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Personal Review # 38: Una presenza in quella casa

Ciccini!
Come ve la passate?
Io benissimo! Trovo uno spiraglio di tempo per condividere con voi la mia opinione su un libro che ho adorato e che ho visto poco recensito, mmm… – NDA: sono qui ospiti le mie due migliori amiche e siccome vengono da un pochino lontano e le vedo poco per me sono attimi super preziosi ♥
Io vi consiglio proprio di prenderlo in considerazione perché merita molto!

Titolo: Una presenza in quella casa
Autrice: Paige McKenzie
Editore: Giunti Editore
Collana: Waves
Anno: 2016
Pagine: 304

Una ragazzina che trasloca in una casa infestata dai fantasmi: il romanzo di Paige McKenzie tratto dalla serie web “The Haunting of Sunshine Girl”. Tutto comincia nel 2010, quando una sedicenne simpatica e carina posta su YouTube un brevissimo filmato e confessa il sospetto che nella sua casa ci siano i fantasmi. Nel giro di pochi anni la serie di brevi filmati che la vedono protagonista diventa virale. “Una presenza in quella casa”, ispirato alla serie web che ha già fatto tremare così tanti amanti del genere horror e non solo, è il primo romanzo della giovanissima Paige McKenzie. Nella nuova casa di Sunshine – questo il soprannome della ragazza – si avverte qualcosa di inquietante: oggetti che si spostano, risatine nel cuore della notte, ombre misteriose nelle foto che scatta… La madre adottiva, con cui Sunshine ha un rapporto aperto e affettuoso, insiste nel dire che è tutto frutto di immaginazione e comincia a comportarsi in modo sempre più incomprensibile. C’è solo una persona che dà credito ai timori di Sunshine: Nolan, un compagno di liceo che condivide la sua passione per la fotografia ed è disposto ad affiancarla per studiare i vecchi casi di cronaca nel tentativo di capire cosa stia davvero succedendo. La tensione sale inarrestabile e le cose peggiorano quando le risatine si trasformano in urla e singhiozzi. Cosa nasconde quella casa? Sunshine è in preda al terrore, ma deve farsi forte se vuole salvare la madre da una sorte peggiore della morte.

sep2

Sono un’appassionata di film horror, anche se, ad essere sincera, in campo letterario, mi sento un tantino più inesperta – per quello dovete chiedere alla mia mamma, lei ne sa sicuramente molto più di me -, anche se, i pochi romanzi che ho letto in tema, li ho amati con tutta me stessa – ma devo ammettere che mi tratto bene: parliamo di Stephen King, mica pizza e fichi… ! –
La prima volta che ho letto la trama di “Una presenza in quella casa” l’ho puntato come predatore che individua la propria vittima sacrificale – ammazza, i miei paragoni peggiorano sempre più! -, attirata anche dal background del romanzo: una web serie di successo, una di quelle storie vere ma non troppo – non so se avete presente l’ “avvertenza” che di frequente introduce i film dell’ orrore “tratto da una storia vera”, ecco… -, la mano scrivente di un giovane talento emergente – ormai sapete bene che mi piace scoprire qualche nuova leva… e parlo come se fossi un’ottantenne! -.
Sarò sincera sin dal principio: pur certa che avrei ricevuto in ricambio numerose sorprese da questo libro, mi aspettavo qualcosa di molto più semplice. E non saprei nemmeno dire che l’aggettivo che ho appena usato sia consono, quindi proverò a spiegarmi meglio.
Una storia del genere – una casa infestata, fantasmi, presenze, e quant’altro – narrata da una penna giovane sarebbe potuta risultare non totalmente all’altezza degli altri figli del filone narrativo. Tuttavia ho dovuto parzialmente ricredermi: io, raramente impressionabile, sono riuscita a farmi trasportare dall’inquietudine sorda sottesa ad ogni singola riga del libro.
È stato come farsi avvolgere un manto di nebbia, una sottile ma penetrante – e quasi affascinante – nebulosa, perché ancora più del detto è il non detto, nel genere horror, che turba, spaventa, sconvolge l’animo, lasciando una sensazione che difficilmente se ne va. Le immagini descritte e ricreate dall’autrice sono perfette allo scopo; il punto di vista di Sunshine – da notare il perfetto contrasto fra il nome della protagonista e quanto la circondi nel tempo in cui è ambientato il libro, dettaglio su cui più volte le stessa s sofferma nel corso della narrazione -, la sua sempre maggiore consapevolezza, le paure, il disagio ed anche la scoperta di sé ci entrano dentro e ci fanno entrare nella storia.
Siamo a noi a vivere ciò che lei vive in prima persona, a percorrere quel suolo, salire i gradini della sua casa, percepire gli odori, le voci, i rumori, noi comunichiamo con quella presenza che infesta – senza un’apparente motivazione – la nuova dimora della protagonista, cercando di capire perché sia lì e se una ragione per cui abbia deciso di tormentare proprio noi…
La lotta di Sunshine sarà una lotta anche contro il tempo, contro la paura di perdere ciò che ha di più caro, con l’aiuto di un amico che non si sarebbe mai aspettata di avere; sarà una crescita, accompagnata dalla consapevolezza di un ruolo che non sapeva di avere, e di un rapporto con il proprio passato che mai aveva percepito.
Ben si prestano queste intriganti e travolgenti pagine ad una trasposizione cinematografica – che mi auguro venga realizzata a breve, fra l’altro – : è proprio uno di quei libri che mi piace definire “a cinque sensi” , una storia a tutto tondo che il lettore ingloba dentro di sé, tocca con mano, vede con occhio, sente, odora e si gusta.
Voto: 8 e /2

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