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! Best Reads of 2015 !

Buondì, buondì, carissimi e carissime!
Siamo giunti al termine di quest’anno di cac… MERAVIGLIOSO – finalmente...  -, quindi è ora di tirare un po’ di somme. Almeno, qui le tirerò per quanto riguarda le letture migliori, non vi farò strani pipponi su altri argomenti filosofici, non vi preoccupate.
Sappiate che è stata una scelta pressoché impossibile, soprattutto perché durante il 2015 ho letto 100 librimai successo di arrivare a tanto, prevedevo massimo un numero di 80! -, quindi ho dovuto tagliare grandemente fra libri bellissimi – anche se mi sono permessa una scorciatoia per ovviare all’inconveniente ….
Dunque: ne ho scelti 10 sostanzialmente + altri 6 che non ho potuto che menzionare. Sottolineo che questa non è una classifica, mi chiedete se volete un ordine di preferenza. Li elencherò semplicemente, senza alcun criterio. – già è stato difficile così, figuriamoci se avessi dovuto compilare una vera classifica…
Eccoli qui!

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Forse un giorno – Colleen Hoover

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Colleen – Dio, come la chiamo io – mi ha conquistata totalmente con questo romanzo. Mi è rimasto dentro, ha tracciato un segno profondo nel cuore e nell’anima e probabilmente è stato anche uno dei libri che più mi ha insegnato non solo nel corso del 2015, ma negli ultimi anni. (Se volete, l’ho recensito qui)

L’incastro (im)perfetto – Colleen Hoover

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Su questo libro si è detto tantissimo, forse fin troppo, visto che io non trovo nulla da dire se non bellissime parole. No, anzi, preciso: forse c’è da dire troppo, ma in bello. Io rimango sempre nella mia opinione: non è stato capito. Ma, in fondo, come ho ribadito più e più volte, visto che ci tenevo particolarmente, spesso è necessario vivere alcune situazioni per capirle ed accettarle. Dal canto mio posso solamente dire – per questa volta, visto quanto ho parlato di lui – che questo romanzo di Dio è stato uno dei conforti più grandi che abbia mai potuto ricevere. ( recensito qui)

The queen of the Tearling – Erika Johansen

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Questo è uno di quei libri che nonmelotoccatecheviuccido. A parte la bellezza “fisica” di cui ho già ampiamente parlato, mi sono innamorata della trama, della costruzione del tessuto narrativo, della protagonista, di ogni apparentemente insignificante dettaglio della storia. Quindi ancora devo capire il motivo per cui qualcuno lo abbia definito “noioso“. Be’, se siete uno di questi, per favore, illuminatemi. (recensione)

Sei il mio sole anche di notte – Amy Harmon 

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Ecco un altro piccolo capolavoro che mi ha sfiorato l’anima. Se nel 2014 avevo versato anime di lacrime per “Me before you” della Moyes, quest’anno è toccato a “Making faces” – ho dovuto andare a controllare il titolo in italiano perché era talmente brutto che lo avevo rimosso -. Probabilmente ha contribuito anche il fatto che mi sono davvero totalmente identificata nella protagonista, ma, senza dubbio, questo romanzo è entrato nella top 10 dei libri della mia vita. Fosse stato per me avrei sottolineato l’intero libro, perché è pieno di citazioni importanti, in cui mi rivedo, sentimenti, sensazioni che ho provato molto volte nel corso della mia vita. A parole non renderei mai l’idea di quanto mi è entrato dentro questo libro, quindi mi fermo qui e vi lascio immaginare. (qui recensione)

Il dominio del fuoco – Sabaa Tahir

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Ho aspettato mesi prima di leggere questo romanzo e ne è valsa la pena. Temevo si sarebbe rivelato una delusione – ovvero “piaciutoatuttitranneame” – ed invece, per fortuna, mi sbagliavo. Uno dei fantasy migliori mai letti, una storia nuova, piena di azione ed emozione, da leggere tutta d’un fiato. (presto la recensione…. spero.)

Lo straordinario mondo di Ava Lavender – Leslye Walton

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Credo di averlo letto in un giorno e senza ombra di dubbio ne sono rimasta totalmente affascinata. E’ un romanzo magico in ogni sua minuscolo frammento, fuori dal comune, meraviglioso, pieno di vita e di importanti messaggi e significati nascosti – nascosti nemmeno tanto, alla fine -. Una perla purtroppo non conosciutissima nel nostro Paese, ma ho potuto notare con molto piacere molto apprezzata, per fortuna. (recensione)

The program – Suzanne Young

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Amore folle. Ecco un distopico che ti conquista, ti straccia i sentimenti e ti risucchia in un mondo devastante e nuovo, senza darti possibilità di scelta. Lo scelgo perché ha raccontato di qualcosa di cui pochi hanno il coraggio di parlare e di cui nessuno, stando alle mie conoscenze, ha saputo inserire in un contesto futuristico ed ipotetico – e soprattutto giovanile -. (qui videorecensione)

L’estate dei segreti perduti – Emily Lockhart

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Letto tutto d’un fiato in un momento in cui stavo leggendo solo libri inerenti l’estate ed amato con tutta me stessa. Breve ma intenso. Mi spiego: quando è finito – troppo presto – avrei voluto che continuasse, ancora ed ancora, anche se ormai non c’era più nulla da dire. “Nulla è come sembra” sembrano sussurrare le pagine del romanzo, anche se, alla fine, ogni cosa appare ben chiara, ma si è entrati talmente in sintonia con il mondo dei protagonisti che non si vorrebbe che fosse così.. (videorecensione)

Eleanor & Park – Rainbow Rowell

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Sono talmente disagiata che solo al pensiero di questo libro mi sono venute le lacrime agli occhi. Non vi spaventate: è davvero meraviglioso. Però vi devo avvertire: io mi sono ritrovata a piangere in spiaggia, nascosta dagli occhiali da sole. E dire che lo avevo in TBR da tanto e mai mi era preso lo spunto di cominciarlo…  Ma per fortuna che l’ho scelto! Vi assicuro che se dovessi stilare – sempre con molta difficoltà – una top 3 del 2015 un posto sarebbe riservato a lui.  (recensione)

Ragazze che scompaiono – Lauren Oliver 

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L’ho atteso tanto – in ogni senso, visto che, in libreria, l’ho trovato dopo due mesi, mannaggia. – ed a ragione. Si è rivelata una piacevolissima sorpresa. Mi ero abituata ad uno stile ed uno approccio completamente diversi da parte di questa autrice con “Delirium” e qui la “visuale”  cambia praticamente del tutto. Non so come la Oliver ci riesca, ma ha la capacità di tenerti incollato alle pagine senza possibilità di redenzione. E, certo, altri scrittori sono davvero bravissimi in questa “operazione malefica“, ma lei ha qualcosa in più, diverso, che mi ha condotta nell’abisso dell’amore infinito per questo romanzo. (recensione qui)

… e ancora:

Trentatré – Mirya

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Mirya, ti devo citare. Per forza. Magari sono un po’ indietro con la lettura delle tue opere, ma questa, ti assicuro, mi è rimasta dentro e non la cancellerò mai. (recensione)

Storia di una ladra di libri – Markus Zusak 

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Qui ho compiuto uno di quegli errori che commetto senza badarci più di tanto – ahia, sono pessima, me ne rendo conto. Siete autorizzati a prendermi a bacchettate. –: prima ho visto il film, poi ho letto il libro. Ok, ora che mi avete disconosciuto vi dirò semplicemente che si tratta di uno di quei rarissimi ma bellissimi casi in cui c’è una buona coerenza fra i due. Per di più si tratta di una splendida e toccante storia. Quindi two piccions with one fava. – lo so che non si dice così, ogni tanto esce la mia vena stupida  – (qui le pillole anche riguardo a questo romanzo)

Il tuo meraviglioso silenzio – Katja Millay

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Ecco un altro romanzo per cui mille pianti. Mi sono abbracciata da sola e coccolata come una disadattata al termine, ma vi assicuro che ne vale la pena. Sarà molto difficile, ma mai dire mai – come per altri romanzi qui sopra -: io spero nel film. (recensione)

Il buio oltre la siepe – Harper Lee 

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Ogni parola è superflua quando si tratta di qualcosa che è storia pura e vera come questo romanzo, che finalmente mi sono decisa a leggere nel corso dell’estate. Un capolavoro che non passa mai di moda. (pillole)

La matematica del cuore – Denise Grover Swank 

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Questo è un piccolo tesoro che si legge tutto d’un fiato ed è dotato di una delicatezza e profondità infinite, qualità che ho saputo notare in pochissimi romanzi che trattano temi particolarmente importanti. (qui recensione)

La quinta onda – Rick Yancey 

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Dovevo leggerlo da una vita e finalmente ce l’ho fatta durante questo 2015 – che, a quanto pare, è stato l’anno degli alieni, per quanto mi riguarda, visto che mi sono addentrata in letture e telefilm molto inerenti l’argomento – . Sono 500 pagine piene e mai noiose, una storia ricca e trascinante. Attendo con ansia il film.

… Le trilogie! 

Non mancano mai. E voglio citarne due che ho iniziato e terminato quest’anno e che ho apprezzato particolarmente, anzi direi proprio amato:

The maze runner – James Dashner 

 Senza citare lo scempio cinematografico che è stato compiuto de “La fuga” – non ho idea di cosa aspettarmi dal terzo film…. –, certamente questa trilogia mi ha conquistata totalmente – ed ho intenzione di cimentarmi anche con il prequel, ovviamente! –

The infernal devices – Cassandra Clare

Questa meravigliosa trilogia è un’ode soprattutto all’Amicizia, quindi non ho potuto che amarla profondamente, forse anche più di “The mortal instruments”. Protagonisti meravigliosi, non si può che innamorarsi di ciascuno di loro, per un motivo o per l’altro – nonostante le ovvie ed umane preferenze 

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Nibbles #12: La nostra ultima canzone

Ave, fanciulli e fanciulle!
Come avete trascorso il Natale? Vivi? Morti? Ics? Rotolate? Fatemi sapere, sono in pensiero per voi.
Che letture stanno accompagnando le vostre vacanze? Io oggi ho deciso di condividere con voi una briciolina del libro che sto leggendo – di cui non vi anticipo la mia opinione -.
Fatemi sapere se lo avete già letto o è nella vostra TBR!

Titolo: La nostra ultima canzone
Autrice: S. K. Falls
Editore: Piemme
Collana: Freeway
Anno: 2015
Pagine: 348

Il più grande desiderio di Saylor è ammalarsi, solo così, pensa, chi le è accanto la noterà e le vorrà bene. Ha la Sindrome di Munchhausen, infatti, e ogni scusa è buona per entrare in contatto con germi e malattie. Così, quando il suo psichiatra le consiglia di andare a fare volontariato per i gruppi di auto-aiuto, accetta con grande entusiasmo: per ammalarsi non c’è niente di meglio che passare del tempo in ospedale. Lì Saylor conosce un gruppo di ragazzi, malati terminali, e inizia a frequentarli Tutto si basa su un equivoco, loro pensano che anche Saylor sia molto malata, ma lei non ha alcuna intenzione di fargli cambiare idea, perché per la prima volta si sente a suo agio con dei ragazzi della sua età. Tra di loro c’è Drew, un ragazzo bellissimo, un musicista, di cui a poco a poco Saylor si innamora. A separarli c’è quella tremenda bugia, Saylor non ha davvero la sclerosi multipla, ma a unirli c’è una forza potentissima, che li spinge a credere di conoscersi da sempre.

Tanto  per  essere  chiari:  non  stavo  cercando  di  ammazzarmi.  Noi  affetti  dalla  sindrome  di Münchausen  siamo  patiti  delle  malattie,  ma  non  tanto  della  morte.  Quella  la  lasciamo  ai  depressi.
Mentre  prendevo  il  paracetamolo,  ovviamente  sapevo,  grazie  a  un’intensa  ricerca,  che  non  sarei morta.  Forse  avrei  gettato  il  fegato  nel  panico  e  scatenato  dolori  di  stomaco  e  vomito.  Dopo  aver aspettato  una  ventina  di  minuti,  il  tempo  che  ritenevo  necessario  affinché  il  mio  corpo  iniziasse a metabolizzare le pillole, scesi al piano terra, diretta da mia madre. Volevo che sapesse cosa avevo fatto;  volevo  che  vedesse  come  le  sue  azioni  mi  avessero  spinta  sull’orlo  del  baratro.  Volevo, immagino,  che  soffrisse  quanto  soffrivo  io.  E  il  senso  di  colpa  era  una  punizione  efficace  come nessun’altra.
Il resto fu vagamente familiare. Fui io a guidare la macchina fino all’ospedale, perché mia madre non poteva mettersi al volante, e questo fu diverso dalle altre volte. Ma poi mi fecero i controlli non appena raccontai loro cosa avevo fatto. Dai computer, ovviamente, risultò che avevo la sindrome di Münchausen, così non mi sottoposero a un trattamento sanitario obbligatorio per tentato suicidio. Le infermiere mi trattarono comunque con rispetto, perché con il paracetamolo non si scherza. In piccole dosi  fa  cose  grandiose  al  corpo,  come  eliminare  il  dolore  e  ridurre  la  febbre.  In  grosse  dosi,  be’,potrebbe uccidere.
Dopo  avermi  dato  del  carbone  attivo  e  dell’aceticilsteina  mischiati  a  un  succo,  mi  misero  su  un letto sotto osservazione. Mia mamma uscì dalla stanza per parlare con il dottore. Era un tipo alto con i  capelli  grigi  che  non  avevo  mai  visto.  Mi  sistemai  i  guanciali  dietro  alla  schiena,  afferrai  il telecomando  e  accesi  la  Tv  su  un  reality.  Le  mie  dita  carezzarono  il  pulsante  di  chiamata  degli infermieri. Era così che avrebbe dovuto essere la vita: una persona pronta a rispondere, disponibile a venirti in  soccorso  perché  sapeva  che  eri  bisognosa  di  aiuto.  L’attenzione  non  avrebbe  dovuto  essere  un lusso. Quanto sarebbe stato bello, se per ricevere aiuto nella vita fosse bastato premere un pulsante. Niente spiegazioni, niente soldi, niente sguardi scettici. Solo una persona dolce con il camice, che ti carezza la testa e ti chiede cosa può fare per te.
Dalla Tv uscivano delle risate registrate. Mia madre rientrò, inespressiva, distante. «Vogliono trattenerti per la notte, per assicurarsi che tu stia bene.»
Annuii. «Vogliono farmi parlare con uno psicologo?»
«No. Sono riuscita a convincere il dottore a non farlo. Gli ho dato il numero del dottor Stone, così se la vedranno tra di loro.» Mia mamma guardò la neve fuori dalla finestra e poi si rivolse di nuovo a me. «Ti domanderò una cosa, e te la domanderò solo una volta. Voglio che tu sia sincera con me.»
Io  la  fissai,  e  la  distanza  tra  il  mio  letto  d’ospedale  e  la  sua  sedia  crebbe.  Sincerità?  Mi  stava chiedendo  sincerità  adesso,  dopo  tutto  questo  tempo?  Non  sapevo  se  sarei  riuscita  a  dargliela.  La curiosità però ebbe la meglio. «D’accordo.»
Trasse un respiro profondo, riempiendo di aria il suo petto esile e poi svuotandolo quando iniziò a parlare.  «Hai…»  Si  guardò  le  mani,  congiunte  con  precisione  in  grembo,  come  se  non  riuscisse  a sostenere il mio sguardo. «Ti fai del male per via di qualche trauma infantile?» 
La fissai, confusa, ma lei continuava a non guardarmi. «Un trauma?»
Lei incrociò il mio sguardo con riluttanza. «Sì. Un trauma sessuale, ad esempio. Di recente, una ex paziente del dottor Daniels ha sporto denuncia contro di lui. Il suo avvocato sostiene che anche altre pazienti potrebbero farsi avanti. Questo mi ha fatto pensare a te.»
Risi e il suo sguardo si indurì. «Secondo te l’unica ragione per cui una ragazza è squilibrata come me è perché un vecchione l’ha scopata da piccola?»
Mia madre increspò le labbra. «Non c’è bisogno di essere volgari.»
«Sì, be’. Scusami se ti deludo, ma forse sono semplicemente nata così.» Le lacrime minacciavano di scendere mentre la delusione si agitava nel profondo di me. Mio malgrado, avrei voluto dare a mia madre quella facile soluzione che stava disperatamente cercando, avrei voluto dire:  Sì, hai ragione. È per questo che sono così fuori di testa: è tutta colpa del dottor Daniels. Ma non era quello; io già ero squilibrata prima che lui mostrasse un interesse verso di me. Non c’era niente che spiegasse la mia follia. Non avevo scuse.

 

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Pills #11: Firebird + Tutte le volte che ho scritto ti amo + Un amore diabolico + Until I die

Bene, bene, bene!
Eccomi con nuove pillole pre-natalizie per voi. Insomma, piccole piccole recensioni per non farvi mai mancare nulla.
Come state? Siete in ansia da apertura regali? O da cibo? O da entrambi? Io, nel dubbio, scelgo l’ultima opzione!
Prima di perdermi nelle scemenze, vi lascio ai libri!

Titolo: Firebird: La caccia (Firebird #1)
Autrice: Claudia Gray
Editore: Harlequin Mondadori
Collana: HM
Anno: 2015
Pagine: 274

Marguerite Caine è cresciuta respirando intorno a sé le teorie scientifiche più all’avanguardia. I suoi genitori, infatti, sono due famosi scienziati che sono riusciti a realizzare la macchina più stupefacente di tutti i tempi: il Firebird. Si tratta di un congegno che permette di viaggiare in dimensioni parallele, basandosi sulla teoria che esistono infiniti universi, che sono poi quelli delle possibilità. Ciò che non è stato in questo mondo si è certamente realizzato in uno degli altri. Il padre di Marguerite, però, è misteriosamente scomparso. Sembra che a ucciderlo sia stato Paul, uno degli assistenti, che è poi fuggito impunito in un’altra dimensione, portando via con sé tutti i dati relativi al Firebird. Marguerite si lancia alla ricerca del padre e grazie a Theo, uno studente di fisica che l’aiuta nell’impresa, riesce a ingaggiare una caccia all’uomo pluri-dimensionale, tra una Londra del futuro, una Russia ai tempi dello Zar e un mondo sottomarino… Le vite sono mille. Mille le possibilità. Ma il destino è uno soltanto.

Mi sento molto a disagio nel momento in cui mi trovo a dover ammettere se ho creduto o meno sin dall’inizio in questo libro. Non che sia necessario dirlo, ma ci ho pensato nello stesso istante in cui l’ho scelto per questa sessione di pillole. Potrei dribblare la difficoltà semplicemente affermando che da quando sono venuta a conoscenza della sua pubblicazione in Italia ho desiderato leggerlo. Il tema del viaggio nel tempo e dei salti fra dimensioni si può ben definire trito e ritrito, usato più a sproposito che con cognizione e criterio, ma questo romanzo mi ha lasciata piacevolmente stupita. E’ scorrevole e, nonostante tutto, sorprendente. Non che le mie previsioni non siano andate in porto, anzi, ciò che ho sospettato è alla fine accaduto, ma l’autrice è riuscita comunque a cogliere frammenti di un argomento così consumato ed a renderli nuovi in un trama non del tutto nuovo. Quindi il mio giudizio è senza dubbio positivo.

Titolo: Tutte le volte che ho scritto ti amo (To all the boys I’ve loved before #1)
Autrice: Jenny Han
Editore: Piemme
Collana: Freeway
Anno: 2015
Pagine: 365

Lara Jean tiene le sue lettere d’amore in una cappelliera. Non sono le lettere d’amore che qualcuno ha scritto per lei, ma quelle che lei ha scritto una per ogni ragazzo di cui si è innamorata, cinque in tutto. L’ultimo si chiama Josh, che è il suo migliore amico nonché, purtroppo, il ragazzo di sua sorella. Quando scrive, Lara Jean mette tutto il suo cuore sulla carta, raccontando cose che non si sognerebbe mai di dire ad alta voce. Eppure, un giorno, scopre che tutte le sue lettere d’amore sono state spedite. E quel che è peggio, ricevute. Improvvisamente, la sua vita diventa molto complicata, ma anche molto, molto più interessante.

Quando penso a questo libro mi vengono in mente solo parole zuccherose e sappiate che per me è un evento cosmico, visto che sono un essere abbastanza acido. Eppure non può che conquistare e sciogliere il cuore l’innocenza celata – no, nemmeno tanto celata: è cristallina agli occhi di ogni lettore – dietro le sue pagine. Lara Jean è una ragazzina innocente e dolce, non ha nulla delle solite “oche”, scontate e fin troppo presenti negli young adult. E’ ancora bambina e sinceramente genuina in ogni cosa che fa. Questo è ciò che più ho amato in lei, perché, per una volta, una teenager è ancora profondamente bambina, non già cresciuta a quindici anni. Ed è una rivincita per chi, come me, a quell’età, aveva tutte le caratteristiche per essere definita una Lara Jean. Il linguaggio semplice ed immediato, la centralità della famiglia, i sogni, la quotidianità: niente di trascendentale eppure tutto di trascendentale nel piccolo della protagonista. E sono proprio questi dettagli, queste sottigliezze – che poi tanto sottigliezze non sono – che mi hanno conquistata totalmente.

Titolo: Un amore diabolico (Immortal Game #1)
Autrice: Ann Aguirre
Editore: Newton Compton
Collana: Vertigo
Anno: 2015
Pagine: 376

La vendetta, si sa, è un piatto che va gustato freddo. E la giovane Edie Kramer ha già sofferto abbastanza nella sua breve vita a causa di tutto quello che ha dovuto affrontare alla Blackbriar Academy: se prima meditava di prendersi una rivincita sui bulli che la tormentano a scuola, ormai è giunta addirittura al punto di volersi togliere la vita. Ma quando anche l’ultima speranza sembra perduta e Edie sta per saltare nel vuoto da un ponte di New York, a salvarla arriva l’affascinante Kian, che le propone in cambio uno strano patto: esaudirà tre suoi desideri, ma lei in futuro dovrà rendergli il favore, facendo tre cose per la misteriosa società per cui lui lavora… Edie otterrà bellezza e successo, riscattandosi agli occhi di tutta la gente che l’ha maltrattata in passato, però dovrà pagare un prezzo davvero molto alto per la sua scelta: Kian infatti è un immortale al soldo di un gruppo di demoni. Eppure Edie non riesce a resistere al suo fascino enigmatico. E ora non sa più di chi può davvero fidarsi, in un mondo popolato di creature diaboliche.

Ho letto le cosiddette “peggio cose” di questo libro. Ero quasi spaventata dall’idea di leggerlo, ma, da brava cocciuta, non mi sono lasciata intimorire. E potrete dire tutto quello che volete, che è scontato, che il ragazzo impossibile e la ragazza anatroccola che diventa meravigliosa tutt’ad un tratto li abbiamo già visti ovunque, ma a me è piaciuto. Ed anche tanto, sarò sincera. Mi ha presa sin dal principio e non me ne sono più staccata. Probabilmente questa mia sorta di insana passione per il romanzo è determinata anche dal fatto che molto è stato lasciato in sospeso, senza una spiegazione certa, con molti dettagli ed importanti rivelazioni, ma non tutto realmente spiegato. Mi sono anche stupita perché, dall’introduzione, la protagonista sembrava una candidata all’odio, invece vi confesserò che non l’ho disprezzata, anzi. L’ho trovata stranamente non afflitta da stupidera come 3/4 delle protagoniste dei romance, sci – fi, ecc ecc…. praticamente qualsiasi genere di romanzo. Quindi, già per questo, come dico sempre, chapeau all’autrice per non avermela fatta odiare. Attendo il proseguio. E pure con ansia.

Titolo: Until I die (Revenants #2)
Autrice: Amy Plum
Editore: De Agostini
Anno: 2015
Pagine: 411

“Ero destinata a innamorarmi di Parigi. Fin dal primo momento in cui ho messo piede in questa città incantata, ho capito che tutto sarebbe cambiato. Che avrei perso il mio cuore. E così è stato perché ho incontrato Vincent. Vincent è il ragazzo che tutte vorrebbero. Bello, gentile, affascinante. E immortale. So che innamorarsi di una creatura soprannaturale può sembrare una follia, ma non mi importa. Ho deciso di mettere a tacere la ragione e seguire il mio cuore. Di rischiare tutto, anche la vita, per restare al fianco del ragazzo che amo. Lui ha giurato di proteggermi, da se stesso e dai suoi nemici. Ha anche promesso di resistere alla sua natura per tenermi al sicuro, e sono certa che lo farà. Io però non resterò a guardare seduta in un angolo mentre un destino più grande di noi tenterà di dividerci. Sarò pronta a tutto pur di difendere il nostro amore. A tutto.”

Ho atteso quasi un anno e finalmente è giunto nelle mie mani. Non che abbia risolto molto, se così posso dire, visto che il finale mi ha lasciata in sospeso e la mia angoscia non si è minimamente placata, ma di serie come queste si ha sempre fame. Amy Plum ha costruito un mondo incantato, un intreccio di personaggi piacevoli e completi, storie meravigliose e nuove che hanno come sfondo una delle città a mio avviso più magiche e perfette al mondo – ed a cui mi sento particolarmente vicina in questo periodo tutto fuorché semplice -. Inchino, anzi, massima riverenza ad una scrittrice come lei che sa davvero cosa è un fantasy, lo rinnova e lo arricchisce, creando uno di quei romanzi a tutto senso, che si vedono, si ascoltano, si assaporano come se li stessimo vivendo in prima persona ed ancora meglio di un film – che io, comunque, in ogni caso, auspico con tutto il cuore -. Prego in una repentina uscita dell’ultimo capitolo e nel frattempo che angoscia.

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Personal Review #31: La matematica del cuore

Non lo dico troppo forte, ma credo di essere ufficialmente in vacanza. Comunque voi shhttt, per sicurezza, non si sa mai.
Come state? Vi sono un pochino mancata in questi giorni di assenza? A me siete mancati voi, anche se non è stato un periodo lunghissimo.
Mi do il bentornata da sola (?) con la recensione di questo libro che ho amato con tutta me stessa e che ho letteralmente divorato poco tempo fa.

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Titolo: La matematica del cuore – After math (Off the subject #1)
Autrice: Denise Grover Swank
Editore: DGS
Anno: 2015
Pagine: 232

Il mondo di Scarlett Goodwin è diviso tra prima e dopo.
Prima che accettasse di aiutare Tucker Price, Scarlett era introversa, alle prese con l’ansia e determinata a non finire a vivere in una roulotte come la madre e la sorella più piccola. È iscritta a matematica, frequenta le lezioni, aiuta gli studenti in algebra e, quando non è all’università, rimane nascosta nell’appartamento che divide con la sua amica Caroline. Dopo l’entrata in scena di Tucker Price, star della squadra di calcio della Southern University, la vita accuratamente pianificata di Scarlett esce dai binari. Tucker non passa un esame obbligatorio di algebra e, siccome corre il rischio di essere espulso dall’università, il rettore chiede a Scarlett di dargli lezioni private in cambio di un costoso programma informatico per il dipartimento di matematica. La reputazione di festaiolo e playboy di Tucker la porta però a diffidare di qualsiasi contatto, figurarsi passare diverse ore alla settimana gomito a gomito. Eppure, fin dal primo incontro capisce che Tucker non è la persona che vedono gli altri. Porta con sé un sacco di segreti che secondo lei sono la chiave del suo comportamento autodistruttivo. Ma quanto più Scarlett scava a fondo nella sua storia, tanto più rimane risucchiata nel suo caos. Riuscirà a trovare la felicità che sta cercando o rimarrà intrappolata nel vortice di Tucker?

Quando si tratta di alcuni argomenti si dovrebbe andare con i piedi di piombo ed, allo stesso tempo, la delicatezza di una ballerina classica. Mi è sempre piaciuto questa immagine “doppia”, forse perché l’idea del piombo mi conferisce una senso intrinseco di pesantezza e, quindi, sento la necessità di bilanciarla con qualcosa che evochi un’immagine di leggiadria, leggerezza, soavità.
Dalla recensione che, a suo tempo, mi fece la mia amica Serena, sapevo già come approcciarmi a questo libro, e non solo perché di lei mi fido ciecamente quando si tratta di gusti letterari, ma perché sa essere molto obiettiva a giudicare se si approccia a romanzi che affrontano tematiche pesanti come quella contenuta in “After math“. Ergo, ero sicura che mi sarei trovata a maneggiare un piccolo gioiello e, leggendolo in prima persona, non ho potuto che confermare le mie impressioni e supposizioni iniziali.
Io detesto la matematica, non ci sono mai andata d’accordo e, benché avessi bei voti – merito della mia memoria e basta -, non mi piaceva per nulla. Per Scarlett, invece, è un rifugio, un appoggio, una sicurezza ed a ben vedere, dato il passato con cui deve fare i conti – giuro, non è voluto il sottile gioco di parole, ma è capitato per caso -. Le sue crisi d’ansia, gli attacchi di panico le hanno condizionato la vita ed, in parte, continuano a farlo, ma lei si dimostra cresciuta, rafforzata, grazie ai suoi sforzi, alla sua volontà di ferro, ma anche per merito del suo punto fermo, il mondo dei numeri e dintorni, quelle certezze logiche e di calcolo che non sfuggono mai al suo controllo e non concedono spazio ai suoi problemi ed alle sue debolezze. In matematica ciò che è, è, punto, senza deviazioni, senza possibilità di errore, di modificazioni improvvisa ed irrazionale.
Tanto il controllo di ogni elemento che la circonda e le appartiene, seppur indirettamente, possa darle l’impressione di avere la sua vita in mano, quanto, in realtà, è proprio quello che, pur proteggendola, la chiude e le impedisce di plasmarsi in meglio davvero, di permettere alle sue debolezze, alle mancanze d’aria che di frequente le tolgono la vita, di diventare, per contrasto, la sua forza.
Ecco quello che accadrà con l’arrivo di Tucker nella sua vita: Scarlett si troverà catapultata in un mondo in cui la razionalità non esiste proprio nemmeno minimamente, i sentimenti sono sconvolgenti ed incontrollabili, ed i baci diventano quel nodo alla gola, quell’ostacolo nello stomaco, che, in fondo al suo cuore, aveva con tutta stessa sperato di provare un giorno.
La scrittrice affronta con grande coscienza di causa, e senza appesantirlo, un tema a me molto caro, e complesso da inserire in un new adult; tuttavia, lei riesce a scandagliare l’animo della protagonista, introducendo con leggerezza, ma non superficialità, il suo problema e permettendoci di identificarci in lei, di capire l’ostacolo enorme che per alcune persone può diventare l’ansia e di provare sulla nostra pelle, durante la lettura, le stesse sensazioni di Scarlett.
Non è una banale storiella d’amore nata dal nulla, non è il solito trito e ritrito della ragazza invisibile notata dal più bello della facoltà: sotto le apparenze c’è molto di più ed, oserei dire che, in un caso come questo, è errato nominarle anche solo le apparenze, perché tutto è molto chiaro sin dal principio.
L’autrice non illude il lettore di trovarsi una storia comune, ma mette le carte in tavola sin da subito, costruendo una narrazione che non ha nulla di crudo, banale e scontato, ma intessendo le fila della trama con una naturalezza esemplare e con un linguaggio diretto e semplice.
Scorre veloce in pochissimo tempo, le pagine volano ed entrano nel cuore. Ed insegnano, lasciando un’impronta indelebile nel cuore di chi legge.
Voto: 9

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Personal Review #30: Il segno (The three #1)

Fanciulli e fanciulle!
Come state? Vi penso sempre, anche se ultimamente potrei apparire più latitante, ma ciò è essenzialmente per motivi di studio.
Nel mentre ritaglio un pizzico di tempo per le recensioni e ne ho in cantiere due, quella di oggi ed un’altra… Poi con le vacanze di Natale mi auguro di regalarvene ancora!
Questo romanzo che voglio condividere con voi è una perla che ho visto poco commentata e non ne comprendo la ragione, perché merita ben più di una discussione approfondita…
Vi lascio a lei.

ilsegnocit

Titolo: Il segno (The three#1)
Autrice: Sarah Lotz
Editore: Nord
Collana: Narratuva Nord
Anno: 2015
Pagine: 460

12 gennaio 2012, il giorno che ha cambiato la storia. Il giorno in cui quattro aerei di linea si sono schiantati al suolo: in quattro continenti diversi e quasi nello stesso istante. Nessun atto di terrorismo, solo un’assurda, tragica fatalità. O forse no. Perché, contro ogni logica, in tre casi ci sono stati dei superstiti. Tre bambini, usciti senza nemmeno un graffio dai rottami. E ben presto quei bambini sono diventati prima un mistero inspiegabile, poi un enigma inquietante. Nel disastro aereo in Giappone, infatti, un altro passeggero è sopravvissuto all’impatto, sebbene solo per pochi istanti, riuscendo a registrare un messaggio vocale sul cellulare: “Eccoli… Il bambino… Il bambino guarda i morti, ossignore quanti sono… Presto ce ne andremo tutti quanti… Il bambino non deve…” Sono passati anni da quel maledetto giorno, eppure i Tre – come sono stati chiamati i bambini superstiti – sono ancora al centro del dibattito mondiale. Per fare luce sul mistero, alla giornalista Elspeth Martins non rimane che raccogliere tutte le informazioni disponibili, comprese le interviste rilasciate nel corso del tempo da chi si è preso cura dei Tre dopo gli incidenti aerei. E una cosa ben presto risulta chiara. I Tre hanno una forte influenza su chi sta loro vicino. A volte è un’influenza positiva, a volte invece è come se emanassero una forza malefica. E più Elspeth indaga sulla loro storia, più gli interrogativi si accavallano…

Non potete capire l’ansia.
Scusate se inizio questa recensione col botto, ma vi assicuro che è la prima cosa che mi è venuta in mente nel momento in cui ho avviato una nuova bozza di WordPress ed ho pensato a questo romanzo.
Vi sarà venuto il dubbio che non abbia apprezzato “The three“, ma vi anticipo subito che l’ho amato con tutta me stessa, ed, anche se può apparire un controsenso, il sentimento d’ansia che mi ha pervasa praticamente per il 90% delle pagine ha fatto sì che il libro venisse catalogato fra i migliori letti quest’anno.
Non mi aspettavo che, sin da questo capitolo, mi venissero date della risposte, ma, sinceramente, nemmeno non me ne venisse data nessuna. No, perché non approcciatevi a “The three” convinti che capirete qualcosa, perché vi sbagliate di grosso, anche se, lo devo ammettere, per una volta, in tutta la mia vita da lettrice, questo totale ed irrimediabile confusione riguardo al significato ed alla concatenazione degli eventi nella trama è stata giudicata positivamente.
Non mi aspettavo nemmeno il metodo narrativo utilizzato dalla scrittrice: si susseguono interviste, trascrizioni di registrazioni, articoli di giornali, testimonianze, collage che, descritti in questa maniera, potrebbe apparire come un metodo alquanto primitivo di costruzione della trama, ma, in realtà, il discorso fila sempre, continua a filare e, man mano che ci si addentra nel romanzo, il modo in cui la Lotz ci presenta ciò che sta accadendo risulta al lettore sempre più innovativo ed appassionante.
Certo, ogni accadimento è ben chiaro, ma, come ho già accennato prima, è praticamente impossibile giungere ad una vera soluzione finale – anche se qualche ipotesi la si fa, ed una in particolare, a mio avviso, è la più accreditata, ma mi auguro che le risposte giungeranno con i prossimi capitoli! -; ogni volta avviene qualcosa che fa cambiare idea, aumentare le domande, e le strade si moltiplicano e diventano sempre più tortuose.
I personaggi sono molti, è un romanzo a tutti gli effetti corale, in ogni possibile senso possa essere inteso questo termine, nessuno è protagonista ed, allo stesso tempo, lo sono tutti e pienamente, con storie e dinamiche reciproche ben definite e delineate con precisione.
Mentre leggevo, mi sono soffermata più volte su quanto alcuni elementi della trama mi ricordassero una serie tv da me molto apprezzata in tempi recenti – e purtroppo cancellata… -, ma, probabilmente, se la rivelassi, farei, in maniera indiretta, una sorta di spoiler; però posso dirvi che il tema dei “bambini” e dell’infanzia, ultimamente, ha scatenato notevolmente la mia curiosità e, se ben sfruttato e calibrato, come nel caso di “The three“, può generare storie meravigliosamente inquietantisì, meravigliosamente inquietanti. Perché non è da tutti creare un romanzo del genere. E capisco il motivo per cui il sommo Stephen King lo abbia amato-
Se, dunque, non vi turba collegare il momento natalizio a qualcosa di prettamente misterioso, credo proprio sia un libro da leggere, nonostante le tematiche possano, proprio in un periodo come questo, colpire maggiormente e risultare più difficile da digerire o affrontare.
E, magari, la spiegazione, l’origine al male insito nelle pagine del romanzo della Lotz potrà dare un senso a tutto ciò che ci circonda più di ogni altra motivazione anche solo vagamente razionale.
Voto: 8 e mezzo

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Flying Keys #13

Bentornati alle mie note musicali!
Mi sentivo in astinenza ed ho dovuto rispolverare questa rubrica – anche perché non posso smentirmi in quanto a juke box vivente… –
Non fate caso come sempre alla scelta, o meglio, al criterio: sapete che, più che altro, mi faccio guidare dalle sensazioni… Ok, lo confesso: vado praticamente sempre a caso. Una bella canzone mi viene in mente, valuto al massimo cinque secondi se sia opportuno consigliarvela e poi… Eccomi qui!
Visto che sto iniziando a sproloquiare procedo e lascio che sia la musica a parlare.
Buon ascolto, loves ♥

Florence + The machine – Ship to wreck

Non sono ufficialmente una fan, ma amo la musica di questa rossa infuocata come me e del gruppo che la accompagna. La sua voce è meravigliosa, lei è piena di energia ed i suoni che caratterizzano le sue canzoni potrei classificarli fra i miei generi preferiti. Questa è tratta dall’ultimo album, che è uscito a Maggio e che mi trovo spesso ad ascoltare, anche solo per caso – sono una fan della riproduzione casuale dell’iPod, ebbene sì…. –

Paolo Nutini – Rewind

Questa canzone mi mette sempre una tristezza immensa addosso. E voi, giustamente, penserete: “E che ce la consigli a fare?”. Risposta: istinto masochista. E, soprattutto, si tratta di uno di quei brani tristi belli. Quelli che ascolteresti anche dieci volte di fila, come incantata dai suoni e dalle parole.

Nelly Furtado – Try

Probabilmente questo è il mio brano preferito di questa artista – che, purtroppo, ultimamente, è caduta un po’ nel dimenticatoio -. Amo il testo, amo il video, amo sia la versione acustica che quella “classica”. E’ un po’ datato, e forse mi piace ancora di più per questo, perché porta con sé anche molti ricordi, ma sapete bene che mi piace consigliarvi musica di qualsiasi tempo.

Tori Amos – Cornflake girl

Io lo so che questa potrebbe essere definita “musica per intenditori“, ma questo brano mi è sempre piaciuto. Sono anche andata ad informarmi sulla sua discografia ed il suo repertorio perché mi sentivo particolarmente ignorante – mia pecca, bacchettatemi pure: conoscevo il suo nome, ma poco appartenente al suo territorio -. Semplicemente mi intrigava regalarvi questa chicca.

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Risultati giveaway: Happy Birthday, Ghiandaia Imitatrice ! ♥

Eccoci qui, come promesso, l’estrazione del mio primo Giveaway!
Mi sento un pochino emozionata, anche se potrebbe apparire una scemenza, ma per me è importante – insomma, è un traguardo raggiunto! –
Qui di sotto lo stamp da random.org:

 

giveaway

Complimenti, Antonella! Ti sei aggiudicata il libro. Speriamo ti piaccia. A breve ti arriverà la mia mail ♥
Grazie di cuore comunque a tutti voi che avete partecipato ♥ Mi auguro che in futuro ripeterete l’esperienza con me.

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VideoReview #9: Central Park

Sono tornata.
So che temete sempre questa rubrica, ma purtroppo, che vogliate o meno, ve la devo propinare ogni tanto – e siamo già alla nona uscita, perbacco! -.
Vabbè, prima di ulteriormente sproloquiare, vi lascio all’imbarazzante video. ♥

Titolo: Central Park
Autore: Guillaume Musso
Editore: Bompiani
Collana: Letteraria straniera
Anno: 2015
Pagine: 304

New York. Otto del mattino. Alice, una giovane poliziotta di Parigi, e Gabriel, pianista jazz americano, si svegliano ammanettati tra loro su una panchina di Central Park. Non si conoscono e non ricordano nulla del loro incontro. La sera prima, Alice era a una festa sugli Champs-Elysées con i suoi amici, mentre Gabriel era in un pub di Dublino a suonare. Impossibile? Eppure… Dopo lo stupore iniziale le domande sono inevitabili: come sono finiti in una situazione simile? Da dove arriva il sangue di cui è macchiata la camicetta di Alice? Perché dalla sua pistola manca un proiettile? Per capire cosa sta succedendo e riannodare i fili delle loro vite, Alice e Gabriel non possono fare altro che agire in coppia. La verità che scopriranno finirà per sconvolgere le loro vite.

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Inspiring Books #9

Eccoci qui di nuovo con una rubrica che manca da un po’!
Come ve la passate? Qui tutto molto ANSIA, ma sto preparando un esame di Stato, quindi, ormai, ci convivo da mesi – e mi auguro che questo tempo trascorra davvero MOLTO velocemente… –
Nel frattempo si guardano serie tv e si legge sempre… Fondamentalmente sono io, molto più angosciata del normale, ma… IO!
Ora vi lascio a quattro libri che mi ispirano tanto ed ho intenzione di leggere molto prossimamente – anche se, come modo di dire, è orrendo…

Titolo: Rebel. Il deserto in fiamme
Autrice: Alwyn Hamilton
Editore: Giunti Editore
Collana: Waves
Anno: 2015
Pagine: 272

Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento. Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il sultano di Miraji e il figlio in esilio, il principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifci destrieri per chi abbia l’ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell’acqua… Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.

Titolo: Il manifesto della felicità
Autrice: Lucy-Ann Holmes
Editore: Fabbri
Collana: Fabbri Life
Anno: 2015
Pagine: 363

Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento. Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il sultano di Miraji e il figlio in esilio, il principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifci destrieri per chi abbia l’ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell’acqua… Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.

Titolo: Panic
Autrice: Lauren Oliver
Editore: Safarà Editore
Collana: nuovadimensione
Anno: 2015
Pagine: 363

É arrivata una nuova estate a Carp, una cittadina senza futuro immersa nel cuore grigio di un’America sonnolenta. Ma con la fine della scuola arriva anche Panic, la competizione segreta a cui partecipano i diplomati al liceo cittadino, e come ogni anno è pronta a dissipare il torpore e scatenare i conflitti più violenti, le alleanze più inaspettate, i sentimenti più profondi. Heather, Dodge, Nat e Bishop: un gruppo di amici, una serie di prove da superare. Paura e coraggio, lealtà e tradimento, il miraggio di un primo amore, un biglietto per il futuro; la posta in gioco è altissima, e così anche il rischio. Sei pronto a giocare?

Titolo: Il potere della lista
Autrice: Roxanne St. Claire
Editore: Fabbri
Collana: Crossing
Anno: 2015
Pagine: 349

Da trent’anni, ogni anno, gli studenti della Vienna High aspettano un evento con grande trepidazione: la pubblicazione della Lista, la classifica delle ragazze più belle e popolari della scuola. Tra le dieci elette, questa volta compare anche il nome di Kenzie Summerall e lei stessa è la prima a stupirsi. Kenzie è tutto il contrario della ragazza cool: non viene invitata alle feste esclusive, non ha mai avuto un fidanzato e la sua unica passione è il latino. Tutti i compagni di scuola, poi, la ricordano soprattutto per un evento drammatico: la morte di suo fratello Conner, vittima di un tragico quanto inaspettato incidente di cui lei si sente responsabile. La Lista, però, ribalta completamente la vita di Kenzie, che comincia a riceve le attenzioni dei ragazzi – e in particolare quelle di Josh, di cui è innamorata dai tempi delle medie e che non l’ha mai filata – e strani messaggi in latino che sembrano avvertirla di un pericolo imminente. Ma la faccenda si fa davvero inquietante quando le ragazze della Lista iniziano a morire in circostanze sospette… In un crescendo di colpi di scena ed enigmi da decifrare, Kenzie si ritrova ad affrontare situazioni in bilico tra la vita e la morte, fino a scoprire una verità inaspettata che affonda le radici in un passato lontano.