutta lustrini, in cui un’altra versione di Marguerite nasconde un segreto sconvolgente. Ogni mondo la porta un passo più vicino a salvare Paul, ma lei inizia a farsi domande sul loro destino: davvero è scritto che saranno sempre insieme?

Riconosco Castel Sant’Angelo non appena lo vedo: è un’enorme costruzione di pietra in cima a una collina, illuminata dalle vampe delle torce. La luce del fuoco si riverbera sul metallo opaco dei cannoni che spuntano dai varchi delle mura. Avvicinandomi, vedo che le guardie indossano una divisa buffa ma anche minacciosa: pantaloni aderenti a strisce verticali, giacche di un giallo brillante con le maniche a sbuffo, corazze ed elmi di metallo e spade che hanno l’aria di poter trapassare un uomo in un attimo. I soldati si voltano verso di me, ma è chiaro che una ragazzina senza fiato non corrisponde alla loro idea di minaccia.

E se Paul fosse prigioniero qui dentro? Non ho idea di come potranno reagire le guardie, ma c’è un solo modo per scoprirlo. Faccio un paio di respiri profondi e dico nel modo più deciso possibile: «Sono venuta a parlare con Paul Markov di Russia».

I soldati si scambiano un’occhiata, senza parlare. Maledizione. Avrei dovuto chiamarlo Paolo, la versione italiana del suo nome? O Pavel, la versione russa? O magari è uno dei prigionieri… oppure proprio non è qui…

«Seguimi» dice uno di loro. «Puoi aspettarlo nella solita stanza.»

La solita stanza? Devo sforzarmi di nascondere un sorriso mentre li seguo in una piccola camera dai muri di pietra. Era ovvio che io e Paul ci conoscessimo anche in questo mondo.

Io e lui ci ritroviamo sempre.

Nel mio mondo, Paul è uno degli assistenti ricercatori dei miei genitori e sta preparando il suo dottorato a Berkeley. Quando l’ho conosciuto, per il primo anno e mezzo pensavo più che altro che fosse un tipo strano: silenzioso, impacciato, sembrava sempre troppo ingombrante rispetto alle stanze in cui entrava. Quando apriva bocca, parlava in modo brusco. Ma in generale di solito non parlava. Però con il passare del tempo ho cominciato a rendermi conto che quel suo modo di fare non era dovuto alla maleducazione o all’ostilità: era invece una specie di rude onestà, le cose che diceva a volte erano dure da accettare, ma sempre vere. Era impacciato solo per timidezza: Paul era convinto che non sarebbe mai stato a suo agio in nessun posto, dato che non lo era mai stato in passato. E il fatto che fosse sempre a casa dei miei non significava che non avesse una sua vita o un altro posto dove andare: era solo perché nessuno prima di loro lo aveva mai accettato per come era. Non aveva mai visto da vicino una famiglia piena di amore, non aveva mai avuto un vero amico prima di incontrare l’altro assistente dei miei genitori, Theo.

E non si era mai innamorato prima di conoscere me. Solo che non sapeva come esprimerlo.

Ormai ho visitato qualche dozzina di dimensioni alternative. Io e Paul ci conosciamo in quasi tutte, e in molte stiamo già insieme. Il destino e la matematica ci portano l’uno verso l’altra, tutte le volte. La tesi di dottorato di Paul presenta una serie di equazioni che dimostrano la realtà del destino… ma io non ho bisogno di essere convinta da una prova matematica: l’ho visto tante volte con i miei occhi, a partire da quando ci siamo ritrovati in una Russia in cui lo zar non era mai caduto.

Per un momento ripenso al Luogotenente Markov, il Paul che ho conosciuto laggiù, e mi si chiude la gola. Ma proprio adesso una figura avvolta in un mantello nero compare sotto la volta di pietra della stanza.

Paul si avvicina, con uno sguardo così triste che il mio cuore sanguina per lui senza neanche sapere perché. «Non avresti dovuto venire, lo sai» mi dice piano.

«Non potevo farne a meno.»

Non è sempre facile comportarsi in modo disinvolto negli universi paralleli. Nel dubbio, la cosa migliore è dire il meno possibile e lasciar parlare gli autoctoni.

In questo momento sto parlando soltanto con il Paul di questo mondo. Lo capisco da una serie di differenze, piccoli dettagli che sfuggirebbero a chiunque altro, come il suo modo di camminare, o la sicurezza con cui si muove in questo ambiente medievale. La coscienza del mio Paul, il suo spirito, deve essere all’interno di questo corpo, ma semicosciente, incapace di agire o di pensare, perfino di ricordare con chiarezza. Per adesso ha dimenticato chi è. È questo che succede alla maggior parte dei viaggiatori interdimensionali: vengono assorbiti dalle loro versioni alternative e non riescono più a sfuggire, e nemmeno a pensare di dover scappare.

È come nelle favole, ma al contrario: qui è il principe a essere addormentato in una bara di cristallo, e sarò io a svegliarlo.

Se solo bastasse un bacio.

Paul viene più vicino, il suo viso assume una sfumatura dorata sotto le lanterne tremolanti. È un uomo imponente, in modo quasi minaccioso, con le sue spalle larghe e il suo metro e novanta di altezza. Questa versione di lui ha un aspetto meno possente e muscoloso, o forse sono io che non riesco a valutarlo sotto la tunica nera che indossa

 

 

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