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Book Tag “25 domande” di “Racconti dal passato”

Buondì, buondì, buondì!
Come state? A parte il sonno, io tutto bene, non ci si può lamentare!
Allora, questa mattina ho deciso di dedicarmi a questo tag e, prima di tutto, ringrazio entrambe le ragazze che mi hanno nominato, ovvero Chiara di Chiara’s dream e Anncleire di Please another book. ♥
Poi, ecco qui le mie nomination:

Mon, Kia ed Anna di Ikigai
Chiara di Chiaraleggetroppo
Cee di Se solo sapessi dire
Susi di Bookish Advisor
Gaia di Le parole segrete dei libri

Riassumendo, vi elenco le regole very very easy:

  • Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande.
  • Cita sempre chi ha creato il blog – Racconti dal passato -.
  • Nomina e ringrazia chi ti ha nominata.
  • Usa come immagine quella in cima a questo post.

E ora iniziamo con le domande:

1) Come scegli i libri da leggere?

Aiuto. No, vabbè, scherzo. E’ una domanda difficilissima per me. Dovete sapere, prima di tutto, che per alcune cose – compresa la scelta dei libri – ho un mio preciso ordine mentale, degno di una persona affetta da un OCD e tale ordine inquietante (?) è dettato da una serie di scelte motivate da tutto e niente. Diciamo, in sintesi, che voglio leggere un libro e devo farlo. Poi è palese che concorrono una serie di fattori – autore, trama, genere, ed anche copertina – però la mia sorta di disagio psichico ci mette un’ottima fetta.

2) Dove compri i libri: in libreria o online?

Dipende, soprattutto dal tempo che ho, ma anche dal fatto che li trovi o meno in libreria. Colgo l’occasione per dire: thank you, Amazon. 

3) Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?

Posso copiare la risata di Anncleire? AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA. Ok. Facciamo che vi descrivo la situa? Entro in libreria. “NO, NON COMPRO NIENTE. BRAVA ME, VIVA ME.”. Esco per lo più con 2/3 libri per volta. E la pila da leggere sale. L’accumulo è il mio mestiere.

4) Di solito quando leggi?

Non ho un momento preferito della giornata in cui leggere. Dipende, anche in questo caso, dal tempo che ho a mia disposizione. Solitamente preferisco la sera, a letto, o la notte. Sono maggiormente ispirata.

5) Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?

Essenzialmente no, però spesso mi capita di selezionare libri più corposi ed impegnativi e porli al termine della mia TBR, solo per una questione di comodità. Anzi, capita di frequente che riesca a finire più velocemente un libro più lungo rispetto ad uno relativamente breve.

6) Genere preferito?

Non ne ho uno in particolare. Sono varia,leggo qualsiasi cosa. Fantasy, romance, distopici, sci-fi… Chi più ne ha, più ne metta.

7) Hai un autore preferito?

Uno solo? AHAHAHAHAHAHAHAHA. Ok, sto facendo la figura della pscopatica. Ne ho mille. Rapida carrellata che non li conterrà mai tutti: Jane Austen, Charlotte Brontë, J.K. Rowling, Suzanne Collins, Veronica Roth, Colleen Hoover, Carlos Ruiz Zafòn, Clara Sanchez, Marie Lu, Amy Harmon, Maggie Stiefvater, Cassandra Clare, Oscar Wilde, Mirya, Kerstin Gier, Nicholas Sparks…

8) Quando è iniziata la tua passione per la lettura?

Come ho già detto più volte, io sono nata leggendo. Ho imparato prima dell’inizio della scuola un po’ per mia volontà, un po’ perchè mamma e papà hanno sempre letto tanto, quindi sono stati un ottimo esempio per me.

9) Presti i libri?

Solo agli eletti da me attentamente selezionatiquanta molestia in una sola persona, penserete voi. Scusate, ma io sono affezionati ai miei gioielli e mi viene l’ansia quando si allontanano da casa -.

10) Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?

Ultimamente credo di avere un problema perchè non riesco più a leggerne in contemporanea – l’età, sono anziana -. Comunque solitamente arrivo a leggerne fino a 3/4 assieme, abitudine coltivata dalle scuole medie ed ora arrivata al culmine. E preciso: di solito li calibro (?) fra ebook e cartacei – tipo leggo 2 ebook ed un cartaceo, per fare un esempio -.

11) I tuoi amici/famigliari leggono?

Mamma e papà hanno sempre un libro sul comodino – ma poco fa ho detto che è anche grazie a loro se sono una lettrice così accanita -. Alcuni miei amici leggono molto e spesso ci confrontiamo su libri, dandoci consigli a vicenda. Spesso mi capita anche di leggere in contemporanea con alcune mie amiche – specialmente Serena – lo stesso libro e lo commentiamo in diretta.

12) Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?

Dipende, da tempo, impegni, trama del libro… Mediamente dai due giorni alla settimana. Se proprio sono messa male (?) arrivo a 10 giorni, ma è cosa assai rara.

13) Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?

…. NOOOOOOOOO. Figuriamoci se potrei mai fare una cosa simile…………………….. EHM.

14) Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?

LA MALEDIZIONE DELLA MIA DOMANDA SI RIPETE. Ne ho posta una simile nel corso dei Liebester Awards e credo mi si stia ritorcendo contro – sto scherzando eh, non prendetemi sempre sul serio! – . Comunque rispondo di cuore, d’impulso, chiedendo scusa alla maestra della mia crescita, J.K. Rowling: “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, il mio libro preferito da più di dieci anni, il libro che più ho riletto, più amato e che è un tatuaggio sulla mia anima.

15) Perché ti piace leggere?

Leggere è essere altrove, essere qualcun altro, vivere mille vita in una sola, mille respiri, mille anime scorrono dentro di te, parole, sensazioni, emozioni, sentimenti. Leggo e vivo il triplo, il quintuplo, mille volte più degli altri, mi riempio di amore, rabbia, pace, libertà, sorrisi, pianti, conosco ed imparo a conoscere, cresco e cambio, pur rimanendo me stessa, plasmo anima e cuore. Leggere è questo per me. E’ un tutto che continua ad ingrandirsi ed abbellirsi. Un percorso che mai avrà fine.

16) Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?

Ultimamente non mi è capitato, ma in passato sì. Tendo più ad avere un libro tutto per me – non so se mi spiego…

17) Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?

FALLEN. FALLEN. FALLEN. Lo odio, scusate, non posso farci nulla – una volta con la Cee di Se solo sapessi dire gli ho dato una definizione cattivissima, o meglio, ho descritto in termini poco fine l’effetto che mi ha provocato, però non sto qui a ripeterlo… -. Oltre a questo piccolo grumo di Lauren Kate (?), non sono mai riuscita a terminare “Beautiful creatures” di Kami Garcia e Margaret Stohl. Peso infinito. Prima o poi proverò a portare a termine questa impresa, non so quando, ma mi impegnerò a fondo, promesso.

18) Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?

Ebbene sì. Io mi innamoro spesso delle copertine e capita anche che rimanga fregata, ma continuo nella mia testarda convinzione (?) – vedi “The selection series” per esempio-.

19) C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?

Non credo di avere una preferenza per le case editrici, o, almeno, per una in particolare. Potrei citarne alcune i cui libri mi piacciono solitamente moltissimo, ma ritengo che sia più casualità che una predilezione vera e propria: DeAgostini, Newton Compton, Fanucci. Voglio comunque citare il mio legame d’infanzia con la Piemme, perchè il “Battello a vapore” sarà sempre nel mio cuore ♥

20) Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?

OVUNQUE. Li tratto molto bene, eh, almeno, faccio il possibile, però ho sempre un libro con me, o quantomeno, il mio fedele Kobo che ne contiene una marea.

21) Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?

Non saprei sceglierne uno in particolare. Mi viene subito in mente “Anna and the french kiss” che mi è stato regalato per il compleanno dalla mia amica Serena, ma è solo uno dei tanti. Poi recentemente Raffaella Fenoglio mi ha inviato una copia del suo “Gala Cox” e quello sicuramente è stato un dono molto più che gradito.

22) Come scegli un libro da regalare?

Mi baso sui gusti della persona, che, spesso, corrispondono anche ai miei. Stalko Goodreads o la sua libreria oppure molesto con domande giuste in modo da conoscere i suoi acquisti e le sue “presenze sullo scaffale” (?). 

23) La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

Dipende dai momenti (?) – non sto scherzando, in alcuni periodi riesco a mantenere un ordine, in altri no -. Per esempio è capitato che fossero divisi fra “già letti” e “TBR”. Ora come ora sono ordinati casualmente, anche se non troppo (?), visto che tendo a porli in ordine di altezza e grandezza, secondo un rigido schema da disturbo ossessivo – compulsivo. (…!! Non vi spaventate). Poi mi risulta anche più difficile mantenere un ordine logico perchè occupo più librerie, la mia in stanza, quella in mansarda e quella comune con i miei genitori in studio – mia mamma è più ordinata di me, ha due scaffali solo per Stephen King e Patricia Cornwell – .

24) Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?

Solitamente le leggo subito, ma dipende anche da come sono poste, se subito sotto oppure tutte in fondo.

25) Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?

Dipende anche qui. Solitamente però sì, soprattutto se si tratta di classici e queste ultime sono scritte da autori importanti.

Scusate se vi ho tediato con tutte queste parole.
Mi auguro che vi siate divertiti nel leggere le mie risposte!
Vi mando un bacio grande e … buon divertimento soprattutto a voi che dovrete rispondere!

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Pubblicato in: Flying Keys, Music, Musica

Flying Keys #6

Di nuovo qui con la musica, miei cari e mie care. E’ tornato il vostro jukebox.
Sappiate che ogni volta è sempre più difficile scegliere, quindi mi contengo e faccio la conta come i bambini piccoli. Programmo e decido quali canzoni consigliarvi in base ad un ordine casuale, altrimenti non mi raccapezzo più. Ora che vi ho spiegato che non ho un vero criterio di scelta – scusate se, talvolta, fingo che sia così – vi lascio alle mie quattro canzoni. E fatemi sapere qualcosa, se le avete ascoltate, se vi fanno schifo, se le amate, o che so io.

1) Beyoncè – 7/11

Queen B. Semplicemente lei. Meravigliosa e perfetta. Dite quello che volete, ma lei è Regina in mille modi e maniere, per mille e più motivi. Bramo vedere un suo live da non so quanto tempo e la prossima volta che verrà in Italia non me la perderò. Questa canzone l’ho scoperta per caso, grazie ad una coreografia di hip hop ed è diventata una sottospecie di droga in quest’ultimo periodo. Stile, classe, forza. Beyoncè: un nome, una garanzia.

2) Florence + The Machine – What kind of man

Non sono discriminatrice al contrario (?). Forse un po’ sì, ma sono inevitabilmente attratta dalle persone con il mio stesso colore di capelli. Florence è meravigliosa poi. La sua voce è qualcosa di inebriante, un brivido continuo: amo il suo stile, le sue canzoni, la sua musica, le parole, il modo in cui usa i suoni. Questa canzone è l’ennesima conferma che è talento puro, energia vera e me ne sono innamorata al primo ascolto.

3) Demi Lovato – Neon Lights

Ho già parlato del fatto che mi piaccia la Lovato pur non essendo sua fans. Questa non è una collaborazione, ma proprio una sua canzone, che qui in Italia è passata un po’ inosservata ma che io ho spesso il piacere di ascoltare – ed ammetto, anche più volte di seguito -.

4) One Republic – All the right moves

Gli One Republic sono fra i miei gruppi preferiti. Questa credo che sia la mia canzone preferita tra tutte le loro – fra l’altro adoro anche il video -. Non sono un’esperta, ma, con il bagaglio musicale che ho alle spalle, non definirei totalmente pop i loro suoni, sono fra quei misti particolari che io non posso che apprezzare con tutta me stessa.

Pubblicato in: Books, Libri, Nibbles

Nibbles, Nibbles # 7: Sei il mio sole anche di notte – Making faces

Sono a buon punto con la mia lista dei TBR. Mi sento soddisfatta nella mia disagiata forma di OCD. Anzi, preciso, parecchio soddisfatta. Ecco qui un ennesimo traguardo. Cioè, preciso: la briciolina che sto per condividere con voi è di un libro che ho da poco finito, che ho amato profondamente a dir poco e di cui, a breve, vi darò la recensione. E’ stato davvero un uragano per me, ma sinora una delle migliori letture dell’anno.

Titolo: Sei il mio sole anche di notte – Making faces
Autrice: Amy Harmon
Editore: Newton Compton
Collana: Anagramma
Anno: 2015
Pagine: 351
Ambrose Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio. Ma è davvero troppo per una come Fern Taylor. Lui è perfetto, il classico protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato leggere. E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un ragazzo del genere… Ma la vita a volte prende pieghe inattese. Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e profondamente ferito nell’anima. Fern riuscirà ad amarlo anche se non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà curarlo e ridargli la fiducia in sé?

Agosto 1994
Fern camminava verso casa di Bailey, annoiata, dopo aver finito tutti i libri che aveva preso in prestito dalla biblioteca la settimana prima. Lo trovò seduto come una statua sui gradini di cemento dell’ingresso, con gli occhi fissi sul marciapiede davanti a lui. Si riscosse solo quando il piede di Fern mancò per un soffio l’oggetto della sua attenzione. Cacciò un urlo, e Fern strillò vedendo l’enorme ragno marrone a pochi centimetri dalla propria scarpa.
Il ragno continuò ad attraversare lentamente quella che per lui era una sterminata distesa di cemento. Bailey disse che lo seguiva da mezz’ora, senza mai avvicinarsi troppo, perché era pur sempre un ragno, e gli faceva schifo. Era il ragno più grosso che Fern avesse mai visto. Il suo corpo era delle dimensioni di un nichelino, ma con le zampe lunghe e sottili superava facilmente una moneta da cinquanta centesimi, e Bailey lo guardava atterrito. In fondo, era un bambino, e il ragno era ripugnante.
Fern si sedette accanto a lui. Il ragno non andava dritto, ma girovagava come un vecchietto che passeggia senza fretta e senza meta, un cittadino attempato che allunga con cura le membra lunghe e sottili a ogni passo. Lo osservarono per un po’, ipnotizzati dalla sua terrificante bellezza. Il pensiero colse Fern di sorpresa. Era bello anche se le faceva paura .
«Forte», disse con stupore.
«Già! È fantastico», confermò Bailey senza mai distogliere lo sguardo. «Anch’io vorrei avere otto gambe. Chissà perché Spiderman non ha ottenuto otto gambe quando è stato morso da quel ragno radioattivo. Ha ricevuto una vista e una forza eccezionali, e la capacità di fare ragnatele. Perché non le gambe in più? Ehi! Forse il veleno dei ragni può curare la distrofia muscolare, e se mi faccio mordere da questo diventerò grande e forte». Bailey si grattò il mento, come se la considerasse davvero una possibilità.
«Mmm, io non rischierei». Fern rabbrividì. Poi entrambi caddero di nuovo in trance e nessuno dei due si accorse del ragazzo in bicicletta che stava arrivando lungo il marciapiede. Il ragazzo li vide così immobili, così silenziosi, e la sua curiosità si risvegliò. Scese dalla bici, la posò sull’erba e seguì i loro sguardi fino all’enorme ragno marrone che stava attraversando lentamente il vialetto davanti alla casa. Sua madre aveva il terrore dei ragni. Ogni volta che ne vedeva uno, gli chiedeva subito di ammazzarlo. Ne aveva uccisi così tanti che non gli facevano più paura. Forse, Bailey e Fern avevano paura. Forse erano paralizzati dal terrore. Lui poteva aiutarli. Corse sul vialetto e schiacciò il ragno sotto la sua grossa scarpa da ginnastica bianca.
Ecco fatto.
Due paia di occhi lo guardarono inorriditi.
«Ambrose!», gridò Bailey, sgomento.
«L’hai ucciso!», mormorò Fern, scioccata.
«L’hai ucciso!», ruggì Bailey, poi si alzò in piedi e incespicò fino a quello che restava della creatura che aveva occupato l’ultima ora della sua vita.
«Avevo bisogno del suo veleno!», esclamò, ancora assorto nelle sue fantasie sui supereroi e sulle aracno-cure. Poi scoppiò in lacrime. Sbalordito, Ambrose lo guardò salire gli scalini sulle gambe malferme ed entrare in casa sbattendo la porta.
«Mi dispiace», disse a Fern, infilandosi le mani nelle tasche dei pantaloncini. «Pensavo… pensavo che foste terrorizzati. Eravate lì seduti a fissarlo. Io non ho paura dei ragni. Volevo solo aiutarvi».
«Forse dovremmo seppellirlo», disse Fern, gli occhi tristi dietro i grossi occhiali.
«Seppellirlo?», ripeté Ambrose, perplesso. «Era un animale domestico?»
«No. L’avevamo appena incontrato», rispose Fern tutta seria. «Ma forse farà sentire meglio Bailey».
«Perché è così triste?»
«Perché il ragno è morto».
«E allora?». Ambrose non lo disse con cattiveria. Semplicemente non capiva. E quella ragazzina pel di carota con i riccioli ribelli lo sconcertava. L’aveva già vista a scuola e sapeva come si chiamava, ma non la conosceva. Forse era un po’ strana. Suo padre diceva che doveva essere gentile con i bambini particolari, perché non era colpa loro se erano così.
«Bailey ha una malattia che rende deboli i suoi muscoli. Forse lo ucciderà. Per lui è difficile quando le cose muoiono», disse Fern semplicemente, con sincerità. Sembrava piuttosto intelligente. All’improvviso, Ambrose capì perché Bailey non aveva partecipato agli allenamenti di lotta al campo estivo. Aveva una malattia. Si sentì doppiamente in colpa. Si sedette vicino a Fern.
«Ti aiuterò a seppellirlo». 
Prima che le parole gli fossero uscite di bocca, la bambina era già in piedi e stava attraversando di corsa il prato verso casa sua.
«Ho una scatolina perfetta! Tu vedi se riesci a 
staccarlo dal marciapiedi», gridò senza voltarsi. Ambrose raccolse i resti del ragno con un pezzo di corteccia. Fern tornò dopo trenta secondi con una scatolina bianca da gioielliere. La tenne aperta e Ambrose depositò il ragno morto sul cotone immacolato. Fern chiuse il coperchio e gli fece un cenno solenne. Lui la seguì nel suo giardino, e insieme scavarono con le mani un buco in un angolo.
«Dovrebbe essere abbastanza grande». Ambrose prese la scatolina dalla mano di Fern e la mise nel buco.
«Secondo te dobbiamo cantare?», chiese Fern.
«Conosco solo una canzone sui ragni».
«Il piccolo ragnetto?»
«Sì».
«La conosco anch’io». Insieme, Fern e Ambrose cantarono la canzone del ragnetto che viene portato via dalla pioggia e poi esce fuori quando torna a splendere il sole. Alla fine, Fern mise la mano in quella di Ambrose. «Adesso diremo una piccola preghiera. Mio padre è un pastore e so come si fa».
Ambrose provò una strana sensazione a tenerla per mano. Era umida e sporca per aver scavato la tomba del ragno, e molto piccola. Ma prima che potesse protestare, lei aveva cominciato a parlare, con gli occhi serrati e il viso contratto in una smorfia di concentrazione.
«Padre che sei nei cieli, ti siamo grati per tutto ciò che hai creato. Ci è piaciuto molto guardare questo ragno. Era forte, e ci ha resi felici per un minuto prima che Ambrose lo schiacciasse. Grazie di rendere belle perfino le cose brutte. Amen».
Ambrose non aveva chiuso gli occhi. Stava fissando Fern. Lei li aprì e gli sorrise con dolcezza, lasciando la sua mano. Poi ricoprì la scatolina di terra, comprimendola bene. Ambrose trovò dei sassolini e li dispose in modo da formare la R di ragno. Fern ne aggiunse degli altri, formando una B.
«Cosa vuol dire B?», chiese il ragazzo. Forse il ragno aveva un nome che lui non conosceva.
«Bel Ragno», rispose lei semplicemente. «È così che mi ricorderò di lui»

Pubblicato in: Books, Libri, Videorecensione

VideoReview: Il mio splendido migliore amico – Splintered #1 

Mi vergogno. Troppissimo.
Vi basti come introduzione.
Ciao, addio. 

Titolo: Il mio splendido migliore amico – Splintered #1 
Autrice: A.G. Howard
Editore: Newton Compton
Collana: Vertigo
Anno: 2015
Pagine: 406

Alyssa Gardner riesce a sentire i sussurri dei fiori e degli insetti. Peccato che per lo stesso dono sua madre sia finita in un ospedale psichiatrico. Questa maledizione affligge la famiglia di Alyssa fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Chissà, forse anche Alyssa è pazza, ma niente sembra ancora compromesso, almeno per ora, almeno fin quando riuscirà a ignorare quei sussurri. Quando la malattia mentale della madre peggiora improvvisamente, però, Alyssa scopre che quello che lei pensava fosse solo finzione è un’incredibile verità: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, è molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere e per salvare sua madre da un crudele destino che non merita, Alyssa dovrà rimediare ai guai provocati da Alice e superare una serie di prove: prosciugare un oceano di lacrime, risvegliare i partecipanti a un tè soporifero, domare un feroce Serpente. Di chi potrà fidarsi? Di Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata? Oppure dell’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida nel Paese delle Meraviglie?

(Comunque, eccovi il link a cui faccio riferimento nel mio video: PER SAPERNE DI PIU’ SULLE INTERPRETAZIONE DI “ALICE IN WONDERLAND” & CO )

Pubblicato in: Character Session, Telefilm

Character Session # 4: Pacey Witter 

Devo ammettere che ho fatto mancare per troppo tempo questa rubrica e me ne rammarico decisamente  chiedo, conseguentemente, umilmente venia –. Forse mancava l’ispirazione, forse non era ancora arrivato il momento giusto. No, molto più probabilmente quando si tratta di parlare di questo personaggio mi mancano le parole. O, quantomeno, quelle che trovo non sono mai adatte. Eh, anche in questo caso, mi sento molto inadeguata, ma il pilastro di cui sono in procinto di tessere le lodi è stato il mio primo amore telefilmico quindi è verosimile il fatto che non sarò mai pronta a sufficienza .

Beh, è il momento, ve lo dico: il personaggio del mistero è Pacey Witter

Vi introduco il telefilm che lo ha partorito. Non so quanto sia necessario, ma io sono estremamente pignola e devo farlo lo stesso – no, ma poi ho trovato una foto meravigliosa di loro praticamente infanti che, per il diavolo, non avevo mai visto, IO, Bibbia vivente di “Dawson’s Creek” -.

Titolo: Dawson’s Creek
Anno: 1998-2003
Stagioni: 6
Episodi: 128
Durata: 41 min ad episodio
Ideatore Kevin Williamson
James Van Der Beek: Dawson Leery
Katie Holmes: Joey Potter
Joshua Jackson: Pacey Witter
Michelle Williams: Jen Lindley

Mary Beth Peil: Evelyn “Grams” Ryan
Mary-Margaret Humes: Gail Leery
Nina Repeta: Bessie Potter
John Wesley Shipp: Mitch Leery
Meredith Monroe: Andie McPhee
Kerr Smith: Jack McPhee
Busy Philipps: Audrey Liddell
Dylan Neal: Doug Witter

Ok, non penso sia necessaria un’introduzione cospicua ad uno dei pilastri della storia dei telefilm. Per questa volta, ergo, vi risparmierò la lezioncina di storia delle serie tv.

Ho iniziato a vedere “Dawson’s Creek” che dovevano cadermi ancora gli ultimi denti da latte – giuro che non vi sto prendendo in giro -. La mia scelta sin dal primo fotogramma é stato lui, la pecora nera, il migliore amico del protagonista – sfigato e lagnoso. Sorrynotsorry fans del Leery -, la testa di …. Avete capito più grande della storia delle serie tv – o, perlomeno, da sempre nelle prime posizioni in merito -. Quella faccia un po’ cicciosa, quel naso a patata, ma sempre il sorrisone – non statemi a dire, ma il pianto di Dawson quando Joey lo molla tre a zero per correre proprio da Pacey a me faceva riderissimo, mentre le lacrime di Pacey mi hanno sempre straziato l’anima -. Credo di conoscere al massimo due ragazze che non si siano innamorate di lui – prima o poi succede, è un programmato ed obbligato step adolescenziale, o farei meglio a dire è stato, dato che appartiene alla mia generazione, ahimè -.
E’ proprio il tipico eroe moderno. Si fa letteralmente da solo. Da ragazzino sprovveduto a uomo a tutti gli effetti. Ok, si fa sedurre da una prof, poi dalla sua compagna di classe mezza matta – scusa Andie, TVB -, e poi cade vittima del sarcasmo dei Potter – sono cresciuta, ma il mio astio nei confronti di Joey è sempre rimasto lo stesso. In fondo è bellissimo sapere che alcune cose non cambiano mai, no? -. Poi passa per altre fidanzate, cotte, si bacia pure Jen Lindley – per Giove, come dimenticarlo quell’episodio pseudo “The blair witch project” -, ma… no, non lo amo perchè è un seduttore.
Mi è sempre piaciuta la sua genuinità. Puro e semplice. Coraggioso, dal cuore d’oro. Intenso, emotivo, impulsivo, profondamente buono. Anzi, direi proprio Buono, con la B maiuscola. Sbaglia, ferisce gli amici, ma fa di tutto per riparare. E lo fa davvero, non si limita alle parole. Ed in questo, permettetemi, si vedono gli Amici Veri.
Mai appoggiato dalla famiglia – escludendo l’adorabile sorella, personaggio eclissato in una stagione supperggiù – , continua a testa alta, nonostante momenti in cui, ovviamente, è arrabbiato col mondo, il doppio se non il triplo rispetto agli altri suoi coetanei, ma ce la fa, Pacey ce la fa sempre. E’ un esempio, lo è stato per me e lo dice una che a scuola è sempre andata benissimo, ma lui era la dimostrazione vivente che spesso la scuola non è tutto.
Un po’ mi ci sono sempre ritrovata, specialmente nel fatto che molto spesso pensi agli altri prima che a sè stesso. Magari dentro sta da schifo, ma l’importante è che siano felici coloro i quali ama.
Chi non vorrebbe avere un amico così? Io, vabbè, è naturale, anche come fidanzato, a tredici anni come ora che ne ho ventisette. Dove lo trovi uno che costruisce una barca per te, la chiama “Vero amore”, che ti porta in giro per il mondo, ti fa sentire una principessa ed, alla fine, dopo secoli, è ancora lì, magari a farsi radere la sua barbetta tanto conquistata in un supermercato in cui siete rimasti intrappolati una notte? – viva me che ho citato alcuni dei miei momenti PJER preferiti. Oh, fastidio per Joey, ma lei con Pacey.. insomma, erano la coppia più bella del secolo
Lode a Pacey Witter. Forse avrei dovuto intitolare questo articolo così. Mi sembrava scontato e banale. E lui è tutto fuorchè quello. Lui è .. simple, elegant, beautiful.

– spammone di biografia di Joshua Jackson per voi! Thanks, amata Wikipedia.-

Joshua Carter Jackson (Vancouver, 11 giugno 1978) è un attore canadese. È noto principalmente per aver interpretato il personaggio di Pacey Witter nella serie televisiva Dawson’s Creek e quello di Peter Bishop nella serie televisiva Fringe.
Il 12 aprile 2010 ha vinto il 30º premio annuale Genie Awards nella categoria Best Actor per l’interpretazione in “One Week”.
Cresciuto fino all’età di 8 anni in California, dopo la nascita della sorella Aisleagh i suoi genitori divorziarono ed assieme alla madre e alla sorella si trasferì a Seattle e poi successivamente a Vancouver dove si diplomò alla Kitsilano Secondary School. Siccome la madre, Fiona Jackson, è irlandese Joshua ha ricevuto una educazione cattolica. È all’età di 13 anni che inizia il cammino di Joshua nel mondo dello spettacolo. Partecipa a qualche spot pubblicitario e a qualche film, ma il successo arriva quando viene scelto per interpretare il ruolo di Pacey Witter nella fortunata serie televisiva Dawson’s Creek, accanto a James Van Der Beek e a Katie Holmes, con la quale ha avuto anche una breve relazione.
Dal 2008 al 2013 ha interpretato Peter Bishop, protagonista della serie tv Fringe, insieme a Olivia Dunham e Walter Bishop; inoltre ha recitato al cinema in La sicurezza degli oggetti, Bobby, Una ragazza a Las Vegas e Inescapable.
È stato fidanzato per un certo periodo con la collega Katie Holmes. Dal 2006 è fidanzato con l’attrice tedesca Diane Kruger.

Pubblicato in: Liebster Award 2015

Liebster Award parte 2

Ave, o lettori!
Torno a rompervi le scatole.
Prima di tutto, visto che sono stata ancora una volta nominata al Liebster Award risponderò ad altre domande – mi permetto, visto che le nominations sono arrivate dopo che avevo già fatto le mie di non nominare nuovamente altri blog, scusate se faccio la trasgry, sarà solo per questa volta -.

Prima di tutto ringrazio Ginny, Mirty e Cho di Hogwarts is our home e Deyila de L’angolo del fantasy per aver pensato a me ♥
Spero di soddisfare le vostre aspettative (?) con le mie risposte, partendo dalle domande di Deyila:

  1. Sono un po’ egocentrica lo so, ma sei d’accordo con me nella mia ultima domanda e se non lo sei su qualche questione spiega.
    Scusami se sono un tantino ritardata, ma questa domanda non l’ho capita (?). Proverò a rispondere per come è arrivata a me (?). Riporto testo della tua ultima risposta con relativa domanda:
    Nei libri, film, musica, arte (e chi più ne ha più ne metta) che cosa ti emoziona? In cosa trovi ispirazione?       Beh non so se si possa parlare di ispirazione, però di emozioni sì. Io ascolto la musica per svuotare la mente, per non pensare a niente, perchè a volte ne sento il bisogno, e spesso mi costruisco dei castelli enormi, e non so se questo sia un bene. Mi piace guardare i film, si, ma lo faccio soprattutto per passare il tempo, non perchè ne senta il bisogno. Leggere invece è..non so, non ho abbastanza parole per descrivere ciò che provo. Io leggo per distrarmi, quando sono nervosa, o quando sono in una situazione talmente di emme che non so più dove sbattere la testa. E’ bellissimo immedesimarsi nel personaggio e provare ciò che prova lui o lei, ti fa sentire vivo, ti distacca dalla realtà. E’ la soddisfazione di trovare un happy ending non può essere sostituita da niente e nessuno. E’ la stessa sensazione che ubriacarsi, uguale. Un bel libro equivale a una bottiglia di vodka (scusate il brutto paragone). Le persone bevono per non pensare e in un certo senso anche quando leggi non pensi, o meglio, pensi sì, ma sulla situazione che sta vivendo il personaggio.
    Siccome è qualcosa di molto personale, a mio parere, è difficile essere totalmente d’accordo, come lo è spiegare esattamente in cosa si trovi ispirazione. Il concetto stesso di ispirazione è vario, ampio, comprende un sacco di situazioni, emozioni, pulsioni che lo creano e lo stimolano quindi è impossibile individuare in qualcosa in particolare l’elemento scatenante. Tutto è ispirante, o, quantomeno, può esserlo, anche semplicemente un’immagine, un suono, un odore, guardare negli occhi qualcuno, osservare qualcosa, ascoltare un minuto di una canzone, rivivere un momento già vissuto o viverne uno completamente nuovo. Non si tratta meramente di essere ispirati da libri, film, musica; per quanto mi riguarda è infinitamente di più. 
  2. Quali sono i tuoi libri preferiti? Elencane almeno 3.
    Fantastico. La domanda più difficile del mondo. LOL. Dunque, se devo scegliere un libro preferito la risposta è molto facile ed è la medesima da almeno dieci anni: “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen – l’ho ripetuto sino alla nausea, scusate, sono monotona -. Te ne elencherò proprio tre, perchè altrimenti dovrei compilare una lista immensa – no, ma anche quello, e pure quello, e come dimenticare quello! -, perciò riduco all’osso: L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon e “Jane Eyre” di Charlotte Brontë. Sono tre pilastri della mia vita, letteraria e non, ed, in un modo o nell’altra, mi rappresentano anche come persona.
  3. Il tuo blog ti soddisfa? E se la risposta é no, spiegane il motivo.
    Diciamo che per ora sta crescendo bene. E’ un “cucciolo”, quindi ha anche molta strada da fare, però sono soddisfatta – anche se non totalmente, per carattere non sono mai pienamente felice di ciò che faccio. Si può sempre dare di più, lo dice anche una canzone -.
  4. Che genere di libri e film/serie tv preferisci?
    Come già detto, non ho preferenze, nemmeno nel campo delle serie tv. Sono sensazioni le mie. Se mi innamoro di qualcosa, è così e basta. Leggo di tutto e vedo di tutto. Sono onnivora, e non voglio nemmeno scegliere!
  5. Cosa deve avere un libro, affinché tu lo consideri “brutto” o poco gradevole?
    Oh, mamma. Non lo decido a prescindere. Ci sono un sacco di elementi che non mi fanno gradire un libro, ma non posso elencarli a priori, dipende da romanzo a romanzo. Può essere lo stile dell’autore, la storia, la caratterizzazione dei personaggi… Più che altro è l’insieme che fa. Non c’è una peculiarità a priori che posso indicare e che rende un libro a me sgradito. Tante volte capita che siano presenti nel testo tratti che non mi sono consoni, però, nel complesso, poi l’opera mi piace – spero di essermi spiegata bene, scusa -.
  6. Quali sono i fattori che ti spingono a comprare un libro?
    La copertina – spesso, tuttavia, vengo tratta in inganno – . La trama in quarta. La fiducia nell’autore. Recensioni positive. – sono stata troppo schematica? –
  7. Cosa provi nel momento in cui leggi/ascolti una recensione negativa di un libro che invece ti è piaciuto tantissimo?
    Ammetto che storgo la bocca in una smorfia triste simile a quella di una bimba piccola – perdonate l’infantilismo -, ma, essendo dell’opinione che, per fortuna, ognuno ha i propri gusti, grazie al Cielo – o come direbbe Mirya, grazie a D. -, non mi lascio prendere male.
  8. Cosa ne pensi dei libri in formato e-book?
    Io sono una fan del cartaceo. Sniffo e vivo libro di carta. Ma ammetto di trarre enorme giovamenti dagli ebook. Spesso mi risultano comodi – tutti sul mio Kobo, me li posso portare dove mi pare -. Il libro “originale” resta quello che “fruscia” se lo fai scorrere, però è un’ottima trovata in quanto a “comfort”.
  9. Sei mai diventato/a amico/a di un tuo follower?
    Oddio, in questo momento non ho presente miei followers in particolare. Più che altro è avvenuto il contrario: io sono diventata amica di un blogger che seguivo!
  10. Ti piacerebbe recitare in un film basato su una saga che hai letto?
    Eccome! Ho sempre detto che i miei capelli rossi potrebbero permettermi di diventare Clary Fray di “The mortal instruments”, ma temo di essere arrivata in ritardo….

Ecco, invece, le risposte alle domande di Ginny, Mirty e Cho:

  1. Di cosa parli nel tuo blog?
    Il mio blog non è prettamente “letterario”. Parlo anche di musica e serie televisive – non mi è ancora capitato in questi mesi di parlare di cinema, ma, in teoria, gli argomenti si estendono anche a quello -. Sono una chiacchierona molesta anche qui, non solo nella “vita reale”.
  2. Qual’è la tua frase preferita/il tuo motto?
    Oddio. Non ne ho una in particolare. Posso dirti quella che mi piacerebbe tatuarmi: “Dance like nobody is watching”. Ballo da quando avevo cinque anni, è un amore infinito che nemmeno riesco a descrivere talmente profondo è. La danza mi ha resa libera e continua a farlo, ogni volta sempre di più. Danzare come se nessuno stesse guardando significa lasciarsi andare, essere quello che si è senza paure nè restrizioni. Ballare mi permette questo da più di vent’anni ed è uno dei regali più belli che abbia potuto ricevere.
  3. Se potessi far diventare reale tutto ciò che è scritto in un libro, quale libro sceglieresti? Perchè?
    La saga di Harry Potter. Probabilmente è più che altro una questione di affettività, ma ho sempre sognato di frequentare Hogwarts, quindi la ragazzina che è in me farebbe i salti di gioia se il mondo che la zia Rowling ha creato fosse reale.
  4. Qual’è il tuo libro preferito? Perchè?
    Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen – forse non era chiaro, LOL -. E’ la storia per eccellenza a mio parere, l’Amore nella sua essenza più pura, la bellezza delle parole e dello stile. Sono troppo di parte per spiegare perchè, il mio sentimento nei riguardi di questo romanzo è incondizionato ed anche inspiegabile per alcuni tratti. Non dico che sia come un “dogma”, ma qualcosa di similare, insomma.
  5. Cosa ne pensi della saga di Harry Potter? Qual’è il tuo personaggio preferito?
    Eccoci qui. Una meravigliosa domanda per il mio cuore potteriano. ♥ Sono cresciuta con questa saga, letteralmente. Ho iniziato HP da ragazzina e sono diventata quasi adulta con Harry ed i suoi amici. Mi sento immensamente privilegiata, non solo fortunata ad aver partecipato, anche solo da lettrice – spettatrice di questa avventura. Ho vissuto ogni emozione dei protagonisti, ho pianto e riso con loro, il loro percorso è stato anche il mio, quindi non posso che amare profondamente quanto donato da J.K. Rowling. Per quanto riguarda il mio personaggio preferito… Ne ho parecchi che amo, l’immortale – nel mio cuore – Albus Silente, Severus Piton, Ron Weasley, Minerva McGranitt … ma il mio cuore appartiene ad Hermione Granger. Lei è la mia eroina per eccellenza. La venero, la ammiro, mi inchino a lei, alla sua forza, alla sua intelligenza. Ho sempre desiderato essere come lei e molto spesso mi ci sono identificata. Nonostante il mio amore per altre donne intraprendenti della letteratura attuale, come Katniss Everdeen, per citarne una, Hermione rimarrà sempre la numero unoOgni ragazzina dovrebbe crescere con l’esempio della piccola, grande Granger ed ispirarsi a lei. Non esagero nell’affermare ciò, ma chi ha letto la saga potrà capirlo. Se dicessi che, a mio avviso, è perfetta probabilmente esagererei, però, nel profondo della mia anima, lo è davvero. Perfetta nelle sue imperfezioni, nel suo essere donna. Lei si è fatta da sola, il suo cervello brillante, il suo coraggio, il suo cuore gigante. Un inchino ed un plauso a colei senza la quale Harry Potter sarebbe morto durante il primo romanzo.
  6. Quale persona famosa vorresti incontrare? Perchè?
    EHM
    . Ok, scelgo la mia ossessione. Justin Timberlake – apprezzate la mia sincerità -. Lo amo da quando avevo dodici anni – ora, fatevi i vostri conti, ne ho quindici in più… –. E’ il mio idolo assolutono matter what. Aspetto da una vita di conoscerlo – ed ho il terrore di questo ipotetico momento per mille motivi -, ma ogni volta che mi viene posta questa domanda scelgo lui, il mio cuore non ha dubbi. Chiamatemi scema, chiamatemi ragazzina, ma il primo amore non si scorda mai – anche se definirlo così è riduttivo… – .
  7. Che lavoro fai/vorresti fare?
    Dico solo che se divento avvocato accendo un vagone di ceri in San Pietro. Nel frattempo scrivo. LOL
  8. Qual’è il tuo libro preferito? Perchè?
    Te l’ho scritto qualche domanda fa (la #4) LOL.
  9. A quale casa di Hogwarts appartieni?
    GRIFONDORO NEL ♥ – come Hermione. Fangirl fino in fondo -. 
  10. Qual’è il sogno più strano che hai fatto?
    No, guarda, non rispondo, perchè non saprei da dove cominciare. Ne faccio troppi – chiedete alle mie amiche Betta, Serena e Cecilia -. Per dirtene una: una volta ho sognato che Ian Somerhalder era una banana o qualcosa di simile……..

Terminate le mie risposte! Spero di essere stata soddisfacente!

Grazie ancora per avermi rinominata! 

Pubblicato in: Books, Libri, Reviews

Personal Review # 15: Gala Cox e il mistero dei viaggi nel tempo

Mi sono ormai convinta che la primavera, benché io non la ami granché, sia la stagione che più mi rende prolifica a livello “bloggistico” (?) – mi sono permessa di introdurre un neologismo… – .
Beh, carissimi e carissime, voi come state? Spero apprezziate il fatto che sia più presente del solito – o quantomeno, più assidua nella scrittura -. Oggi ho scelto di parlarvi in un libro a cui ho già accennato in precedenza. E’ stato, per me, un dono inaspettato da parte dell’autrice medesima, che non finirò mai di ringraziare, non solamente per l’onore di ricevere la sua “creatura” in regalo, ma altresì per il fatto che, da tempo, desideravo leggere questo romanzo, quindi il mio sorriso, nel momento in cui si è messa in contatto con me, è stato decisamente più che gigante.

Titolo: Gala Cox e il mistero dei viaggi nel tempo
Autrice: Raffaella Fenoglio
Editore: Fanucci Editore
Collana: Narrativa YA
Anno: 2014
Pagine: 496
Gala Cox Gloucestershire ha quindici anni e frequenta il liceo artistico. Ha un carattere indeciso, un’intelligenza fuori dal comune e la passione per le materie tecniche. E non sta affrontando un bel momento. Ha appena perso la sua migliore amica, Nadia, in un terribile incidente dai risvolti misteriosi e suo padre se n’è andato di casa. Ora vive solo con la mamma, Orietta, medium scostante e autoritaria, e alcuni spiriti vaganti tra i quali l’indiano Matunaaga e la monaca benedettina Ildegarda di Bingen. Gala crede di sapere tutto sull’aldilà, fino a quando non inizia a frugare nello studio del papà alla ricerca di una traccia che le permetta di ritrovarlo. Qui, una scoperta casuale le aprirà le porte di un mondo prima sconosciuto e lei dovrà ricredersi e affrontare una lotta che la renderà una ragazza più forte, molto più di quanto abbia mai potuto immaginare.

Ho sempre amato il tema dei viaggi nel tempo. Fin da quando ero bimba, mi affascinava l’idea di attraversare spazio, epoche, uomini, assistere ad avvenimenti che avevo studiato, vivere come la gente del periodo, avere la possibilità, magari, di conoscere personaggi e personalità importanti. Già dalle prime impressioni e nel mio approccio iniziale ciò che mi attendevo da “Gala Cox” era sicuramente un riscontro positivo, anche se, a dire tutta la verità, non immaginavo così tanto. Anzi, oserei dire, senza esagerazioni, che quanto mi ha permesso di vivere Raffaella Fenoglio con la lettura del suo romanzo è addirittura qualcosa di unico, magnifico ed inaspettato.
Quanto dico ha motivazioni solide e profonde, che vanno anche al di là dell’abilità nella descrizione, della naturale fluidità dello stile e della capacità innata che la scrittrice ha nel coinvolgere il lettore, ed ha radici nella storia stessa, nel significato che ho potuto cogliere, negli avvenimenti, nell’impostazione dei personaggi e nel complesso della struttura narrativa.
Gala è una ragazzina che si ritrova a dover affrontare cose decisamente più grandi di lei, al di là delle sue forze e, soprattutto, in quantità maggiore rispetto a quelle che, solitamente, dovrebbe o potrebbe fronteggiare un qualsiasi teenager suo coetaneo. Intendo, con questo, prima di tutto la perdita drammatica ed improvvisa della sua migliore amica Nadia, che, alla sua età, è ancora più destabilizzante – non si è né piccoli né grandi a quattordici anni e si necessita la presenza di qualcuno che funga da appoggio nel percorso di sviluppo – e poi la scomparsa improvvisa del padre, figura fondamentale per la protagonista, guida ed esempio più che la madre stessa – la grande e vera angoscia di Gala è difatti riuscire a ritrovare il papà, capire dove è andato e riportarlo indietro -.
A tutto ciò si aggiunge qualcosa di totalmente fuori dal comune, un salto indietro nel tempo, un viaggio da compiere proprio con la sua Nadia – che, nel frattempo, è divenuta qualcun altro -, misteri, interrogativi da risolvere ed una missione che Gala si sente in dovere di portare a termine, di compiere, perché lei, a tutti gli effetti, è la prescelta, l’unica che può e deve farlo. Pericoli, ostacoli, domande: tutti simboli di un momento cruciale per la ragazzina, metafore del duro passaggio non tanto all’età adulta, perché è troppo presto per una matricola liceale diventare già una donna in ogni senso, ma, perlomeno, a quello strappo di cerotto – come lei stessa definisce – che segna uno degli innumerevoli gradini che ogni pre ed adolescente deve salire prima di considerarsi autonomo.
Ogni suo sbaglio, ciascuna sua scelta è un bivio, un passo in più verso una sorta di indipendenza, anche, se vogliamo, un’apertura di sè stessa al mondo – Gala è chiusa, rifiuta gli altri, dopo le ferite che le sono state inferte dalla vita e, piano piano, imparerà ad aprire il proprio cuore, soprattutto al suo amico e, con il tempo, anche qualcosa di più, Dennis, al quale confesserà tutto, ed il quale la accompagnerà nel suo percorso, con la fedeltà e la purezza che solo qualcuno che tiene davvero a te sa fare -.

Lo osservai sdraiato davanti alla porta.
Le gambe incrociate. Le mani sul petto. Perfettamente immobile. Solo il ventre si alzava e si abbassava a ritmo del suo respiro. Pareva un fachiro blocca-porta.
Dennis era matto come un cavallo.
Però era Dennis, era folle, era il mio amico. E mi piaceva. Inutile negarlo.
Smisi all’istante di odiarlo anche se una piccola parte di me aveva ancora voglia di prenderlo a calci. Meditai sul da farsi. Voleva che gli raccontassi la mia vita? Confessare quello che mi era successo? Perché no, cosa avevo da perdere? E poi dovevo pur parlarne con qualcuno. Matunaaga era fantastico ma mi sarebbe piaciuto qualcuno di vivo. Della mia età. Che se era il caso, mi dicesse che ero fuori di testa. In questo Dennis aveva ragione. Dovevo avere un amico col quale confidarmi. Tenere tutto dentro sarebbe servito solo a farmi scoppiare. Ed ero quasi sul punto di farlo.
Mi sdraiai a terra anche io.
Fissai intensamente un punto all’altezza dei miei occhi e svuotai il sacco.
Cominciai dai Pioppi.
Proseguii col lavoro di mia madre. La mia strana casa e i suoi ospiti ancora più strani. La morte di Nadia. Il bisticcio con mio padre. Il ritorno di Nadia. Gli usqead. La Londra del 1889. Gli O’Sullivan. Lady Queenooney e Ipazia Price. Il ritorno a casa. La reazione di mia madre. Gli incubi. Il sapone nero. Le crisi di panico.
Fui estremamente dettagliata nel racconto.
Gli spiegai nei minimi dettagli l’odore pungente del disinfettante della mensa dei Pioppi. Il passato di ceci del giovedì, che Nadia svuotava puntualmente nelle fioriere. Il mio disastroso approccio col teatro. Il padre di Nadia che si era presentato al funerale della figlia in ritardo. La madre, che indossava una gonna troppo corta.
Descrissi il primo robot elettronico costruito con mio padre. Mia madre che era caduta in trance alla mia prima comunione. Colpa delle candele. Ancora mio padre, in cattedra, davanti a una folla di ragazzi adoranti.
E lo stupido libro sullo spirito guida di Schopenhauer.
Il rumore del traffico di Londra nel 1889. I disegni di Nadia. Il lacchè in calzamaglia bianca. Gli occhi di Oliver di due colori. Il fantastico sorriso di Lucy. Gli confidai che avevo pensato a lui quando li avevo conosciuti.
La puzza del mercato di Whitechapel. I grugniti di Ipazia Price. Lo scheletro di megatherium. Le farneticazioni di Lord Van de Brock.
La scatoletta dodecaedrica e ciò che avevo scoperto poco prima che lui bussasse alla porta dell’aula di disegno.
Parlai per quattro ore di fila.
Dennis rimase sdraiato immobile, senza mai interrompere.
Alla fine tacqui. Avevo esaurito tutta la storia.
«Ho finito» dissi.
«Tiriamo giù il sipario» fu il suo unico commento.
Aspettavo aggiungesse qualche altra parola. Ma non venne.
Ebbi un sospetto. «Mi credi?» gli chiesi.
«Certo,» rispose «credo ad ogni singola parola che hai pronunciato. Sei una ragazza priva di fantasia. E questa è una storia talmente incrediiibile che non avresti mai potuto inventarla.»
Non capii se fosse stato un complimento, o meno.
«Questo pomeriggio hai voglia di venire a casa mia, Dennis?» gli chiesi.

Ovviamente, nel suo viaggio, non solo alla ricerca di una soluzione ai mille quesiti che le si pongono nel corso della narrazione – e che non sto a specificare, perché rovinerei anche il vostro viaggio – ed al “recupero” del proprio papà, ma anche alla ricerca ed alla scoperta di sé, dei propri limiti, di come superarli, accettarli e quindi affrontarli, Gala non sarà sola: la accompagneranno il suo prezioso, strambo, eccentrico, ma adorabile amico Dennis, ed uno spirito, un’evocazione della madre medium, probabilmente uno dei personaggi che abbia apprezzato maggiormente nel corso delle mie più recenti letture, Matunaaga, un indiano savio, paziente, dolce, la super – tata della protagonista – al quale,forse, vanno i più profondi meriti per la sua crescita -.

«Signorina Gala ecco Grotta di Mirra.»
Grotta di Mirra?
Aveva estratto una torcia elettrica dalla sua sacca.
«Questa utile. No luce dentro.»
L’avevo presa in mano e immediatamente accesa.
Aveva aspettato qualche secondo. Forse avrebbe aggiunto altre parole? Istruzioni?
No. Non aveva più aperto bocca.
E così ero entrata.
Da quanto tempo ero lì seduta? La mia mente cominciava a vacillare. Tolsi le mani dalle orecchie. Non percepii più alcun rumore.
Continuai ad aspettare. Qualcosa sarebbe successo. Matunaaga lo aveva detto.
Sentii i miei pensieri che si affastellavano nella testa come se fossero mattoni. Le convinzioni che si solidificavano. Gli incubi che si ingigantivano.
Paure, pregiudizi, princìpi di ogni sorta erigevano barriere. Come a voler dare fondamento alla loro esistenza nella mia testa. Come a dire: «Non ci sradicare!»
Mi sentii soffocare. L’aria là dentro raggiungeva una densità superiore al tollerabile. Non riuscivo più a pensare con lucidità. Mi sembrò di sollevarmi e guardare un’altra me stessa dall’alto.
Mi vidi com’ero. Veramente.
Ero cresciuta nel fisico, e neppure tanto. Ma rimanevo sempre la piccola di papà. Pasticciona, buffa. Bisognosa di attenzioni.
Matunaaga mi aveva voluto aiutare. Aveva riposto fiducia in me. Troppa. La grotta, la crescita e tutto il resto.
Non ero la Gala perfetta che lui pensava. Ero una casinista. Una fallita. Chiunque avessi dovuto incontrare in quella grotta se ne sarebbe accorto alla prima occhiata. Mi avrebbe mandato fuori a calci nel sedere.
Crescita?!? No, non ero pronta per nessuna crescita.
Anche mio padre aveva riposto in me la massima fiducia. E poi…
Perché stava succedendo questo?!? Mi scoppiava la testa.
«Non sono perfetta!» gridai.
«Papà non sono perfetta!» gridai ancora.
E gridai ancora «Matunaaga, non sono perfetta!»
Rimasi in silenzio.
C’era qualcosa di strano nell’acustica della grotta. I suoni non formavano eco. Né rimbombo. Come mai?
Non era una caverna naturale. Era altro. Toccai le pareti. Erano lisce e soffici come velluto. Mi chinai e sfiorai la superficie sulla quale stavo camminando. Sembrava di pietra levigata. Ma era fresca. Non aveva assorbito il calore della grotta.
Qualsiasi elemento in natura avrebbe risentito della temperatura elevata in cui ci trovavamo.
«La perfezione non esiste, tu sei Gala. Imperfetta. Ma perfetta per chi ti vuole bene» disse una voce nella grotta.
Sobbalzai. Ma cosa…? Rimasi bloccata con la mano sul pavimento.
«Chi ha parlato?» dissi spaventata.
«CHI HA PARLATO?» urlai.
Mi guardai intorno. Proiettai il fascio di luce della torcia intorno a me. Non vidi nessuno. Da dove veniva la voce? Mi concentrai.
Pareva sciolta in quell’atmosfera densa.
Riprese a parlare. «Sei infelice, Gala. Pensi che tuo padre ce l’abbia con te. Spesso ti convinci che tua mamma ti sia ostile.»
Melodiosa. La voce aveva un timbro melodioso. A tratti pareva una bambina, a tratti un maschietto.
«Vedi una nemica in Ildegarda di Bingen. Sei sicura che i compagni di classe ti prendano in giro. Riempi la tua mente di queste cose. Non lasci spazio ad altro.»
Aprii la bocca per rispondere. Avrei potuto porre delle domande o dovevo ascoltare e basta? Sarebbe stata la voce a giudicare la mia crescita? Era per quello che ero nella Grotta di Mirra?
«Crei conflitti che combattono battaglie complesse dentro di te, Gala. Si agitano senza una direzione. Si scontrano e creano confusione. Tutto ciò è sbagliato. Cambia approccio. Canalizza la tua energia per un risultato diverso. Lascia che questo nuovo percorso investa i tuoi pensieri dominanti.»
Di cosa stava parlando?
Pensieri dominanti?
Papà. La sabbia. L’Ecbàtana. Erano quelli i miei pensieri dominanti.
Far funzionare l’Ecbàtana per riportare a casa papà.
«Sì, ora ti parlerò dell’Ecbàtana.»
La voce mi leggeva nel pensiero?
«Non è necessario che legga il tuo pensiero, Gala. Lo so. Come so che stai cambiando. Che senti che alcune delle cose che pensavi fossero certezze, in realtà non lo sono. Che cominci a mettere in discussione, ad ascoltare. Questo vuol dire usare il cuore assieme all’intelligenza. Questo vuol dire crescere. Verso la consapevolezza.»
Consapevolezza, ne aveva parlato Matunaaga.
Aveva detto di non sapere cos’era. Ma che bisognava cercarla. Sennò si viveva in un mondo senza luce, senza zucchero, senza musica.
«Sì, Gala, ha ragione Matunaaga! Cercare di raggiungerla è già un grande passo. Mette in moto il tuo mondo. Ti farà capire.»
Com’era possibile mettere in moto un mondo? E cosa avrei dovuto capire?
«Capire che gli esseri umani sono imperfetti. Anche gli adulti. Soprattutto loro. Tu sarai una donna imperfetta. Ma l’imperfezione sarà la tua forza. Se il tuo cuore lavorerà insieme alla tua intelligenza.»
Era bella la cosa che aveva detto.
Ero imperfetta, e ciò sarebbe stato la mia forza.
«Non devi affaticarti a far valere il tuo carattere. A dimostrare la tua bravura. A fare cose di inaudita destrezza. Apri il tuo cuore, invece. E cerca di fare tutto con passione. Essere perfetti è il più umano dei desideri. Ma nessuno lo è. Di conseguenza non recriminare sui tuoi sbagli. Canalizza l’energia per costruire. Tu farai grandi cose, Gala.»
Era rassicurante pensare di poter essere imperfetti. Destinata a grandi cose e al tempo stesso all’imperfezione. Era davvero magnifico.
Mi resi conto di essere più leggera

Ho letteralmente divorato ogni pagina.
Sono tornata quattordicenne con Gala, rivivendo i suoi timori, le inquietudini e le angosce tipiche della sua età. Mi sono immedesimata come non capitava da molto, e ciò anche perché avevo sinceramente bisogno di un libro così, per tornare ragazzina, per ripercorrere momenti di un passato, intendendo per esso non solo quello del 1889 in cui “finisce” la protagonista, ma anche semplicemente quello della pre – adolescenza, quando ogni cosa, ogni sentimento ed ogni sensazioni sono ancora incompleti.
Matunaaga mi ha guidata come ha guidato Gala, ed ho preso la mano di Dennis come lei ha fatto.
Ho sorriso, sono cambiata,cresciuta e maturata con il sorriso sulle labbra che può lasciare solo un libro davvero bello.

Voto:9

Pubblicato in: Books, Libri, Pills

Pills #5: Se fossi qui con me stasera + Cancella il giorno che mi hai incontrato + Senza nuvole

Ave, carissimi e carissime!
Mi sento prolifica in questo periodo – quanta modestia! -, quindi mi vedrete un po’ più presente del solito – mi auguro di mantenere questa specie di promessa -.
Anticipo una piccola news che mi ha regalato un sorriso giusto qualche giorno fa: senza pretese nè tantomeno speranze di ogni tipo ho fatto richiesta di accredito per il Salone internazionale del libro di Torino ed ho ottenuto risposta positiva. So che potrebbe apparire una scemenza, ma per me è un piccolo, grande passo e mi ha riempita di orgoglio ♥ In fondo sono ancora “giovane” ed inesperta in questo campo, dunque un “riconoscimento” del genere è del tutto inaspettato.
Oggi ho deciso di parlarvi di tre romanzi – come vi avevo anticipato – che ho letto in questo periodo con le mie amate pillole.
Vi lascio alle mie scelte!

Titolo: Se fossi qui con me stasera  
Autrice: Sara Tessa
Editore: Newton Compton
Collana: Anagramma
Anno: 2015
Pagine: 284

Dopo un viaggio durato mesi in giro per gli Stati Uniti, per dimenticare un amore finito male, Bea è tornata a Thousand Oaks, in California, decisa a riprendere in mano la sua vita e a ripartire camminando sulle proprie gambe. Altro giro di boa, come direbbe lei. Ormai ha le idee chiare: l’amore ha un effetto distruttivo, il solo pensiero di venire abbandonata ancora la terrorizza. L’unica soluzione possibile è evitare ogni tipo di legame. I secondi appuntamenti sono banditi dalla nuova vita. Ma l’incontro inatteso con Nathan scombina le sue carte… Nathan è un chitarrista introverso, leader di una band in ascesa nell’olimpo del rock. Quella che nasce tra loro è all’inizio solo una timida amicizia. A Bea piace Nathan, ma è diffidente, dubbiosa, e decisa per una volta a non cedere alla tentazione. Ma anche lui è determinato: ad averla. Paura, desiderio di fuga, timore di essere lasciata e bisogno incontrollato della presenza di chi ama: con tutto questo deve fare i conti Bea… È possibile vincere se stessi e imparare ad amare senza soffrire?

Ho iniziato questo libro con la convinzione di trovarmi davanti ad una storia che mi avrebbe appassionata e trascinata dentro come poche altre. Convinzione errata. Per carità, è un romanzo leggero e con il quale si possono tranquillamente trascorrere due/tre orette senza alcun problema, tuttavia la storia non mi ha presa come avrei voluto. Alcune volte, addirittura, la trama mi è parsa banale, il solito tritoeritrito che sì, può andare bene per una lettura senza pretese, ma nulla di più – poi, vi giuro che ho passato 3/4 del libro con il desiderio di prendere a testate la protagonista – .

Titolo: Cancella il giorno che mi hai incontrato – Bad Romeo (Starcrossed #1)
Autrice: Leisa Rayven
Editore: Fabbri
Collana: Fabbri Life
Anno: 2015
Pagine: 421

Cassandra e Ethan. Quando sono sul palco insieme, a nessuno sfugge l’attrazione e la potente alchimia che si sprigiona tra loro appena si sfiorano o si guardano negli occhi. Una passione che toglie il respiro, davanti alla quale è impossibile restare indifferenti. Tanto che all’Accademia d’Arte di New York vengono scelti come protagonisti per lo spettacolo di fine anno, Romeo e Giulietta, la storia d’amore più famosa di tutti i tempi. Però, una volta calato il sipario e smessi gli abiti di scena, il rapporto tra Ethan e Cassandra si rivela complicato e ingestibile. Lei è la classica brava studentessa, timida, ingenua e sempre pronta ad assecondare il prossimo pur di farsi accettare. Ethan invece è bello e dannato, con un volto da angelo ribelle a cui nessuna ragazza può resistere. Lasciarsi sembra l’unica soluzione per continuare a sopravvivere, anche se il dolore è devastante, soprattutto per Cassandra. Rimasta sola a New York deve ricominciare da zero partendo proprio da se stessa e dal suo cuore tradito. Mentre Ethan, baciato dal successo, è in tournée in giro per l’Europa. Anni dopo, scritturati di nuovo per interpretare una coppia di amanti, Cassandra e Ethan si ritrovano sul palco ad affrontare i demoni del loro passato e il fuoco di quella passione che, nonostante il tempo, non ha mai smesso di ardere. Ma può un amore così intenso e lacerante finire davvero?

Io ho letto recensioni che lo definivano meraviglioso, splendido, capolavoro e quant’altro, chi più ne ha più ne metta. NO, per me è NO. Tanti puntano il dito contro di lui, definendolo nel peggiore dei modi. NO. Assolutamente NO. Escludendo il fatto che la storia si spaccia per essere l’epico crescendo di un sentimento amoroso, quando, in realtà, è per buona parte incentrata sulla fisicità e sul sesso, l’elemento da prendere a sprangate virtuali è sicuramente la protagonista femminile. Ora, scusate la sincerità eccessiva e cruda, ma tutto ciò che sono riuscita a notare nei tanto esaltati sentimenti di Cassandra sono le esaltazioni condizionate dagli ormoni di una giovane ragazza che perde la testa per un bellissimo – ed anche un pochino “maledetto” – coetaneo. Ergo, come già ho anticipato su Goodreads, la “vittima” della situazione è Ethan, il quale molto spesso sembra “subire” ciò che nutre Cassandra – anzi, direi che il termine esatto per descrivere la sua “resa” è “accasciarsi” -. E’ palese che leggerò il seguito, mi ha incuriosita troppo, ma non vi aspettate la perfezione che in tanti hanno rappresentato.

Titolo:Senza nuvole – Solitaire
Autrice: Alice Oseman
Editore: Newton Compton
Collana: Anagramma
Anno: 2015
Pagine: 287

Il mio nome è Tori Spring. Mi piace dormire e mi piacciono i blog. L’anno scorso avevo degli amici. Prima che succedesse tutto quel casino con mio fratello, prima di dover affrontare la dura realtà dei miei voti e delle domande per l’iscrizione all’università e prima di rendermi conto che avrei dovuto iniziare a parlare con la gente… Le cose erano molto diverse, credo. Ma adesso è tutto finito. Ora c’è qualcuno che si firma Solitaire che sta cercando di terrorizzare tutta la scuola con strani messaggi e minacce. E, a dire la verità, ci sta riuscendo anche bene! E poi c’è quello nuovo, un certo Michael. Sì, ok, è dolce e sensibile, ma perché mi sta così addosso? Nessuno ha detto che non sia carino e so che molte ragazze in classe lo trovano anche sexy. Ma non io. A me non interessano le storie d’amore e detesto i mielosi romanzi della Austen. Ma con tutta questa confusione ho davvero paura di non capirci più nulla..

Escludendo il titolo tradotto che, come altre volte, si discosta totalmente dal contenuto, vi anticipo che non si tratta di un romanzo facile. Va capito, inghiottito, digerito. La storia della protagonista non è immediata, non è una storia d’amore – come ci dice lei stessa -, ed a tratti è dura, antipatica, fa stringere i pugni e digrignare i denti, ma è vera, intensa e profonda. Io stessa sono arrivata ad odiare Tori, ritenerla scostante e urticante, ma mi sono addentrata nei suoi problemi, mi sono messa nei suoi panni, perchè la mia adolescenza è stata totalmente diversa dalla sua ed, entrando in quest’ottica, ho amato il libro ed ho apprezzato il modo in cui una scrittrice emergente, così giovane, sia anche così delicata nel descrivere un percorso pieno di ostacoli e paure che è ancora materialmente troppo vivo per lei per distaccarsene, ma dal quale si erge con maturità, rendendolo, al medesimo tempo, vivo, reale, senza fronzoli, nè alcunchè di costruito.

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Personal Review #14 : Stai con me in ogni respiro – Where the road takes me

Buongiorno lettori!
Come ve la passate? Io piuttosto bene, mi sento rilassata e serena, sensazioni che non provavo da un po’ e mi risultano totalmente nuove da quanto mi mancavano!
Come promesso nel post precedente, condividerò con voi la recensione di un romanzo che mi ha lasciata un pochino meh. Non vi spaventate, niente di traumatizzante, ma certamente non sarò positiva come è accaduto ultimamente.

Titolo: Stai con me in ogni respiro – Where the road takes me
Autrice: Jay McLean
Editore: Fabbri
Collana: Fabbri Life
Anno: 2015
Pagine: 328

Chloe e Blake si incontrano, anzi, si scontrano, per caso, una notte. Lui sta fuggendo dalla solitudine e dai propri pensieri. Lei da un tipo che non sembra avere buone intenzioni. Blake la salva e da subito si sente attratto da questa ragazza strana, affamata di vita ma abituata a tenere chiunque a distanza. Eppure, quando sei giovane dovresti afferrare tutto quello che il destino ti offre. Correre incontro al domani, bruciare tappe e traguardi, ubriacarti di emozioni e sogni a occhi aperti. Scoprire e sperimentare ogni cosa che ti circonda, o che hai anche solo sentito nominare. Senza mai fermarti, senza mai smettere di sperare, di desiderare, di crederci… Ma c’è un motivo per cui Chloe non permette a nessuno di avvicinarsi: sulla sua vita c’è un’ombra, una malattia che non lascia scampo. E lei, quando se ne andrà, vuole farlo in punta di piedi, per non ferire nessuno… Il giorno in cui incontra Blake non ha la minima idea che quella sarà la loro svolta, l’attimo capace di sconvolgere le loro esistenze e ribaltare le loro prospettive, per sempre. A mano a mano che lo conosce, però, non riesce più a fare a meno di lui. Per Chloe è il momento di trovare la risposta a una domanda pesantissima: esiste un amore capace di dare senso al dolore più grande?

Questo è uno di quei libri che mi fa venire il nervoso. Per una infinita serie di ragioni. Elenchiamole, ordunque, come si fa alle scuole elementari – o, perlomeno, nel caso in cui si voglia schematizzare o dare un senso ad una serie di concetti confusionari – :

♣ Mi aspettavo di più. Il problema principale è questo, quindi, via il dente, via il dolore, lo dico immediatamente. Nel momento in cui ho letto la trama, mi sono lasciata trasportare, come la maggior parte delle volte, dalle sensazioni e dalle prime impressioni, ma, a quanto pare, ci ho creduto eccessivamente – è ormai cristallino che non sia in grado di imparare ad andarci cauta, ma altrimenti non potrei nemmeno definirmi una divoratrice di libri senza pietà -. Sin dalle prime pagine, ho dovuto ricredermi – purtroppo -.
Trama di per sé molto scorrevole, piacevole, benché discretamente consueta, nulla di particolarmente nuovo, un romanzo che si prospettava, ergo, nella norma. Peccato che, tornando al tema della scorrevolezza, ecco questa si riveli eccessiva. La storia è rapida, troppo, entra immediatamente nel vivo, ed è priva di “premesse”: Chloe e Blake si incontrano, c’è questa intesa, immediata ed intensa, sin da subito, ma non è quell’attrazione o quell’emozione che si nutre al primo sguardo con qualcuno che ci piace, un ordinario ed umano interesse, anzi: dalle parole dei protagonisti, in particolare di quello maschile, appare già quasi amore. Va bene, è un libro, va bene il sogno romantico, ma addentrarsi in questo modo nel tema mi ha scombussolato e destabilizzatoanche perchè, a dirla tutta, nonostante la McLean sia un’autrice dignitosa ed apprezzi tantissimo il suo stile, lì per lì molti aspetti mi sono stati tutt’altro che chiari, quindi mi sono inoltrata nella storia con un buon numero di interrogativi, anzi, direi troppi-.

I protagonisti. Su Blake, nulla da recriminare. E’ il tipico protagonista perfettamente imperfetto che io non posso che adorare. Bello, sportivo, chiaro-scuro, con una famiglia tutt’altro che facile alle sue spalle – un padre-padrone che vuole imporgli un futuro identico al proprio ed una madre afflitta da problemi con alcolismo, con la quale riuscirà, tuttavia, a recuperare un rapporto -, è la vera forza del romanzo.
Chloe, purtroppo, non sono riuscita ad apprezzarla, non totalmente. E’ una protagonista non facile, lo ammetto: ha vissuto in affidamento, ha perso madre e zia in giovane età e va avanti con la perenne angoscia di essere condannata al loro medesimo destino di malattia. Per questa ragione si sente padrone di decidere per gli altri, di allontanare chiunque provi ad affezionarsi o legarsi anche solo minimamente a lei; decide per gli altri in una maniera che, ad un certo momento, diviene addirittura egoistica, quasi una giustificazione per ferire chi la ama, senza nemmeno un margine di ripensamento o di dubbio. Comprendo le sue ansie e l’ho “assecondata” – se così si può dire – per tutta la durata del romanzo, ma, come le dice l’amico di una vita di Blake, Josh – personaggio che io ho a dir poco adorato per la completezza e maturità profonda, padre e ragazzo allo stesso tempo -,è bene lasciare che gli altri scelgano, che decidano di amarci o no, nonostante tutto, senza privarci e privarli di nulla.

Lui spostò lentamente lo sguardo da Tommy a me. «Sei un bravissimo papà e una persona splendida. Hai rinunciato a tutto, all’immaturità della nostra età, e ti sei sobbarcato questo peso da solo.»
«È mio figlio» ribatté. «Non ho avuto scelta.»
«Ti sbagli, di scelte ne avevi tante. Avresti potuto darlo in adozione, lasciarlo ai nonni. Te ne saresti potuto andare. In una notte sei diventato uomo, e nessuno ti ha obbligato. L’hai deciso tu. È evidente che sei orgoglioso di lui. E se ne accorgerà. Crescendo, lo capirà.»
Josh aveva gli occhi lucidi. «Sa che gli vuoi bene. Quando sarà abbastanza grande per comprendere i sacri ci e gli sforzi che hai affrontato per lui sarà fiero di te. E anche tu dovresti esserlo di te stesso.»
Tirò su con il naso. Stava tentando di controllarsi, ma si vedeva che aveva bisogno di ascoltare quelle parole. Forse nessuno gliele aveva mai dette. Forse non si era mai reso conto dell’impatto che aveva sugli altri, non soltanto su di me. «L’hai deciso tu, Josh. Tu hai deciso di rialzarti, di essere quella forza di cui tu e Tommy avete bisogno. E sua madre… be’, lo rimpiangerà.»
Si asciugò gli occhi con il dorso della mano. «Rimpiangerà di essersi persa tutto questo. Non solo suo figlio…Voi due. Anzi, sono sicura che lo sta già rimpiangendo.»
Lui si schiarì la voce con un grugnito. Respirò a fondo per calmarsi e mi guardò. «E tu?» domandò. Mi voltai verso Tommy, ancora concentratissimo a impilare i mattoncini. «Io?»
«Penso che dovresti concedere una possibilità a Blake. Ci tiene molto a te.»
Non dovrebbe» sussurrai. «Chloe» mormorò. «Se non ti interessa, devi dirglielo. Lo distruggerai, ma devi essere onesta con lui.»
A questa frase, una parte di me cedette. Il mio autocontrollo, i muri che mi ero costruita intorno… crollarono. Sentii le lacrime pizzicarmi gli occhi e le ricacciai indietro.  Il momento della verità. «Il dolore che gli causerei se lo lasciassi avvicinare sarebbe ancora peggiore, Josh.»
«Scusami, ma non capisco cosa intendi.»
E così gli raccontai tutto: del cancro, di mia madre e mia zia. Dell’affido e di Clayton. Delle probabilità di ammalarmi. Tutto. E lui mi ascoltò senza interrompermi.
 «Ho paura» continuai. «Ho paura che se mi legassi a qualcuno e dovessi morire gli provocherei troppa sofferenza. E io non voglio ferire nessuno. I miei genitori affidatari, i miei fratelli e le mie sorelle. E Blake, soprattutto Blake… perché penso sia la persona a cui tengo di più.»
Lui annuì. «Quindi vuoi partire? Niente amicizie? Niente relazioni?»
«Sì.»
«Ti capisco, Chloe. Davvero. Tommy è un impegno che avrò per sempre. Se desidero stare con qualcuno, dovrò scegliere con attenzione. Non solo per me, ma anche per lui. Se dovessi incontrare una ragazza, lei dovrà sapere che Tommy verrà prima di ogni altra cosa.» Si interruppe e guardò lontano. «Tu e Blake però siete totalmente diversi.»
«Cioè?»
«Tu hai perso tua madre e tua zia quando eri ancora una bambina. Non hai avuto scelta. Blake invece è grande abbastanza da poter decidere in autonomia… Se vuole stare con te, nonostante tutto, è una sua scelta. E tu devi permettergli di scegliere.»

♣ Il viaggio. Chloe vuole intraprendere questo viaggio – e non lo definisco ipotetico perchè non la smuoverà niente e nessuno, lo farà e basta – alla ricerca di qualcosa che, a ben vedere, nemmeno lei sa – molto probabilmente alla ricerca di niente, e non lo dico con cattiveria, ma semplicemente perchè è così, analizzando a fondo le premesse -, dopo il diploma, un percorso on the road, solo lei e la macchina. Bene, io avevo grandi aspettative, non vedevo l’ora di arrivare a quel punto del romanzo… invece niente. Scusate se vi ho smontati, ma proprio non vi aspettate che sia qualcosa di epico, perchè non è così. Che delusione. Sembrano le parole di una bambina che scarta un regalo e si aspetta una casa delle bambole e trova una trombetta da stadio (?) – non che abbiano le medesime dimensioni, però… – . Non vi anticipo di più, anche perchè potrei distruggere ciò che a voi, magari, piacerà – e che, invece, a me ha innervosito come non mai -, ma vi dico solamente che io non ho trovato in questo “percorso”, nulla – o, quantomeno, molto poco – che presuppone una crescita, uno sviluppo, un cambiamento – in verità, in alcuni momenti, ho pensato che fosse solo un’occasione in più per Chloe per essere pedante nei riguardi del povero Blake -.

«Partiamo.
«Cosa?!»
«Tu guida!»
Mi fissò seria per un attimo, poi si abbandonò a un sorriso. «Sicuro?»
L’adrenalina mi scorreva nelle vene. «Accelera, Chloe.» Un secondo di panico: e se non mi voleva con lei? «Ti va?»
«Oddio.» Schiacciò l’acceleratore e lasciammo il parcheggio. Venti minuti dopo accostò lungo il margine della strada. Aveva continuato a sorridere per tutto il tempo, senza spiccicare parola. Quando si fermò e tirò il freno a mano con il solito stridore, ero nervoso. Aprì la portiera e scese. La seguii. Imboccò a passo veloce un sentiero nascosto, e soltanto allora mi resi conto di dove eravamo: al lago di sua madre. Prima ero stato troppo impegnato a guardarla aspettando che mi buttasse fuori dalla macchina. Appena gli alberi si diradarono e apparve il lago, Chloe si bloccò. Respirava l’aria pulita a pieni polmoni. Di sicuro aveva gli occhi chiusi. Mi schiarii la voce e mi avvicinai. «Chloe?»
Si voltò, confusa, poi increspò le labbra in un sorriso. Mi afferrò la mano, intrecciò le dita alle mie e mi guidò alla nostra roccia. O, almeno, così la chiamavo io. Era dritta e liscia e spuntava sopra il pelo dell’acqua. Nelle ultime nove settimane ci eravamo stati spesso. Chloe si sedette come al solito a gambe incrociate e io mi sistemai dietro di lei, abbracciandola. Perfetto. Ma durò solo un istante. «Che intenzioni hai, Blake?» Il suo tono era talmente abbattuto che quasi mi pentii di essere salito in macchina con lei. Quasi. «Non sono pronto a perderti.»
Piegò la testa per guardarmi e la baciai. Una volta. Non riuscii a trattenermi. Lei sorrise contro le mie labbra, però quando si scostò il sorriso era svanito, sostituito da una tristezza così potente da distruggermi. «Non è una risposta» ribatté. Mi irrigidii: aveva ragione. Provai a pensare a qualcos’altro. «Avrei una proposta» replicai di slancio. «Mi piace…» scherzò lei. «Non è una roba spinta.»
«Peccato.»
Scoppiammo entrambi a ridere. «Il 19 agosto comincia il primo semestre alla Duke. Dopo…»
«Va bene» mi interruppe Chloe. «Accetto qualsiasi cosa.»

Come ogni volta che “critico” un libro mi sento un pochino cattiva. Mi spiace, ma sono qui ad esprimere la mia opinione – ed, egoisticamente, prima di tutto, mi spiace per me che l’ho letto e mi aspettavo di più. Parto sempre con il migliore dei mood, poi vengo smontata, ma pazienza -. In tutto questo, non voglio allontanarvi dalla lettura del romanzo, anzi, sicuramente è un buon passatempo, la storia è apprezzabile, la narrazione è buona, quindi non lo sconsiglio totalmente. Non vi aspettate eccessiva profondità, o, più che altro, approfondimento e caratterizzazione, perchè, certamente, avete sbagliato libro. Affrontatelo con la consapevolezza che non sarà nulla di straordinariamente emozionante, non vi rapirà come potrebbe rapirvi una Hoover, ma con esso trascorrete ore non del tutto sprecate.
Voto: 7 

Pubblicato in: Flying Keys, Music, Musica

Flying Keys #5

Buon venerdì, affezionati! ♥
Come vi è andata la settimana? A me benissimo, la prima tranquilla da non so quanto!
Allora, torno oggi con i consigli musicali – #melikeajukebox -, ma prima piccole anticipazioni sul futuro:

  1. Ho in serbo delle pillole per voi, tre romanzi di cui vi voglio parlare in breve;
  2. Una scrittrice mi ha contattata e mi ha regalato una meravigliosa opportunità: leggere e recensire la sua creatura – fra l’altro lo desideravo da mesi, quindi immaginate la gioia, oltre all’onore immenso -, pertanto concedetemi il tempo della lettura e condividerò con voi anche questa mia “esperienza” – sto leggendo tre, anzi quattro libri contemporaneamente e non lo facevo da secoli, quindi debbo riabituarmi a queste imprese -.;
  3. Debbo recensire un altro romanzo che da poco ho terminato e da cui, purtroppo, mi aspettavo di più… Ma ogni tanto capita! Non può essere tutto positivo, no?

Ecco fatto! Ora posso lasciarvi alla musica, augurandomi, come sempre, che gradiate le mie note volanti.

1. Rihanna feat. Kanye West and Paul McCartney – FourFiveSeconds

Ho amato questa canzone sin dal primo ascolto. A me Rihanna e la sua voce piacciono. Non mi tirate uova, pomodori and so on, ma sono fermamente convinta che non ci sarebbero state cantanti più adatte di lei per questo pezzo. Escludendo la mia antipatia a pelle per Kanye West – odio che, tuttavia, metto da parte quando si tratta della musica. Ascolto e fingo che non esista, semplice -, FourFiveSeconds è perfetta sotto ogni punto di vista, testo e sound. E poi… Ci sta il Paul mondiale. Più di così.

2. Olly Murs feat Demi Lovato – Up

Questa accoppiata improbabile – o quasi – mi piace un sacco. E’ una canzone leggera ed orecchiabile, mi è entrata subito in testa, senza pretese. Poi, al di là di tutto, ho sempre apprezzato la Lovato, ha talento e le sue canzoni sono in buona parte caricate sul mio iPod. Se ancora non vi è capitato di ascoltarla in radio, ve la linko e sono certa che il ritmo vi coinvolgerà, volente o nolente.

3. Sam Tinnesz feat Maggie Eckford – Up in flames

Ho ascoltato questa canzone in “Revenge” e me ne sono innamorata – no, non sono di parte. Quando ascolto sono decisamente imparziale, fidatevi – . E vi dirò: ho anche combattuto con il molestissimo Shazam che non aveva nessuna intenzione di taggarmela – maledetto! -. Alla fine, non ricordo come, sono riuscita ad averla lo stesso. Interpreti sconosciuti ai più, ma a me capita spesso. Ripeto: io non bado a nulla, ascolto, mi piace e basta. Me ne approprio.

4. Nneka – Heartbeat

Non ricordo dove l’ho ascoltata la prima volta questa canzone, so che mi è entrata in testa grazie a danza. La cantante è praticamente sconosciuta – almeno, nei nostri confini. Forse ho una propensione per gli sconosciuti? -, ma non lasciatevi intimorire anche in questo caso (?). Non è un sound per tutti, lo ammetto, però non sono sempre una da musica commerciale.