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Personal Review #6: Silver – La porta di Liv

Buonasera fanciulli e fanciulle!sì, sera per modo di dire… vabbè, ci può stare
Come ve la passate? E’ venerdì, quindi già tutto meraviglioso al solo suono della parola stessa e per me doppiamente, dal momento che esco da due giorno letteralmente pessimi. Esco da una sottospecie di influenza che come regalo gentilissimo si è permessa di lasciarmi una gola gonfia a tal punto da farmi sembrare un incrocio inquietante tra Lisa Simpson e Pippo quando parlo –  NO, non allegherò nessun audio dimostrativo, non sperateci -.
Questi giorni di malattia – e di forzata clausura – mi hanno quantomeno regalato gioie letterarie. Dato che ho ripreso la mia vecchia e mai del tutto rimossa abitudine di leggere più libri contemporaneamente – in fondo si dice che il lupo perde il pelo, ma non il vizio… -, mentre proseguo nel mio viaggio attraverso il meraviglioso mondo degli “Infernal Devices” che mi sono finalmente decisa ad affrontare, ne ho intrapreso un altro che da tempo rimandavo, quello alla scoperta del secondo capitolo della “Trilogia dei sogni” di Kerstin Gier: “Silver – La porta di Liv“.

Titolo: Silver – La porta di Liv
Autrice: Kerstin Gier
Editore: Corbaccio
Collana: Narratori Corbaccio
Anno: 2014
Pagine: 329
 

 Liv è sconvolta: Secrecy, la misteriosa autrice del blog più frequentato della scuola, conosce i suoi segreti più intimi e non si fa scrupolo di raccontarli a tutti. Come è possibile? E cosa le nasconde l’affascinante Grayson, che è diventato il suo “fratellastro” da quando la mamma di Liv è andata a vivere con il padre di lui, trascinando anche lei e la sorellina Mia in questa nuova avventura? Ma soprattutto, quale presenza oscura si aggira di notte negli infiniti corridoi del mondo dei sogni di Liv, un mondo che, incredibilmente, condivide con altre persone? E cosa significano gli improvvisi episodi di sonnambulismo di Mia? Incubi, misteriose apparizioni e pericolose cacce notturne non favoriscono certo la tranquillità di Liv, che di giorno è alle prese con una famiglia allargata davvero complessa, grazie anche alla gemella di Grayson, la splendida e spocchiosissima Florence, e alla loro terribile nonna, che non fa mistero di non approvare Liv, Mia e la loro madre… per non parlare del cane e della bambinaia! Per fortuna che c’è Henry, il suo ragazzo non solo nei sogni, ma anche qui la situazione non è semplice. E per di più sembrano esserci in giro parecchie persone che hanno ancora dei conti in sospeso con la nostra eroina e non solo di notte…

Ho letto l’incipit della trilogia l’anno scorso, esattamente pochi mesi fa, poco prima che uscisse in Italia il secondo capitolo e già allora ero rimasta piacevolmente colpita – non che fossi particolarmente stupita di ciò, dal momento che ho amato con tutto il mio cuore la “Trilogia delle gemme” della medesima autrice, pertanto non potevo che aspettarmi il meglio -. “La porta di Liv” ha ulteriormente alimentato la mia profonda propensione ed ammirazione nei confronti di questa scrittrice tedesca.
Partiamo dal presupposto che poiché, negli ultimi anni siamo stati invasi da saghe fantasy e di genere affini a tal punto che, come si suol dire, ci escono dalle orecchie, ciò che ci si immagina, prima di intraprendere la lettura di un romanzo simile, assomiglia a qualcosa di trito e ritrito, anche solo parzialmente, anche solo minimamente. Ecco, via tutti questi pregiudizi. Molto probabilmente risulterò molto poco imparziale, ma tutto ciò che la penna di Kerstin Gier crea e costruisce è un mondo sì di fantasia ma che nulla ha a che vedere con quanto sia già in circolazione. La mia non è mera propaganda, ma una considerazione di fatto che voglio porre alla vostra attenzione sin dal principio: se avete pensieri, se il vostro cuore è gonfio di preoccupazioni, se avete trascorso una notte a piangere, se le pene d’amore vi attanagliano l’anima, il rimedio è indubbiamente un libro di questa autrice. In questa sede è ovvio che vi consigli caldamente questo, ma è ancora più logico che sia necessario che abbiate letto il primo romanzo – qualora così non fosse, rimediate immediatamente-.
Escludendo il suo evidente talento nella scrittura, così travolgente ed impetuosa, quasi da non lasciare respirare il lettore, da tenerlo incollato alle pagine sino alla fine, la Gier ha una incredibile capacità di far sorridere ed anche ridere, con naturalezza e disinvoltura, in modo puro e genuino.
Sì, questo romanzo non è particolarmente romantico, stucchevole, è genuino, l’unico aggettivo che rende esattamente l’idea che voglio esprimere è questo. Non voglio fuorviarvi con il termine infantile, benché io mi senta spesso una bambina quando rido così a dismisura mentre leggo alcune scenette che l’autrice costruisce, perché sembrerebbe dare una connotazione negativa, invece tutto ciò che posso dire di lei è positivo e puramente bello. Semplicemente bello. Come può essere un albero di Natale illuminato e contornato da pacchetti colorati – ok, questo paragone, da nostalgica come sono, mi ha distrutta un po’, ma pazienza, ne valeva la pena -.
Ogni personaggio è adorabile, anche quelli più antipatici, anche gli odiosi, gli irritanti più irritanti possibili, in tutti i loro difetti, nella loro malignità: la fastidiosa nonna Spencer – detta Beocra, e NO, è troppo facile rivelarvi la ragione, sarete voi a doverlo scoprire… – l’ho amata nella sua molesta altezzosità, come non ho potuto che affezionarmi ancora di più a Florence, la sorella “acquisita” della protagonista, urticante come l’orticaria ma non per questo meno apprezzabile.
Ammetto di aver preso alla lontana questa mia recensione, ma la densità dei miei feels – come diciamo noi fangirls – mi impedisce di essere obiettiva e di fornire un senso ed un flusso logico di pensiero a ciò che sto scrivendo.
Per essere più chiara, sintetizzerò come un bambino di terza elementare le mie sensazioni relative al romanzo in un elenco di ciò che so (?) – tentate di non prendermi per pazza, ve ne prego-.
SO CHE Liv è la protagonista perfetta. Amo raramente, come già sottolineato più volte, le donne di carta, ma lei è davvero impossibile odiarla. E’ così immediatamente, sinceramente, completamente sempre se stessa, cristallina, trasparente, impulsivamente adolescente, affettuosamente protettiva nei confronti della sorella, perdutamente innamorata di Henry come lo si può essere del primo amore, ancora infinitamente bambina, ma, al tempo medesimo, combattiva, coraggiosa in un percorso di crescita palpabile ad ogni pagina del romanzo. Ecco, probabilmente se avessi una figlia femmina, sicuramente desidererei qualcuno di così caratterialmente e spiritualmente limpido come Liv.

«Il sogno è mio, le regole le stabilisco io!» dichiarai afferrando la maniglia. «Non mi
interessa proprio un fico secco di quello che la gente pensa di me.» Uno schiocco di dita
ed Emily, Florence e tutti gli altri si trasformarono in bolle di sapone. Fluttuarono nella
tromba delle scale, per poi scoppiare l’una dopo l’altra con un lieve po]! Soddisfatta,
oltrepassai la porta verde ed entrai nel corridoio.
«Attivare protocollo di sicurezza Mr Wu numero tre» mormorai. Quando nessuno mi
sentiva, mi divertivo a parlare con la porta come nei dialoghi dell’Enterprise. Questa era
cambiata molto nelle ultime settimane, senza il mio intervento. Mentre all’inizio
somigliava alla porta d’ingresso di un accogliente cottage nelle Cotswolds, laccata di un
verde scuro, adesso si erano aggiunti ai lati due capitelli e un sopraluce in vetro a mezza
luna. Era sempre verde, ma non più così scuro, piuttosto una tonalità verde menta e nella
sua foggia attuale era più adatta a una misteriosa villa vittoriana che a un cottage di
campagna.
Collegavo i cambiamenti nella porta a quelli avvenuti in me. Avevo osservato lo stesso
fenomeno anche in altre porte di questo labirinto. C’erano quelle che si limitavano a
cambiare colore, altre che perdevano la vernice, altre che mutavano forma e grandezza.
Ero convinta che dipendesse dallo stato d’animo del proprietario. Era faticoso mantenere
il quadro generale, perché inoltre le porte cambiavano anche di posto continuamente.
La maniglia a forma di lucertola era rimasta e mi ammiccò quando mi richiusi
lentamente la porta alle spalle. Appena in tempo per vedere la chioma bionda di Henry
scomparire dietro un angolo. Stavo per chiamarlo per nome, ma non lo feci: chi poteva
sapere fin dove sarebbe arrivata l’eco in questi corridoi e che cosa avrebbe potuto
scatenare? Inoltre, dove diavolo stava andando Henry? La sua porta era proprio di fronte
alla mia e avevamo appuntamento. Proprio qui. Se fosse stato per me, proprio adesso.
Decisi di lanciarmi all’inseguimento, dopo tutto avevo di meglio da fare che starmene
qui come una scema ad aspettarlo. Per esempio, potevo decidermi a parlare con lui. In
maniera seria, invece che pomiciare.

SO CHE Grayson. Sì, senza verbo. SO CHE GRAYSON. Grayson, che io, molto spesso, se non sempre, chiamo Gansey – e non è per nulla una coincidenza, sapevatelo -. Ok, ho appena detto che Liv è innamorata di Henry, ma vi sparo la bomba ad orologeria: la shippo con Grayson. Anche se è il suo fratello “acquisito”. Sì, ma NON SONO PARENTI. Non hanno nulla in comune. Sono solo frutto di una unione famigliare (?). Sto divagando, me ne rendo conto. Semplicemente Grayson è uno degli uomini di carta della mia vita. Adesso vi prego non venitemi a dire che non c’è nulla di interessante in lui, perchè è impossibile non rimanerne affascinate. Ed il bello del libro è che non passa mai inosservato il fatto che sì Henry è un tenerone bellissimo, dolce, con una famiglia problematica alle spalle, quindi bisognoso di affetto ancora più di quanto potrebbe esserlo un ragazzo normale, ma GAN… cioè GRAYSON. Insomma. Basta. Cià.

Grayson si voltò verso di me. Avevo paura a guardarlo negli occhi, perché, se mi
avesse fissato di nuovo con tanta compassione, mi sarei vista costretta a chiudermi in
bagno. Per sempre.
Lo sguardo di Grayson, però, era pieno di qualcosa che sembrava collera. «Sono un
idiota» esclamò. «Spetta a Henry spiegarti certe cose. E lo avrebbe dovuto fare già molto
tempo fa. Non ho idea del perché adesso l’ho fatto io al suo posto.»
«Perché vuoi essere d’aiuto.» Non sapevo bene perché, ma di colpo mi sentivo un
pochino meglio. Più leggera.
«Ma se ti ha fatto qualcosa che ti ha ferito, allora… il mio aiuto non serve a molto.»
Grayson mi rivolse un sorriso impacciato. «A parte tutto, ho esagerato. Quella volta non
era rimasto completamente solo con Milo e Amy. C’erano anche il giardiniere e la
governante. E poi gli animali domestici e la ragazza alla pari. Ma Henry continua a non
avere nessuna fiducia in loro quando si tratta di Amy. Mi riferisco alle baby-sitter, non agli
animali domestici.»
Cercai di ridere e incredibilmente ci riuscii almeno in parte.
Grayson tornò da me e mi osservò con attenzione. «Da quante notti non dormi per
bene?»
Mi strinsi nelle spalle e mi sdraiai sul cuscino. Di colpo mi sentivo terribilmente stanca.
Stanca, sfinita ed esaurita.
Lui gettò un’occhiata alla sveglia. «Avresti ancora un paio d’ore. Dirò a tutti di fare
piano e di non svegliarti.
Non devi preoccuparti per Mia, sono andato a controllarla prima e dorme tranquilla nel
suo letto.»
Sorrisi. «Ho sistemato alcune misure di sicurezza davanti alla sua porta dei sogni.
Giusto in caso di necessità. Dovresti metterle anche tu davanti alla tua.»
«Secondo te dovrei farlo?» Stava per uscire, quando si girò un’ultima volta e mi lanciò
un’occhiata diffidente. «A chi potrebbero interessare i miei sogni? Ormai sono uscito dai
giochi. E spero davvero che non ti venga in mente di… mmm, abusare della mia fiducia e
venirmi a trovare nei miei sogni.»
«Non lo farei mai! Solo in caso di necessità» gli giurai, affrettandomi a spegnere la
luce. Al buio era più facile parlare. «Grayson?»
«Sì?»
«Grazie. A volte non saprei proprio che cosa farei senza di te.» Poi aggiunsi
impacciata: «Mi spiace che tu per colpa mia non dorma abbastanza. Che ti preoccupi. E
che abbiamo tagliato quell’orribile tasso».
Lo sentii sospirare. «Non preoccuparti.»
«No, dico sul serio. Sei davvero il fratello maggiore più caro e simpatico…» e carino!
«che si possa desiderare.»
Scoppiò a ridere piano. «E tu sei la sorellina più insopportabile… e piagnucolosa che
abbia mai avuto. Buonanotte, Liv. Domani tornerà tutto a posto.»

SO CHE tutti vorrebbero una propria porta dei sogni. Non potete capire quanto adori questo dettagli che la Gier ha tirato fuori dalla sua meravigliosa testolina. La porta personalizzata per ciascuno. Una porta dei sogni che rispecchia totalmente il suo proprietario. Non lo trovate affascinante? Ed è talmente viva la descrizione che il lettore ci casca quasi. Cioè, io ci sono cascata. Mi sono praticamente convinta che esista una mia porta dei sogni a cui sono appese una decina di scarpette da punta ed a cui fa la guardia un leone gigantesco con una corona in testa.

SO CHE questo capitolo non è inferiore al primo. Non fatevi trasportare dalla solita diceria “I seguiti sono sempre scadenti“. “I difetti delle saghe“. Bla, bla, bla. Parole. Questo romanzo, se possibile, supera il primo, apre nuovi percorsi, intrica ed intensifica quelli già intrapresi e ci avvia trepidanti alla conclusione. Non si sa che aspettarsi, c’è più suspense che in un thriller, più azione che in un film di “Mission Impossible” – ok, forse sto un tantino esagerando, o semplicemente mi sto identificando in Liv, ma l’unico mio desiderio è scoprire chi diavolo è Secrecy, perché questo libro non ha fatto altro che confondermi le idee, dannazione – .

SO CHE l’unico possibile voto che può meritare questa piccola meraviglia è un 9 pieno, un mio sorriso di gioia, ed un invito a descrivermi la vostra porta dei sogni, perché io vi ho descritto la mia, quindi non è giusto che voi possiate trovarla ed io no.
Un bacione e buon inizio di weekend!

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Pubblicato in: Obsessions

Obsession # 2: Justin Timberlake

Ave lettori amatissimi!
E’ mercoledì,  la strada verso il weekend non pare più così lunga e tortuosa,quindi respiro e vado avanti (?) – potrei anche dire “Rifiuto l’offerta e vado avanti”, ma quel programma appena citato mi irrita il sistema nervoso quindi eviterò– e nel frattempo cerco di riprendermi da questa semi influenza (?) che mi ha colpita oggi.
Oggi ho deciso che mi addentrerò in un percorso difficile, o, perlomeno, non è così complicato, più che altro è complesso e man mano vi spiegherò anche perché. In apparenza, data la rubrica in cui ho voluto inserire questo post voi che leggete sarete immediatamente trascinati a pensare che, in realtà, sia un gioco da ragazzi parlare di colui del quale ho intenzione di parlarvi tra poco. Tuttavia vi posso assicurare che sarà tutto fuorché semplice.
Visto che se continuo così non ve lo presenterò mai ufficialmente (?), ma partirò in quarta con le mie squilibrate elucubrazioni mentali (?), svelerò il nome della mia ossessione odierna – odierna nel senso dell’attualità del post, eh.. -: Justin Timberlake. Beh, sì, c’è scritto nel titolo del post, ma tralasciamo questo dettaglio: sapete che mi piacciono le introduzioni complete e serie, da professionista (???).
Parto dal presupposto che già inserirlo in questa rubrica non è totalmente descrittivo di quello che lui rappresenta davvero per me. No, non scriverò qualcosa di enormemente obiettivo, anzi, non sarò per nulla equilibrata e non me ne importa un accidenti, anzi, probabilmente esalterò ancora di più il senso di questo post manifestando quanto io sia completamente ed immensamente di parte.
Da dove iniziare non lo so, forse non l’ho mai saputo, nemmeno quando questo articolo balenava nella mia testolina rossa e matta come una flebile luce di idea e non quanto possa essere un bene per dare un senso compiuto alle mie parole ma ci proverò con tutta me stessa. Comincerò dal principio, da quando ho iniziato ad amarlo – ok, sono cerebrolesa, siete liberissimi di pensarlo e dirmelo anche attraverso commenti, vi giustifico, autorizzo, anzi, vi incito ad esprimervi – .
Era una notte buia e tempestosa… Ok, va bene, faccio la seria. Non sono in grado di precisarvi esattamente il momento in cui Justin Timberlake ha iniziato a fare battere il mio cuoricino di stupida teenager, ma sono pressocchè certa che è d’uopo (?) collocare l’avvenimento intorno all’uscita di “Bye bye bye” degli *NSYNC al principio degli anni 2000.
Al tempo frequentavo le scuole medie, ero un orribile mix tra Ciampi sopraccigliare (?) ed un hobbit, patita di boybands. Il ricciolino piccino del gruppo appena menzionato mi faceva sclerare ed in un certo qual senso mi auguravo che la cosa finisse lì – o forse no.. -. Beh, comunque è continuata, mi pare palese. Il fatto poi che fosse il boyfriend di Britney Spears – pianto galattico per la loro rottura – non ha fatto che ingigantire a dismisura la mia cotta. Siamo sinceri, il termine cotta è ben riduttivo, rispetto a quello in cui Lui si è trasformato – Lui maiuscolo, come se fosse Dio sceso in Terra.. ehm. -.
Il fatto è che sono letteralmente cresciuta con lui. La sua musica ha accompagnato il mio percorso adolescenziale ed una buona parte delle sue canzoni rappresenta un momento importante per me, l’ha segnato, sottolineato come un evidenzatore Stabilo dei più potenti.
L’obiettività scarseggia quando non mi risparmio nel commentarlo come l’uomo perfetto ai miei occhi, ma è senza alcun dubbio evidente anche ai “profani” il suo talento e la sua passione in ogni cosa che fa: musica, cinema, opere benefiche, moda, ovunque spicca, è artista, è eclettico, poliedrico e da parte mia non può che esserci non solo amore e devozione più completa come quella che solitamente vi è nei confronti di un idolo, ma anche una profonda e radicata stima, ammirazione verso chi riesce bene in tutto ciò che fa. – sento già le voci che commentano e dicono che tutto questo innamoramento è dato anche dal fatto che sia oggettivamente troppo figo per essere vero… Sì…. cioè, NONOASSOLUTAMENTENOMACOSADITEMAI. Chi crede a quello che ho appena detto alzi la mano!-
Mi pare di conoscerlo da sempre, di fare parte della sua vita, i cui dettagli di maggior rilievo li conosco meglio di di lui stesso, l’ho applaudito, apprezzato, sono stata e sono immensamente fiera di lui, ma ho saputo anche “rimproverarlo” e criticarlo, con quell’atteggiamento affettuoso ed eccessivamente coinvolto che è tipico di un fan da secoli come sono io.
Come potrei, d’altronde, essere distaccata? Il liceo per me è stato Justified, la maturità Futuresex/Lovesounds, la laurea The 20/20 experience.
Mia mamma vomita letteralmente la sua musica e sono certa che lo odi ormai da quanto glielo propino, ma penso si ricordi bene la gioia nei miei occhi il giorno successivo all’unico suo concerto a cui abbiamo mai assistito, il 1° giugno 2007 –mannaggia a te che non sei venuto in Italia con questo tour-.
Ho tante passioni, attori, cantanti, artisti che stimo, però, davvero, nel profondo del mio cuore, lui sarà sempre il numero UNO. Che canti, che balli, che reciti, che faccia qualsiasi cosa per me è il migliore. Rimarrò sempre una quindicenne per lui e non me ne vergogno per nulla, anzi, lo ringrazio, perchè è la prova vivente che ci sono cose, persone che aiutano davvero, senza le quali, in alcuni momenti della vita, ti perderesti senza più ritrovarti. E senza stare a parlarvi di questi attimi di buio che io, come tutti, ho attraversato, vi assicuro che una delle luci più intense è stata lui e spero, un giorno, di poterglielo dire di persona.

[Un linkuccio alla bio ci sta sempre, anche se, come avete potuto comprendere, non è stata il centro di questo mio post.. ]

Vabbè… Anche qualche altra foto che è sempre piacevole per la vista, perdindirindina.

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Pubblicato in: Me, Thoughts

27 gennaio 1945.

Ricordare oggi, ricordare sempre.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Pubblicato in: Books, Libri, Nibbles

Nibbles Nibbles #2: Magisterium

Ehilà, lettori! Come ve la passate? Io piuttosto bene: è finalmente giunto il weekend. Che sollievo. Ogni settimana sembra essere sempre più pesante della precedente – probabilmente questo mio pensiero è motivato dal fatto che sto invecchiando, purtroppo… -.
Quest’oggi ho deciso di darvi un assaggio di ciò che sto leggendo – a dire tutta la verità, più che altro, terminando… -, in tutta la mia magnanimità… Ovviamente sto scherzando, non sia mai che mi prendiate sul serio anche quando ironizzo su me stessa.
Tornando seria.. Vi concedo una briciola di questo bellissimo incipit di saga, sperando di stuzzicarvi ad intraprendere il viaggio…
Si tratta di Magisterium, scritto a 4 mani, da Holly Black e Cassandra ClareCassie, oh Cassie del mio cuore-, a tratti simile alla saga della zia J.K. – Rowling. Sì, Harry Potter e non sarò nè la prima nè l’ultima a dirlo, ma pazienza, cosa ci posso fare? -, ma seriamente appassionante.

Titolo: Magisterium
Autrici: Holly Black & Cassandra Clare
Editore: Mondadori

Collana: I Grandi
Anno: 2014
Pagine: 319

Quando raggiunge la grotta in cima al ghiacciaio, Alastair capisce subito che il Nemico l’ha preceduto. Sua moglie Sarah è stata uccisa, come gli altri maghi lì rifugiati. Solo il debole vagito di un neonato lo rincuora: suo figlio Callum, seminascosto accanto al cadavere della madre, è ancora vivo. Ma quando Alastair lo prende fra le braccia, le terribili parole incise nel ghiaccio da Sarah prima di morire lo fanno inorridire… Dodici anni dopo, quando Call viene ammesso al Magisterium, la prestigiosa accademia riservata ai ragazzi dotati di talento magico, suo padre è contrario: sin dalla più tenera età ha insegnato al figlio a diffidare della magia. E ora Rufus, il magister più anziano della scuola, lo ha ammesso all’Anno di Ferro, il primo del Magisterium. Call non può sottrarsi al suo destino. La magia scorre, in certe famiglie. Ma sul destino di Call incombe fin dalla nascita l’artiglio del Nemico.

«Benvenuti al Magisterium.»
Scrosciarono gli applausi. Call si guardò intorno: avevano tutti gli occhi lucidi. E per
quanto facesse resistenza, sapeva di averli anche lui.
Poi fu la volta di Magister Rufus. «Domani vedrete il resto della scuola, ma per stasera
seguite i vostri Magistri e sistematevi nei vostri dormitori. Per favore, restate vicini
mentre vi fanno strada nel Magisterium. Il sistema delle gallerie è complicato, e finché
non l’avrete ben appreso vi perdereste facilmente.»
“Perdersi nelle gallerie” pensò Call. Era proprio la cosa che lo spaventava di più da
quando aveva sentito parlare di quel posto. Rabbrividì al pensiero del suo incubo, quello
in cui restava imprigionato sottoterra. Alcuni dubbi tornarono a insinuarsi in lui, gli
avvertimenti del padre gli echeggiavano nella testa.
“Però mi insegneranno a volare” pensò, come discutendo con qualcuno che non c’era.
Magister Rufus alzò una delle grandi mani, a dita aperte, e pronunciò una parola
sottovoce. Il metallo del bracciale prese a brillare come se fosse diventato incandescente.
Un attimo dopo, con un cigolio così forte da sembrare un urlo, il portone si dischiuse.
Dalla fessura si riversò fuori una luce, e i ragazzi avanzarono tra sospiri ed
esclamazioni. Call sentì un sacco di «Forte!» e «Straordinario!»
Un minuto dopo dovette ammettere a malincuore che era davvero straordinario.
L’ingresso era vasto, più grande di qualunque ambiente coperto Call si fosse mai
immaginato. Avrebbe potuto contenere tre campi da basket e ancora sarebbe avanzato
spazio. Il pavimento era della stessa mica lucente che aveva visto nell’immagine evocata
all’hangar, ma le pareti erano coperte di concrezioni calcaree, come se migliaia di candele
fuse le avessero rivestite di cera colata. Ai margini si ergevano stalagmiti, ed enormi
stalattiti pendevano fin quasi a toccarle. C’era un fiume di un blu zaffiro che attraversava
la sala, entrando da un’arcata e uscendo da un’altra, con un ponte di pietra scolpita ad
attraversarlo. Sulle sponde del ponte erano incisi disegni che Call ancora non avrebbe
saputo decifrare, ma che gli ricordavano i segni sul pugnale che il padre gli aveva
scagliato.
Call rimase indietro mentre tutti gli apprendisti della Prova gli sciamavano attorno,
radunandosi nel centro della sala. Si sentiva la gamba rigida per il lungo viaggio sul bus e
sapeva che sarebbe stato lentissimo a muoversi. Sperò che da lì ai dormitori il tragitto
non fosse lungo.
Il portone si chiuse alle loro spalle con un tonfo che lo fece sussultare. Si voltò in tempo per vedere una fila di stalattiti acuminate cadere una dopo l’altra dal soffitto e
piantarsi nel suolo, bloccando l’ingresso.
Drew, dietro di lui, deglutì. «Ma… come faremo a uscire?»
«Non lo faremo» disse Call, tutto contento di avere almeno una risposta a quella
domanda. «Non usciremo.»
Drew si allontanò da lui. Call non poteva biasimarlo, ma cominciava a essere stufo di
farsi evitare solo perché faceva notare cose ovvie.
Qualcuno gli afferrò una manica. «Vieni.» Era Aaron.
Call si voltò e vide che Magister Rufus e Tamara si erano già avviati, la ragazza a
passo deciso, con un piglio che prima, sotto gli sguardi vigili dei genitori, non dimostrava.
Brontolando, Call seguì il terzetto oltre un’arcata, nelle gallerie del Magisterium.
Magister Rufus alzò una mano, e nel palmo gli comparve una fiamma che danzava
come una torcia. A Call ricordò il fuoco posato sull’acqua nella prova finale. Chissà che
cos’avrebbe dovuto fare per farsi bocciare sul serio, per farsi bocciare in un modo che
escludesse definitivamente la sua presenza lì.

Pubblicato in: Books, Libri, Previews

Preview #2: “Four – Una scelta può liberarlo” + “Anna and the french kiss” + “Champion”

Buondì miei amati lettori!
Finalmente anche nel mio angolo di mondo è giunta la neve e, lo ammetto, la sto amando probabilmente perché mi impedisce di andare in ufficio, ma questo è un dettaglio del tutto trascurabile…  O no?
Dunque, veniamo a noi. Quest’oggi ho deciso di pescare a caso (?) fra le prossime uscite letterarie e darvi un qualche spunto per futuri acquisti.
Ok, forse vi ho mentito: non sono state scelte del tutto fortuite le mie, in verità ho seguito un filo conduttore.
Ho preso tre romanzi (precisamente due romanzi ed una novella, giusto per essere pignoli) che desidero leggere da un po’ e che, finalmente, a breve, verranno pubblicati anche in lingua italiana. Il fatto che poi due di essi siano distopici è solo una conseguenza della mia tendenza ormai palese nei riguardi di questo genere, quindi perdonate se risulterò anche questa volta un pochino di parte (vi assicuro che le mie propensioni sono completamente oculate, sono un palato raffinato).
Let’s go, babies!

Titolo: Four: Una scelta può liberarlo
Autrice: Veronica Roth
Editore: De Agostini
Collana: Le gemme
Anno: 2015 (27 gennaio)
Pagine: 304

Quando per Tobias Eaton arriva il Giorno della Scelta, il ragazzo non ha dubbi: vuole lasciare la fazione che per sedici anni è stata la sua prigione e scappare dalla furia del padre violento. Per il suo nuovo inizio sceglie gli Intrepidi, perché desidera imparare da solo a sconfiggere le proprie paure e a essere coraggioso. Con un nuovo nome, “Quattro” comincia l’addestramento che lo porta a scalare la classifica degli iniziati e ad attirare su di sé l’interesse delle più alte sfere dirigenziali, che lo vorrebbero trasformare nel più giovane capo fazione che negli Intrepidi abbiano mai avuto. Ma è davvero così… oppure c’è qualcosa di più inquietante dietro gli intrighi dei leader Intrepidi? Due anni dopo, Quattro – disgustato dalle trame della sua fazione – è pronto a fare la propria mossa e a lasciarsi tutto alle spalle, ma l’arrivo di una giovane iniziata cambia ogni cosa. Perché, grazie a lei, Quattro scopre un lato di sé che non credeva di possedere. Grazie a lei, potrebbe tornare a essere semplicemente Tobias.


Titolo: Il primo bacio a Parigi – Anna and the french kiss
Autrice: Stephanie Perkins
Editore: De Agostini
Anno: 2015 (31 Gennaio)
Pagine: 400

Non c’è nulla che Anna aspetti più dell’ultimo anno di liceo. È sicura che ogni singolo momento insieme alla sua migliore amica e al ragazzo per cui ha una cotta colossale sarà indimenticabile. Ma le cose non vanno affatto come sperato. Perché i genitori di Anna decidono di spedirla per un anno intero in collegio a Parigi. Anna è disperata… almeno fino al giorno in cui incontra Etienne St. Clair. Divertente, sensibile, affascinante, St. Clair sembra proprio il ragazzo perfetto. C’è solo un piccolo problema: lui è fidanzato. Ma si sa Parigi è la città più romantica del mondo, e tra una passeggiata sulle rive della Senna e un appuntamento al chiaro di luna, tutto può succedere…

Titolo: Champion
Autrice: Marie Lu
Editore: Piemme
Collana: Freeway
Anno: 2015 (aprile)

June e Day hanno sacrificato tutto per il popolo della Repubblica e l’altro, e ora il loro Paese sta per mutare completamente. June collabora nuovamente con la Repubblica, lavorando nei circoli d’elite del governo come Princeps-Elect, mentre a Day è stata assegnata una ruolo di militare di alto livello.
Ma nessuno avrebbe potuto prevedere ciò che avrebbe contribuito a riunirli: proprio quando un trattato di pace è imminente, un focolaio di peste provoca il panico nelle colonie, e la guerra minaccia le città di confine della Repubblica. Questo nuovo ceppo di peste è più letale che mai, e June è l’unica a conoscere la chiave per la difesa del suo Paese. Ma salvare la vita di migliaia significherà chiedere che lei rinunci a tutto ciò che ama.

Vi siete segnati sul calendario questi appuntamenti? Io sì! – e non approfondisco ulteriormente perché verrebbe fuori il mio Disturbo Ossessivo Compulsivo e tutti i miei schemini sulla Moleskine e…. Vabbè.-.
Che posso dirvi? Per quanto riguarda Veronica Roth – amichevolemente definita Satana dai lettori della saga di “Divergent” – è una garanzia (ps: nonostante la lunghezza, io ritengo opportuno definire “novella” questo libro in uscita riguardante il solo personaggio di Quattro. E’ un excursus sulla vita di questo uomo meraviglioso – voi appassionati lettori non potrete che concordare con me in merito all’aggettivo riferito a costui – ).
Parallelamente, se non avete ancora letto “Legend” e “Prodigy” di Marie Lu, i primi due capitoli dell’ulteriore saga distopica, di cui “Champion” è la conclusione, CORRETE A COMPRARLI che altrimenti vi picchio, bricconi! Merita la lettura! Forza! Muovetevi!
Anna and the french kiss” è una di quelle chicche che vedo ovunque e per cui ho provato rabbia per più di un anno perché noi in Italia ne eravamo ancora “privi” – lo avevo anche messo fra i libri in lista da leggere in lingua -. Quindi, non potrò che appropriarmene con avidità!
Bene, siamo giunti al termine di questo appuntamento!
Bacio con schiocco a voi fedeli ed alla prossima! 

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Personal Review #5: Raven Boys – Ladri di sogni

Ave a voi, carissimi lettori! Come state? Io, nonostante la pesantezza lavorativa quotidiana, discretamente bene. Ultimamente ho mille idee e non riesco a gestirle (?) LOL. La mia mente ne partorisce sempre di nuove e di diverso tipo. Mi auguro solo di avere la forza, le capacità e soprattutto il tempo materiale di portarle a compimento – non dico tutte, ma almeno parte di esse-.
Quest’oggi ritorno con un appuntamento a cui manco da un po’: la recensione. Dopo un’attenta, approfondita, combattuta analisi delle alternative da recensire sono giunta ad una conclusione, anche grazie al consiglio delle mie due amichette, amabili followers di questo blog ( Cecilia e Serena): vi parlerò del mio primo libro del 2015, quello che materialmente ho terminato il 3 di gennaio, ovvero “Ladri di sogni – Raven boys” di Maggie Stiefvater. Secondo di una trilogia – mi aspetto già di avere la barba prima di leggere il capitolo conclusivo -, a mio parere, lascia aperti il doppio degli interrogativi rispetto al primo romanzo. Ma andiamo con ordine…

Titolo: Ladri di sogni – Raven Boys / The Dream Thieves (The Raven Circle#2)
Autrice: Maggie Stiefvater
Editore: Rizzoli
Anno: 2014
Pagine: 519
La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero… Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.

Parto da un presupposto semplice e diretto: tutto ciò che scriverò è ancora più relativo di quanto di relativo può essere insito in una qualsiasi recensione. Bene, sono riuscita a complicarvi la vita o semplicemente anche solo a confondervi le idee / stordire i vostri neuroni.
Cercherò di essere maggiormente chiara: “Raven boys” spesso mi ha destato il dubbio che fossi ritardata. Scusate, ma benchè ami profondamente la Stiefvater, nel corso della lettura dei suoi romanzi, mi capita di soffermarmi a cercare di capire cosa sia accaduto DAVVERO. O semplicemente arrivo ad un punto e inizio a farmi domande, senza riuscire poi a darmi risposta, nemmeno al termine del libro. Sono ormai convinta che questa sia una sua caratteristica peculiare, anzi direi proprio il punto di forza della narrazione proveniente dalle sue dolci manine e dalla sua brillante testolina, assieme allo stile travolgente ed alla capacità incredibile e assai rara di dare uno spazio giusto per ciascun personaggio.
Questo capitolo della saga lo definerei come quello di Ronan, come il precedente lo è stato di Adam. Non potrei che condividere pienamente questa scelta di percorso: nessuno ha mai messo in dubbio l’essenza di protagonista di Gansey, ma, diciamocela tutta, senza necessità di giri di parole o capitoli densi a lui dedicati, è un personaggio che parla da sè, emerge nella sua spavalderia, nella sua sicurezza, ma qui anche nella maturità. Non è più solo l’aria da “uomo vissuto” che fa tremare le gambe a Blue, o lo sguardo penetrante – che, vi assicuro, devasta ogni volta anche me, lettrice ocheggiante -, ma è la profondità che ha sviluppato il Ragazzo Corvo, meno bambino rispetto al primo romanzo e decisamente vicino all’età adulta.
E’ semplice tessere le lodi di Gansey, perchè chi non si innamorerebbe di lui? Quindi, fin qui, penserete anche voi, lavoro semplice. Ma, secondo il mio modesto parere, nulla di meno hanno gli altri tre masculi della situazione.
Iniziamo da Adam: nonostante io non sia una sua ammiratrice accanita – probabilmente perchè, come si dice in gergo tecnico da fangirl, shippo Blue con Gansey, LOL -, devo ammettere che, a livello di crescita personale, non può che essere un esempio per gli altri membri della “gang”. Si è letteralmente “fatto da sè”, ha vinto le sue paure, si è reso indipendente, con ogni sforzo e fatica possibili, ma dal primo libro il suo mondo è del tutto mutato.
Ronan: decisamente è il fulcro di “Ladri di sogni”. Mi ha sempre affascinato il fatto che rappresentasse il bad boy fra i quattro; dietro quel suo atteggiamento sempre un po’ insolente, da duro, si è sempre nascosto un lato molto più sensibile rispetto a quello degli altri, un abisso di emozioni e sentimenti quasi impossibile da cogliere nella loro interezza, per via della loro intensità. Il suo dono – che non voglio svelare, perchè sarebbe un po’ come scartare un regalo di Natale in anticipo, e mi rivolgo specialmente a chi non ha nemmeno assaggiato il primo romanzo – è la sua maledizione, ciò che lo ancora e lo allontana allo stesso tempo dalla sua famiglia, quello che, tuttavia, più di tutto, lo conduce alla scoperta e riscoperta di sè stesso.

Quella notte Ronan sognò il suo tatuaggio.
Si era fatto quel tatuaggio intricato solo qualche mese prima, un po’ per irritare Declan, un po’ per vedere se fosse davvero doloroso come tutti dicevano, e sicuramente per dare un avvertimento a chiunque ne vedesse gli uncini. Era pieno di cose che venivano dalla sua testa: becchi e artigli e fiori e liane affondate in bocche urlanti.
Aveva impiegato parecchio tempo per addormentarsi, quella notte, avendo la mente abitata dalla Mitsubishi in fiamme, da Gansey che reggeva la bomba Molotov, dal linguaggio enigmatico della scatola misteriosa, dalle occhiaie scure sotto gli occhi di Adam.
E quando si addormentò, sognò il tatuaggio. Di solito Ronan ne vedeva solo pezzi sparsi; non aveva visto il disegno completo da quando se l’era fatto. Ma quella notte vide tutto il tatuaggio da dietro, come se si trovasse fuori dal proprio corpo. Era più intricato di quanto ricordasse. La strada che portava alle Stalle ci serpeggiava dentro, e Motosega spuntava da un boschetto di rovi. C’era anche Adam nel sogno; seguiva il complesso tracciato dell’inchiostro con il dito. Disse: «Scio quid hoc est». Mentre faceva correre il dito sempre più in giù sulla pelle nuda della schiena di Ronan, questi scomparve del tutto, e il tatuaggio diventò sempre più piccolo. Era un intreccio celtico grande come un wafer, e Adam, che era diventato Kavinsky, disse: «Scio quid estis vos». Si mise il tatuaggio in bocca e lo ingoiò. 
Ronan si svegliò di soprassalto, una sensazione di vergogna ed euforia.
L’euforia svanì molto prima della vergogna.
Non avrebbe più dormito.

E poi come dimenticare Noah? Certo, la sua presenza appare quasi “aleggiante”, evanescente – ed anche in questo caso tacerò la motivazione di questa mia definizione.. -, ma non meno importante di quella degli altri tre. Dolce, delicato, riflessivo, c’è sempre, nei suoi silenzi e nelle sue poche parole, ma aiuta più dell’immaginabile. Se dovessi scegliere chi vorrei come amico del cuore, sicuramente, ad occhi chiusi, punterei a lui, al suo cuore d’oro, alla sua saggezza atipica per la sua giovinezza.
No, non mi sono dimenticata di Blue e no, non la nomino per ultima perchè la odio. Anzi, la adoro. Mi piace tantissimo. Non è la solita protagonista di romanzi fantasy: la trovo estremamente reale nella sua timidezza, nelle sue insicurezze. E’ circondata dall’assurdo, dal surreale, dalla ricerca di un re che non vuole assolutamente farsi trovare (!!), eventi travolgenti e sconvolgenti, ma lei appare imperturbabile. “Appare” è il termine esatto perchè nel concreto non la è per nulla, tuttavia mantiene un’ “aura” tipica dell’ adolescente della sua età, permangono i suoi problemi, gli interrogativi, e quanto possa pesare sulla sua vita è reso notevolmente più “oscuro” dalla sua personale maledizione, che le impedisce di essere serena e la porta ad allontanare ciò che desidera di più.

Gansey sollevò gentilmente la mano di lei dalla sua pelle, reggendola in maniera formale, come a un ballo. Se la mise sulla bocca.
Blue rimase ferma. Immobile. Il suo cuore aveva smesso di battere. Idem le sue palpebre. Non poteva dire non baciarmi. Non poteva nemmeno formulare un no.
Lui appoggiò la guancia, vicino alla bocca, sulle sue nocche e poi le lasciò andare la mano.
«Lo so» disse lui. «Non lo farei.»
La pelle di Blue bruciava del ricordo della sua bocca. L’uccellino dentro il suo cuore non smetteva di tremare. «Grazie per esserti ricordato.»
Lui tornò a guardare la valle. «Oh, Jane.»
«Oh, Jane, cosa?»
«Lui non voleva, lo sapevi? Mi aveva detto di non provare a farti venire al nostro tavolo quella sera al Nino’s. Ho dovuto convincerlo. E poi ho fatto la figura dell’idiota…» Si voltò di nuovo verso di lei. «A cosa stai pensando?»
Lei si limitò a guardarlo. Che sono uscita con il ragazzo sbagliato. Che stanotte ho distrutto Adam senza motivo. Che non sono affatto ragionevole… «Pensavo fossi un coglione.»
In tono galante, disse: «Grazie a Dio hai usato il passato». Poi: «Non posso… non possiamo fargli questo».
Si sentì ferita. «Non sono una cosa. Da avere.»
«No. Gesù. Certo che no. Ma sai cosa intendo.»
Lo sapeva. E aveva ragione. Non potevano fargli questo. Lei non avrebbe dovuto farlo a se stessa, comunque. Ma le devastava il petto, la bocca e la testa.
«Vorrei che tu potessi dare un bacio, Jane» disse. «Perché te ne chiederei solo uno. Sotto tutto questo.» Fece un gesto verso le stelle. «E poi non dovremmo più parlarne.»
Sarebbe potuta essere la fine di quella storia.
Voglio qualcosa di più.
Lei disse: «Possiamo fare finta. Solo una volta. E poi non ne parleremo più».
Che persona strana, mutevole, era Gansey. Il Gansey che ora si voltava verso di lei era lontano anni luce dal ragazzo snob che aveva incontrato la prima volta. Senza esitazione, lei gli mise le mani intorno al collo. Chi era quella Blue? Si sentiva più grande del suo corpo. Alta quanto le stelle. Lui le si avvicinò – il cuore di lei sobbalzò ancora – e premette la guancia contro la sua. Le sue labbra non le toccarono la pelle, ma lei riusciva a sentire il suo respiro, caldo e irregolare, sul viso. Le sue dita sulla schiena. Le labbra di Blue erano così vicine alla sua mascella da poter sentire l’accenno di barba che le ricopriva. Sapeva di menta e ricordi e passato e futuro, e lei si sentì come se l’avesse già fatto, e già desiderava farlo di nuovo.
Oh, aiuto, pensò. Aiuto, aiuto, aiuto.
Lui si spostò. E disse: «E ora non ne parliamo più»

Tanto per non farci mancare niente, la cara Maggie, oltre a lasciarci con mille interrogativi ed a turbinare le nostre umane idee (!!), ha avuto la brillante trovata – ironia più affetto, ovviamente- di introdurre un personaggio che io ho trovato a dir poco interessante, anzi, direi più affascinante: l’Uomo Grigio. Io non voglio dirvi di più, anche perchè cosa potrei dirvi? E’ davvero un’impresa epica fornire una esaustiva descrizione di questo individuo. Tuttavia, potrei riassumere quanto sia umanamente esprimibile relativamente a costui con una domanda: chi diavolo è? Io una mia risposta l’ho data, e sono sicura che nel corso della lettura un’ideuzza ve la farete anche voi…
Come posso concludere? Sono stata un po’ di parte, forse, e la conclusione di questa recensione potrà apparire abbastanza ovvia, ma assicuro che è praticamente impossibile non farsi conquistare dalle atmosfere della Stiefvater, dalle sue incantevoli creature e dalle avventure a cui ci permette di partecipare.
Siate ladri di sogni anche voi e vi assicuro che non ve ne pentirete.

Voto: 9

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Obsessions #1: Sam Claflin

Buona domenica, lettori!
Come state? Avete accettato la fine del periodo natalizio? Io no LOL, ma ne ero già consapevole in precedenza. Probabilmente mi rassegnerò al tempo del mio compleanno – ovvero il 3 Febbraio, ma poco meno di un mese-.
Dunque, come promesso, oggi non parlerò di libri, ma di altro. Questa volta ho scelto di iniziare un percorso molto personale, un po’ sulla stregua della Character Session. Difatti vi presenterò una “serie” di mie ossessioni. Persone per cui ho una evidente, palese, incurabile cotta, attori, cantanti, artisti che stimo, o meglio, con cui sono fissata da sempre, da molto, da troppo -LOL-.
Non vi stresserò eccessivamente l’esistenza con la biografia, metterò semplicemente il link alla Santa Wikipedia, più che altro tenterò di spiegarvi il perché della mia fissa, cercando di essere obiettiva il più possibile, ovviamente nei limiti, dal momento che, toccando il personale, non sempre è facile e giusto esserlo.
Ho deciso di partire da un attore giovane che mi piace da qualche anno, benché la crush sia stata alimentata nuovamente di recente: Sam Claflin.
Samuel George Claflin, nato il 27 Giugno 1986 ad Ipswich – Santo Suffolck-, ha 28 anni e purtroppo è già sposato. Ho confessato subito il problema, per togliermi il peso principale. Scusami, Laura, non posso farci nulla. Ho capito che era il principe dei sogni solo con “Love, Rosie“. Non che prima non ci fossero i segnali, sia ben chiaro, ma questo film lo ha ulteriormente confermato.
Parto dall’inizio, da quando si è palesato nel mio mondo, in “Pirati dei Caraibi – Al confine del mondo“: lì era un pretuccio che poteva passare inosservato, ma NO. Scommetto anche che qualcuno non avrà collegato che fosse lui. E invece… Cioè, lo ammetto, io ci sono arrivata più tardi. Mi spiego: ammetto che quando è apparso in “The Hunger Games – La ragazza di fuoco” non ho pensato subito a chiedermi chi fosse, cioè più che altro sapevo benissimo il suo nome, ma non ho fatto in tempo a pormi la domanda perché sono rimasta devastata dal suo… tutto. – Ma un zuccherino da lui lo volete? Io anche due o tre o quattro o mille o… basta.
Dopo essermi asciugata la bava doverosa, ed avere inghiottito la saliva in eccesso, sono riuscita a valutare con cognizione di causa la sua interpretazione ed ho concluso che porca miseria se era perfettamente Finnick. Il sorrisetto, le fossette, la sfacciataggine. Insomma, il mio personaggio preferito della saga aveva ottenuto giustizia con lui.
Dopo tutto ciò sono andata a farmi un giro su Google ed ho cercato informazioni su di lui. Per Giove, ma è il reverendino tanto carino di POTC 4! Già lo avevo apprezzato, nonostante l’imponente occupazione del mio cuore da parte del caro Johnny Depp – prima o poi vi parlerò anche di lui... – , però con Finnick ha vinto tutto.
Cercando di essere imparziale e provando a non far penetrare nulla di strettamente ed evidentemente personale, io vi consiglio con tutto il cuore di darvi uno sguardo alla sua filmografia – evitando “Biancaneve ed il cacciatore“, perché appare veramente poco.. Ok, magari non escludetelo a priori, ma lasciatelo in fondo alla lista-, perchè al di là della sua bellezza, sono fermamente convinta che sia uno degli attuali talenti giovani più versatili nel panorama cinematografico. Può essere l’uomo dei sogni – in “Love, Rosie” vi assicuro che mi è partita una OTP extra cosmica con Lily Collins. (per gli “inesperti”, OTP = One True Pairing, la coppia preferita, la migliore per ogni fandom) – come impersona nel modo più realistico possibile il bastardo per eccellenza – in “Posh” vi giuro che mi ha fatto venire i brividi; il film non è un granché, ma lui è eccezionale e vale la pena vederlo anche solo per lui, oltre che, femminilmente (?) parlando, per la quantità di esemplari di sesso maschile di una certa qual levatura, soprattutto in lingua originale, con il suo meraviglioso accento british che per Giove smuove i muri.- .
Da lettrice accanita ho urlato quando ho appreso che avrebbe interpretato il ruolo principale nell’adattamento cinematografico di “Me before you” e sto bramando che arrivi almeno foto dal set il più presto possibile – iniziate presto a girare! – perché so per certo che l’attesa per il film sarà logorante.
Con la consapevolezza che devo assolutamente recuperare i film tv della BBC di cui è stato protagonista – perdonate la difficoltà con cui mi approccio alla visione, ma uno di essi è “I pilastri della Terra” e ci vuole fegato… – vi lascio con alcune foto di questa meraviglia di uomo e con un link alla sua bio, se volete documentarvi maggiormente (HERE) – sì, in inglese, è più dettagliata-, augurandomi che anche voi siate conquistati dalle magiche fossette britanniche e dai capelli perfetti di Samuel George.

              

Pubblicato in: Books, Libri, Nibbles

Nibbles Nibbles #1: Endgame

Buongiorno lettori!
Momento triste: siamo al 7 gennaio. Questo implica che io debba arrendermi definitivamente al termine del periodo natalizio – ergo, ritorno, altresì, al lavoro. TOP, come si suol dire nel gergo odierno-.
Tuttavia, ciò non mi impedisce di ritagliare un pochino di spazio per voi e per un’altra nuova rubrica – ve lo avevo detto che questo 2015 avrebbe portato novità… -.
Questa volta vi permetterò di “assaggiare” un “bocconcino” – da qui il titolo del post odierno e del “filone” a cui intendo dare incipit – di ciò che sto leggendo attualmente. E dal momento che sono anche un po’ perfida, non vi concederò molto, al fine di stuzzicare maggiormente la vostra curiosità.
Finalmente ho preso in mano un romanzo che mi attendeva da un bel po’ – l’ho acquistato quando è uscito infatti, qualche mese fa- e che mi stava chiamando a gran voce: Endgame, The calling. Primo di una trilogia, questo libro è collegato ad un vastissimo progetto che coinvolge anche i social network (compresi YouTube e Google) e si associa ad una vera e propria caccia al tesoro – confesso, devo ancora totalmente capire io in prima persona, ma se vi interessa questo è il sito ufficiale: http://endgameiscoming.com/ -.
Sono ancora abbastanza in “acque basse“, ma posso assicurare che sono già rimasta piacevolmente stupita, incantata, anzi, direi quasi travolta da questo romanzo. Lo sento come sia distopico, quindi parte di un genere che, come ho già detto e ribadito, molto in voga, sia come fuori dal comune, da ogni classificazione possibile. La narrazione è intensa, un vortice a cui non si può resistere.
Titolo: Unbreakable
Autori: James Frey, Nils Johnson – Shelton
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Anno: 2014
Pagine: 490

Una serie di catastrofi naturali si è abbattuta su alcune città sparse per il mondo. Tutti sono convinti che si tratti di una tragica coincidenza. Solo in dodici conoscono la verità. Dodici prescelti che hanno atteso questo giorno per diecimila anni. Mentre l’umanità era ignara della minaccia che gravava sulla Terra, loro si preparavano alla sfida. Generazione dopo generazione, hanno affinato le proprie capacità fìsiche e intellettive, diventando raffinati strateghi e assassini infallibili, maestri dell’inganno e acuti osservatori. E adesso devono mettere in pratica ciò che hanno imparato: quelle catastrofi infatti sono il segnale che dà inizio alla caccia. Per ognuno di loro, è arrivato il momento di partire alla ricerca della Chiave, l’unico oggetto in grado di fermare l’apocalisse. Chi la troverà per primo, avrà salva la vita. Gli altri saranno condannati. Perché questo è Endgame. Un gioco letale in cui non ci sono regole. Un gioco in cui sopravvive solo il più abile. Un gioco da cui dipende il destino di tutti noi. Endgame è reale. Endgame è ovunque. Endgame è iniziato.

Dopo questa breve introduzione, vi lascio un “assaggio” delizioso!
Se la tecnica narrativa potrà apparirvi un po’ fuori dalla norma, non preoccupatevi. Io credo proprio che questo metodo di narrazione sia il bello del libro…

Ora potete guardare.
Tutti i Giocatori aprono gli occhi.
Sono seduti in un circolo, a gambe incrociate e a schiena dritta, con le mani
giunte in grembo. Le bende sugli occhi, i sudari e il gelo che sentivano sono
spariti. I 12 sono liberi di muovere la testa, le mani e il torace, ma se tentano di
alzarsi si accorgono di essere paralizzati nella parte inferiore del corpo.
Le vostre gambe sono sane. Torneranno a funzionare quando avrò
finito.
L’entità che li ha condotti lì è invisibile, benché la sua voce sembri provenire
da dietro le spalle di ciascuno di loro.
Diversi Giocatori cercano di parlare ma, come le gambe, anche le bocche
sono paralizzate.
Si guardano intorno. Si trovano in una foresta circondata da colline e
montagne. L’aria è fresca e frizzante, il terreno è soffice, i rumori sono
smorzati.
Dietro il versante settentrionale del circolo, a 754 piedi di distanza, sorge
un’enorme piramide, priva di aperture o contrassegni visibili. I suoi contorni
sono perfettamente lisci, la superficie non presenta la minima irregolarità:
nessuna linea che lasci immaginare l’accostamento di mattoni o un qualsiasi
genere di tecnica edile. La base della piramide misura 800 piedi di lato.
L’altezza è quasi pari alla base. La punta è bianca e scintillante.
Si guardano l’un l’altro. Si vedono ora per la prima volta. I Giocatori che
inseguiranno, pedineranno, combatteranno, ameranno, tradiranno, temeranno,
uccideranno. Memorizzano tutto: il colore degli occhi, i tatuaggi visibili, le voglie
sulla pelle, le pettinature, la postura, la linea del mento, le fossette, il modo di
muoversi. Tutto. Giudicano, saltano a conclusioni, tirano a indovinare. Ciascuno
di loro è stato addestrato per questo: l’individuazione rapida dei nemici, la
valutazione dei punti deboli.
Ciascuno di loro trova gli altri Giocatori ancora più interessanti dell’immensa
piramide.
Sono i 12.
Siamo nelle montagne del Qin Lin, a sud-ovest della città oggi nota
come Xi’an. Questa è la Grande Piramide Bianca. È più grande della
piramide di Giza. Come il mio popolo, anch’essa si cela da lungo
tempo agli occhi degli uomini.
I Giocatori smettono di fissarsi l’un l’altro e spostano lo sguardo sulla
piramide lucente. Tre figure coperte da mantelli escono da un varco nero che
appare per meno di un secondo sulla superficie della piramide. Due delle figure
restano accanto alla piramide, come guardiani. La 3^ raggiunge i Giocatori in
un istante, come se lo spazio tra la piramide e la foresta non esistesse. Si piazza
alle spalle di Sarah Alopay, che gira la testa per guardarla.
L’entità ha un mantello scuro e tempestato di punti luminosi come se fosse
fatto di spazio e trapunto di stelle. Porta appeso al collo un disco piatto coperto
di glifi.
È alta – almeno 7,5 piedi – e magra, con le spalle larghe e le braccia lunghe.
Calza scarpe scintillanti, che sembrano fatte della stessa sostanza della Grande
Piramide Bianca. I suoi piedi sono molto lunghi e molto piatti.
Ha la testa lunga e stretta. Come la voce, anche il volto della creatura non è
maschile né femminile. La sua pelle sembra di madreperla. I lunghi capelli hanno
il colore del platino. Gli occhi sono due fessure nere.
È evidente che non proviene da questo mondo. I Giocatori intuiscono che
dovrebbero esserne spaventati, e invece si sentono a proprio agio. Non hanno
mai visto niente del genere, eppure quell’essere è stranamente familiare. Alcuni
di loro lo trovano persino affascinante, bello.
Sono kepler 22b. Siete qui per ricevere informazioni su Endgame.
Ve le fornirò. Anzitutto, è consuetudine presentarsi.

PS: dopo una serie di appuntamenti “libreschi”, penso che il nostro prossimo incontro sarà su qualcosa di diverso…. Ma non dico di più!
Alla prossima!

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! Analisi del 2014 !

Oggi ho dato un’occhiata al rapporto di WordPress sul mio blogghino e mi va di condividerlo con voi! -spero che almeno qualcosa vi freghi… LOL.-
A presto per un articolo tutto mio (?) –come il principe…. ok, basta.– .

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 290 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 5 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Inspiring Books #1: Unbreakable & Io sono il messaggero

Buongiorno lettori miei e buon 2015 di cuore!
Questo è il primo post dell’anno e come ogni cosa che riguarda un inizio mi emoziona come una bambina. Odio le persone negative, che non sperano in un miglioramento, che non si augurano mai di nulla di buono: io, al contrario, vedo tutto con un sorriso e positivamente mi approccio a questo 2015, partendo con una sensazione di imminente cambiamento, di novità, un profumo che non può che farmi sentire già diversa. Mi auguro con tutta me stessa che sia lo stesso da parte vostra.
Allora, siccome ho finora accennato alle novità, questo inaugurale post avrà come oggetto una new entry nell’ambito delle rubriche del mio blog: mi occuperò di libri che mi ispirano.
Ok, potrete pensare: “Spesso ispirano libri che poi, concretamente, fanno schifo, o, quanto meno, deludono parecchio.“. Però capita di frequente anche il contrario – a me, detto sinceramente, accade più spesso che il sesto senso sia confermato e quindi il romanzo mi soddisfi -.
Dunque, qui mi dedicherò unicamente a libri che ho intenzione di leggere e la cui trama ha stuzzicato il mio cervelletto di ginger girl – ovviamente sono ben graditi commenti, opinioni, idee di voi lettori, sia che abbiate già letto i romanzi che considero ispiranti, sia che semplicemente attirino anche voi, sia se avete voglia di darmi altri consigli.-
Bene, cominciamo questa nuova tradizione con due romanzi che credo proprio abbiano ben poco in comune, ma che mi hanno subito attirata e che ho intenzione di leggere molto molto presto.
Titolo: Unbreakable
Autrice: Kami Garcia
Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Anno: 2014
Pagine: 288

Cos’è davvero successo alla madre di Kennedy? Una sera la figlia la trova riversa sul letto, senza vita. Secondo i medici si tratta di un infarto, ma ben presto anche Kennedy rischia di morire. Si salva grazie a Jared e Lukas, i misteriosi gemelli che fanno irruzione nella sua stanza. Sono loro a rivelarle la verità: stava per cadere vittima di un fantasma vendicatore, uno di quelli combattuti dalla Legione della Colomba Nera, la società segreta che protegge il mondo dai demoni. Nella stessa notte cinque membri della Legione sono morti, e ora devono essere rimpiazzati da altri ragazzi, ognuno dotato di un abilità unica e prodigiosa. Kennedy non può tirarsi indietro. Intorno a lei incombono forze terrificanti e invisibili, mentre il suo cuore è destinato a battere per un amore nuovo e dirompente: l’unica scelta giusta, l’unica possibile, è lottare.

Lo ammetto: sono stata un po’ influenzata nella mia “ispirazione” dal fatto che qui e là abbia letto che sia stato definito come una sorta di Supernatural letterario (?), però, a mia discolpa, posso altrettanto affermare che il mio gnek nei confronti Kami Garcia mi abbia fatto per un attimo dubitare. Mi spiego meglio: io non sono riuscita a finire “Beautiful creatures“. Sì, “La sedicesima luna“, quel libro terribile da cui hanno tratto un altrettanto orribile film. Cavolo, l’ho detto. Chiedo scusa. Non riesco ad essere troppo imparziale. Mi spiace, proprio BC l’ho trovato pesante e lento, una mattonata sullo stomaco. Magari un giorno avrò il coraggio di riprenderlo – cioè, a questo punto, ricominciarlo, dato che l’ho rimosso per disgusto, tsk.-, però non ora, non è questo il giorno (…).
Comunque, torniamo a noi. Un po’ fantasy, un po’ dark, un po’ horror, fra i generi che preferisco. Trama accattivante, ottimi spunti, non eccessivamente lungo – quindi significa che creerà quella sofferenza psicologica da attesa di seguito che piace a me -, profuma proprio di droga letteraria. Poi la mia amichetta Cecilia del blog http://sesolosapessidire.wordpress.com/ me l’ha consigliato con tutto il suo cuore, quindi i miei occhi sbarluccicanti non vedono l’ora di inglobarlo (? oddio, che termine terrificante ho usato. Vabbè che siamo in tema horror, però…)


Titolo: Io sono il messaggero – I am the messenger
Autore: Markus Zusak
Editore: Frassinelli
Collana: Narrativa
Anno: 2015
Pagine: 403

L’esistenza di Ed Kennedy scorre tranquilla. Fino al giorno in cui diventa un eroe. Ed ha diciannove anni, una passione sfrenata per i libri, un lavoro da tassista piuttosto precario che gli permette di vivacchiare, e nessuna prospettiva per il futuro. Quando non legge, passa il tempo con gli amici giocando a carte davanti a un bicchiere di birra o porta a spasso il Portinaio, il suo cane, che beve troppo caffè e puzza anche quando è pulito. Con le donne non è particolarmente disinvolto, perché l’unica ragazza che gli interessi davvero è Audrey, la ragione per cui è rimasto in quel posto senza vie d’uscita. Capace di colpirlo al cuore con una frase: “Sei il mio migliore amico”. Non serve una pallottola per uccidere un uomo, bastano le parole. Tutto sembra così tremendamente immutabile: finché il caso mette un rapinatore sulla sua strada, e Ed diventa l’eroe del giorno. Da quel momento, comincia a ricevere strani messaggi scritti su carte da gioco, ognuno dei quali lo guida verso nuove memorabili imprese. E mentre Ed diventa sempre più popolare, mentre nota una luce diversa negli occhi di Audrey e la gente lo saluta per strada, inizia a domandarsi: da dove arrivano i messaggi, chi è il messaggero?

Partiamo dalla copertina fighissima – ed io non mi esprimo MAI sulle copertine dei libri, per il semplice motivo che spesso la copertina NON fa il libro, anche se molte le amo, e non lo dico, per cercare di mantenere una sorta di imparzialità ed equilibrio nel giudizio -, continuiamo col fatto che è risaputo che Zusak scriva da Dio – ufficialmente non ho ancora letto “The book thief” ma le recensioni positive di amici ed amiche che lo hanno divorato non fanno che invogliarmi ad intraprendere presto anche questo viaggio -, e terminiamo con la trama che ben si adatta alla sottoscritta, dato l’amore per i libri e la sfiga in amore.
Come si può scappare da questo acquisto? DEVO AVERLOimmaginatemi con una faccia da drogata, più o meno sono così ora– . Fra l’altro è pure appena uscito, quindi fresco fresco di stampa. Il mio fiuto non fa che dirmi che è necessario inserirlo al più presto nei miei scaffali.

E voi che mi dite?
Dai, commentate un po’ altrimenti piango.
(No, non è vero. Ok, forse un pochino sì.)
Un abbraccio e buon anno ancora!