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Due consigli appassionati

Buon pomeriggio a tutti ♥

Questo periodo è davvero logorante, quindi perdonate la mia assenza. Non ho davvero testa – come si suol dire – per scrivere un articolo di blog. Oggi ci proverò, mettendocela tutta per soddisfare le mie e le vostre aspettative, soprattutto.

Stavolta non mi occuperò di una recensione di un libro letto, stavolta vi parlerò di qualcosa che, nell’ultimo periodo, mi ha toccato profondamente il cuore. Sarò più precisa: di un film e di una serie tv che mi hanno regalato emozioni davvero profonde.

Bohemian Rhapsody” e “L’amica geniale

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Andrò con ordine.

Sono cresciuta con i Queen.
Avevo quindici anni quando li scoprii ed iniziai ad ascoltarli assiduamente. Prima era solo piacere uditivo, poi divenne passione. Cominciai ad interessarmi alla loro storia, alla formazione, alla personalità di ciascun componente. La loro musica divenne mia compagna, aiuto nei momenti peggiori, sollievo e conforto. Non c’è un singolo momento importante della mia vita che non colleghi ad una loro canzone.
Freddie Mercury è il mio idolo assoluto, il mio mito più grande, a tal punto che uno dei rhapsody-1030x615miei rimpianti più sentiti è non averlo mai ascoltato live. Una volta mi chiesero dove andrei se avessi una macchina del tempo ed io risposi “Al Live at Wembley del 1986”. Qualcuno rise, io non ci trovai nulla di divertente. Ma, in effetti, non è semplice capire quello che significa per me quest’uomo ed, in generale, la band di cui faceva parte.

Ho aspettato anni ed anni questo film e ne avevo anche timore. Forse dovrei dire più una paura quasi irragionevole. Ero terrorizzata all’idea che creassero un pasticcio totale e stravolgessero il personaggio ed il suo carattere. Però, quando ho visto le prime foto sul set – subox-office-30-novembre-bohemian-rhapsody-va-fortel quale erano presenti anche due membri del gruppo, Brian May e Roger Taylor -, sono rimasta a bocca aperta. Mi è scesa una lacrima nel vedere quanto Rami Malek somigliasse fisicamente a Fred ed ho cominciato a scalpitare.

La visione è stata una delle esperienze cinematografiche più belle della mia vita, piena di emozioni. Era impressionante constatare la reale somiglianza in tutto, gesti, espressioni, camminata, di Rami a Freddie, avevo i brividi, sembrava di averlo davanti – ed ancora più alla seconda visione in lingua originale, la STESSA VOCbohemian-rhapsody-filmE, quindi SE NON GLI DATE L’OSCAR… -.
Nonostante i cambiamenti, le modifiche alla storia, i tagli, per me è stato decisamente impossibile definire brutto questo film.
È entrato di diritto fra i miei film preferiti, ha colto nel segno, attori somiglianti, atmosfere perfette, dinamiche fra i membri del gruppo attinenti alla realtà: insomma, per una fan l’apoteosi della bellezza

Consiglio con tutto il mio cuore la visione a cui vuole conoscere i Queen, a chi li ama, a chi vuole appassionarsi alla musica, a chi vuole vivere totalmente un film. Avevamo bisogno di qualcosa del genere nei cinema.

De “L’amica geniale” ho letto tutto ed il contrario del tutto.

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Devo ammettere che con chi lo ha definito noioso e non attinente al libro mi sono arrabbiata. A me quel libro è entrato in cuore e cervello e tutto si può dire della serie tv tranne che poco attinente e noiosa.

Ma partiamo dal principio.
Sono a metà della lettura della tetralogia della Ferrante e me ne sono innamorata al primo capitolo del primo volume (ma dalla mia recensione si era già capito).
Già solo vedere le foto delle attrici scamica-geniale-serie-800x400elte mi ha riempita di gioia: totalmente azzeccate, quasi in maniera sbalorditiva. La visione del primo episodio, poi, mi ha sconvolta: la precisione dell’ambientazione, la perfezione della resa delle vicende, la bravura del cast mi hanno conquistata.
Forse sarò di parte per mille motivi, ma dovrebbero tutti vedere questo telefilm. Credetemi, ne meritate profondamente la visione.

Siamo state tutte Elena, io per prima, abbiamo avuto tutti una Lila, almeno una volta nella vita e riflettersi nella storia raccontata dalle pagine sullo schermo di Elena Ferrante è un piacere visivo, uditivo, di ogni aspetto sensoriale. È un modo per capirsi e per capire, per analizzare sé stessi e la propria storia; in un rapporto di amicizia le sfumature si perdono, svaniscono e se non si è parte integrante di esso, forse, non le si possono comprendere a fondo. Ma sicuramente avere vissuto qualcosa di simile aiuta. Ma non solo: la serie tv di Saverio Costanzo amica-geniale-serie-tv-colonna-sonora-1543496935– un vero maestro che spero non si fermi alla prima stagione – ci rende partecipi di un mondo totalmente diverso, ma brutalmente somigliante all’attualità purtroppo, visto che rispetto agli anni Cinquanta dovremmo esserci evoluti, no… ? -, come se fossimo fermi in una dimensione in cui le donne non hanno voce in capitolo, non possono decidere, scegliere la propria strada ed il proprio volere per il futuroed anche scegliersi oltre che scegliere -.

Elena e Lila ci mostrano due percorsi opposti e, per certi versi, coincidenti di due ragazze che crescono assieme, separate e unite, alla ricerca della propria identità, volendo una propria identità, in una società in cui l’istruzione, che spesso tanto disprezziamo o, semplicemente, riteniamo inutile, un dettaglio banale di cui si potrebbe fare a meno, come una sorta di mala abitudine, ma è così importante, passa in secondo piano, perché ciò che vale è trovare un uomo, sposarsi, sistemarsi, trascorrere una vita piatta, racchiusalamica-geniale nella quotidianità grigia dell’essere l’ombra del proprio marito. In modo differente e complementare ci mostrano quanto noi, appartenenti al sesso femminile, abbiamo dovuto combattere – e, sfortunatamente, dovremo sempre – per affermarci, per far sentire la nostra voce – quanto è triste! -.

Ecco perché mi arrabbio nel leggere un certo tipo di commento a questa serie tv.
Ed ecco perché dovete recuperarla, se ancora non l’avete vista.
E poi la chicca del dialetto napoletano chi se la perde? 😍

 

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Pills

Buon sabato a tutti voi ❤

Come ve la passate? Io tutto a posto, inizia a fare freddino, oggi soprattutto ❄

Oggi ho deciso di darvi qualche piccolo consiglio, libri che mi sono piaciuti e che ho letto in questi ultimi mesi. Spero possano incontrare i vostri gusti 💕✨

 

Titolo: L’amore è sempre in ritardo
Autrice: Anna Premoli
Editore: Newton Compton
Anno: 2018
Pagine: 320

I primi amori sono di solito un dolce ricordo, capace di far sorridere. Non per Alexandra Tyler: Norman Morrison, il migliore amico di suo fratello Aidan, l’ha rifiutata senza tante cerimonie dopo che lei ha trascorso l’adolescenza a corteggiarlo e a comporre per lui terribili lettere d’amore in rima. Ogni volta che lo vede – anche ora che è una donna adulta e sta finendo un dottorato in Geologia alla Columbia – non riesce proprio a controllare il malumore. Le sue storie sentimentali sono state tutte un fallimento. E la colpa, secondo Alex, è proprio di Norman. Quando, stanca di incontri poco entusiasmanti, decide di prendersi una sacrosanta pausa dal complicato mondo degli appuntamenti, Norman, altrettanto stufo di pranzi tesi in casa Tyler, le propone una tregua: lasciarsi il passato alle spalle e provare a comportarsi in modo almeno amichevole. Alex non può tirarsi indietro di fronte a quella che per lei suona quasi come una sfida: trattarlo in modo cordiale in fondo non dovrebbe essere così difficile. O almeno, questo è quello che crede…

Posso ritenermi un pochino di parte, visto che ho praticamente letto ogni suo libro, però ci tenevo molto a segnalare il suo ultimo romanzo che ho letto in poco più di due giorni. Come sempre la Premoli sa come rendere una storia romantica, senza sfociare nel melenso, è ironica, giocosa, sempre nuova, è immediato empatizzare con i suoi personaggi e trovare parte di sé in qualcuno di loro. Se volete una lettura leggera, scorrevole e divertente, questo libro è perfetto.

 

 

Titolo: La lettera d’amore
Autrice: Lucinda Riley
Editore: Giunti
Anno: 2018
Pagine: 560

Ci sono segreti facili da smascherare e altri che restano sepolti per una vita intera. Come quello di Rose, l’anziana signora che Joanna, giovane reporter del Morning Mail, conosce durante la cerimonia di commemorazione del famoso attore Sir James Harrison. Pochi giorni dopo, Joanna riceve un plico contenente una vecchia lettera d’amore e un biglietto dalla grafia tremolante, ma è ormai troppo tardi per chiedere qualsiasi spiegazione: Rose è morta e la sua casa completamente svuotata, come se la donna non fosse mai esistita. Quando anche l’appartamento di Joanna viene messo sottosopra, la giornalista capisce che ha tra le mani una storia scottante, e la sua unica via d’uscita è scoprire la verità sui misteriosi amanti della lettera. Chi erano realmente? E perché è così importante che nessuno sappia di loro?

Non avevo mai letto nulla della Riley e questo, per me, è stato il primo romanzo suo che ho preso in mano. Non riuscivo più a staccarmi dalle pagine, letteralmente, e questo nonostante il fatto che, obiettivamente, sia un’autrice molto sentimentale – di solito fatico ad apprezzare questo stile -. Tuttavia la scrittura è piena ed intensa, le vicende trascinano con facilità il lettore a tal punto da fargli avere perennemente il desiderio di sapere come andrà a finire.

 

 

Titolo: Tutta la vita che vuoi
Autrice: Enrico Galiano
Editore: Garzanti
Anno: 2018
Pagine: 415

Tre ragazzi. Ventiquattr’ore. Una macchina rubata. Una fuga. Una promessa. Perché ci sono attimi che contengono la forza di una vita intera. Così intensi da sembrare infiniti. È un susseguirsi di quei momenti che Filippo Maria vive il giorno in cui, per la prima volta, riesce a rispondere a tono al professore di fisica che lo umilia da sempre. Appena fuggito da scuola vuole solo raggiungere Giorgio, il suo migliore amico che, immobile di fronte a una chiesa, si chiede perché non sia ancora riuscito a piangere al funerale del fratello. Poco dopo incontrano una ragazza che corre a perdifiato: è Clo. Basta uno scambio di sguardi e i tre si capiscono, si riconoscono, si scelgono. La voglia di vivere e di cambiare che hanno dentro è palpabile, impressa nei loro volti. Si scambiano una promessa: ognuno di loro farà quell’unica fondamentale cosa che, di lì a vent’anni, si pentirebbe di non aver fatto. Anzi, lo faranno insieme: Clo sa come aiutarli. Basta scrivere su un biglietto cosa li renderebbe felici. Lei ne ha uno zaino pieno, di motivi per cui vale la pena vivere: le nuvole quando sembrano panna o l’odore della carta di un libro… Ora spetta a Giorgio e Filippo trovare il loro motivo speciale per cominciare a vivere senza forse, senza dubbi, senza incertezze. Ma non sempre chi ci è accanto è sincero del tutto. Ciò non riesce a condividere con loro la sua più grande speranza per il futuro. Perché a diciassette anni è difficile lasciarsi guardare dentro e credere che esista qualcuno disposto ad ascoltare i segreti che non siamo pronti a rivelare. Per farlo non bisogna temere che la felicità arrivi per davvero e afferrarla.

Ho letto entrambi i suoi libri, quindi avrei potuto consigliarvi l’uno o l’altro perché li ho amati entrambi allo stesso modo. Amo come scrivo, amo il suo modo di usare le parole, di descrivere le emozioni, le sue frasi sono piene di significato, le sue storie mi hanno lasciato tantissimo ed insegnato altrettanto. DOVETE leggerlo, vi obbligo quasi 😂

 

 

Titolo: L’incantesimo della spada
Autrice: Amy Harmon
Editore: Newton Compton
Anno: 2018
Pagine: 384

Il giorno in cui mia madre è stata uccisa, ha detto a mio padre che non avrei mai più pronunciato una sola parola e che se fossi morta, lui sarebbe morto con me. Predisse anche che il re avrebbe venduto la sua anima e avrebbe ceduto suo figlio al cielo. Da allora mio padre attende di poter avanzare la sua pretesa al trono e aspetta nell’ombra che tutte le parole di mia madre si avverino. Desidera disperatamente diventare re. Io voglio solo essere finalmente libera. Ma la mia libertà richiede una fuga e io sono prigioniera della maledizione di mia madre tanto quanto dell’avidità di mio padre. Non posso parlare o emettere suoni. Non posso impugnare una spada o ingannare un re. In un regno in cui gli incantesimi sono stati banditi, l’unica magia rimasta potrebbe essere l’amore. Ma chi potrebbe mai amare… un uccellino?

Da fan della Harmon sono rimasta stupita da questo suo approccio al fantasy, pur essendo certa che sarebbe stata eccellente anche in questo campo. Ed in effetti non mi sbagliavo. Questa storia è travolgente, nuova, magica e poetica e merita di essere letta e riletta. Mi auguro che presto ne esca il seguito, ne sento davvero il bisogno.

 

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Personal Review: Il tatuatore di Auschwitz

Buondì lettori
Come ve la passate? Io abbastanza bene, fra uno studio e l’altro, un acciacco e l’altro – sì, come gli anziani 😂 –
Ho anticipato sul blog che sarei tornata a breve con una nuova recensione.
Ho scelto un libro che ho terminato da pochissimo e che mi ha davvero lasciato tantissimo.
Mi auguro che le mie parole possano spingervi e convincervi a leggerlo, perché merita davvero tanto.

 

Titolo: Il tatuatore di Auschwitz
Autrice: Heather Morris
Editore: Garzanti
Anno: 2018
Pagine: 223

Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento in poi sarà solo una sequenza inanimata di numeri tatuata sul braccio. Ad Auschwitz Lale, ebreo come loro, è l’artefice di quell’orrendo compito. Lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo. Quel giorno però Lale alza lo sguardo un solo istante. Ed è allora che incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non può più dimenticare. Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito. La ragazza racconta poco di sè, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno il passato. Eppure sono le emozioni a parlare per loro. Sono i piccoli momenti rubati a quella assurda quotidianità ad avvicinarli. Ma dove sono rinchiusi non c’è posto per l’amore. Dove si combatte per un pezzo di pane e per salvare la propria vita, l’amore è un sogno ormai dimenticato. Non per Lale e Gita che sono pronti a tutto per nascondere e proteggere quello che hanno. E quando il destino vuole separarli nella gola rimangono strozzate quelle parole che hanno solo potuto sussurrare. Parole di un domani insieme che a loro sembra precluso. Dovranno lottare per poterle dire di nuovo. Dovranno crederci davvero per urlarle finalmente in un abbraccio. Senza più morte e dolore intorno. Solo due giovani e la loro voglia di stare insieme. Solo due giovani più forti della malvagità del mondo.

sep3

Qualcuno molto più saggio di me ha detto “È successo. Può succedere ancora.“.
Mi sono tatuata – riprendendo il titolo del romanzo di cui parlerò – queste parole nella mente, consapevole di quanto siano tremendamente e fatalmente vere e quanto sia necessario dirle, rimarcarle, sottolinearle, ripeterle anche un migliaio di volte in un momento come questo.
Ora più che mai, in un periodo cupo, oscuro, che nasconde tante verità subdole ed atroci, che, in cuor mio, speravo fossero ormai completamente lontane, è giusto leggere, rileggere, informarsi, vedere, rivedere.
Leggere libri mai letti. Esplorarli. Farceli entrare dentro, nel cuore e nell’anima, permettere loro di diventare parte di noi.
Rileggerne di vecchi, riviverli, comprenderli più a fondo, come se non fossero mai abbastanza, per non darli mai per scontati.
Informarsi su ciò che già sappiamo, che non sapevamo o pensavamo di sapere. Le nozioni, i ricordi, gli studi non sono mai sufficienti, un ripasso di determinati momenti storici giova, ci cresce, ci forma e ri-forma.
Vedere documentari, film, telefilm, qualsiasi cosa ci permettere di toccare con mano il dolore, la sofferenza, la rabbia, la devastazione.
Rivedere, reimparare, reistruirci, in nome del futuro, in nome del passato.
Il tatuatore di Auschwitz” è un piccolo passo in questo senso, un tassello di un percorso che non ha mai fine e che non deve avere fine, perché ricordare è bene, è un monito, un avvertimento nemmeno tanto sottile, nonostante la delicatezza e la grazia che la Morris utilizza per raccontare la sua storia.
L’autrice usa la prosa educata propria di una scrittrice che sa quello che fa, che conosce profondamente l’argomento, che si è impegnata a fondo per sapere come e cosa doveva scrivere, che ha fatto penetrare dentro di sé le vicende e la vita dei protagonisti.
Benché non usi praticamente mai una parola più alta dell’altra – modo di dire che si adatta perfettamente alla situazione -, ogni sua pagina permette al lettore di percepire ogni sorta di sentimento, anche i più contrastanti fra di loro – rabbia, rassegnazione, dolore, distruzione, malinconia, amore, amicizia, generosità, compassione -; a volte sembra di essere davvero là, con i prigionieri, vivere la loro vita giornaliera – se così si può definire, anche se non credo proprio sia il termine più adatto, anzi, per nulla lo è, sarebbe certamente più opportuno dire “vivere la morte che loro vivevano” -, vedere quello che vedevano, sentire quello sentivano.
L’amore fra Lale e Gita nasce dalla sofferenza più profonda e cresce in un luogo di strazio e desolazione in un modo inaspettatamente puro e forte, o, forse, è proprio per questa ragione che diventa così invincibile e rende loro invincibili, combattivi nel sopravvivere, nel ritrovarsi fuori per vivere appieno tutto ciò che bramano – lui, più speranzoso e fiducioso nel domani, lei, meno ottimista, restia a rivelargli qualcosa di più che il nome riguardo sé stessa, convinta a farlo una volta che otterranno la libertà -.
I tocchi, gli sguardi furtivi, i momenti rubati qua e là – complice di ciò il fatto che Lale riesca a scambiare merce all’interno del campo e, dunque, ad ottenere favori, oltre che vettovaglie in più per gli amici e la ragazza – sono fra i pochissimi spiragli di umanità in un luogo che non ha mai nemmeno respirato niente di vagamente rapportabile all’umano. Però i prigionieri resistono, si uniscono, si aiutano, c’è ancora la speranza ed, anche se non sempre sopravvive per molto tempo, traspare e rimane imperitura fino al termine del romanzo.
Non riuscite nemmeno ad immaginare quanto libri come questi riescano a darmi forza. Certo, come ho accennato all’inizio, al giorno d’oggi non è per nulla semplice ed immediato credere negli essere umani – anche se un cantante da me molto amato lo afferma convinto in una sua canzone – e sicuro è che tempi come questi spesso celano il peggio, lo anticipano, mascherandolo da qualcos’altro, anche se, in realtà, chi è accorto, sa perfettamente con cosa ha a che fare.
Tuttavia, storie come queste, storie vere, storie di dolore indicibile ed immaginabile, mi regalano sempre qualcosa di importante, mi spingono ad andare avanti, a combattere ed a sperare con tutta me stessa che il passato, a volte destinato a ritornare, stia lì dove sta e non ci minacci nemmeno più di tornare ad essere.
A tutte quelle persone che sono sopravvissute, a quel coraggio che hanno avuto, ma anche a chi non ce l’ha fatta.
A loro dedico il mio pensiero e niente più che quello, perché le parole, per momenti che vorremmo totalmente cancellare dalla storia, non bastano né ce ne saranno mai di giuste.
Voto: 10 

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Personal Review: Darkest minds

Rieccomi qui!
Come promesso, è arrivato il momento della terza recensione vincitrice.
Per chi non sapesse… Tempo fa, sulle Instagram stories del profilo del blog (QUESTO, per chi non lo seguisse) avevo chiesto quali fra un elenco di libri fossero i preferiti per una futura recensione e ne sono risultati vincitori tre. Di due vi ho già parlato ed ora è la volta del terzo.
Fatemi sapere che ne pensate ✨

 

Titolo: Darkest Minds
Autrice: Alexandra Bracken
Editore: Sperling & Kupfer
Anno: 2018
Pagine: 360

Quando Ruby si sveglia il giorno del suo decimo compleanno, qualcosa in lei è cambiato. Qualcosa di abbastanza preoccupante da costringere i genitori a mandarla a Thurmond, un brutale campo di riabilitazione gestito dal governo dove sono rinchiusi i giovani come lei. Ovvero, i giovani che sono riusciti a sopravvivere alla misteriosa malattia che ha decimato la popolazione e che da allora sembrano aver acquisito poteri speciali. Ci sono i Verdi, dotati di un’intelligenza eccezionale; i Blu, di telecinesi; i Gialli, che controllano l’elettricità; i Rossi il fuoco e gli Arancioni, come Ruby, la mente umana. Ora Ruby ha sedici anni ed è riuscita a scappare da quell’inferno, ma per lei l’incubo non è ancora finito. Durante la sua fuga, però, incontra un gruppo di ragazzini evasi come lei: Zu, Ciccio e Liam, carisma da leader e decisamente carino. Ma Ruby non può rischiare di avvicinarsi a lui. Sarebbe troppo pericoloso. E, in viaggio verso l’unico rifugio sicuro, ci sono già fin troppi pericoli da affrontare…

Immagine correlataOgni volta che decido di iniziare un distopico finisco col pormi il seguente dilemma: mi piacerà davvero?
E non tanto perché mi rendo conto di avere un carattere decisamente pignolo – colpa, o forse, talvolta, oserei dire, merito dei miei studi giuridici -, ma perché, avendone letti davvero troppi, a volte mi ritrovo a non apprezzarli a sufficienza o a trovarli eccessivamente simili fra loro. Dunque il mio giudizio non risulta tanto falsato, ma rigido e severo, anche più del dovuto.
Quando ho cominciato “Darkest minds” sono, stranamente, partita positiva e, fortunatamente, nel corso della lettura, non ho avuto alcun modo di ricredermi e ciò contrariamente a quanto la massa pareva pensare di questo romanzo – o, almeno, alcune opinioni adocchiate sul web -.
Non ho trovato nulla di ridondante né di particolarmente pesante, anzi: la storia si presenta come scorrevole, ben impostata ed i personaggi sono discretamente caratterizzati, nonostante, ovviamente, essendo il primo capitolo di una serie, molto sia lasciato in sospeso – pertanto tantissime delle domande che il lettore si porrà nel corso delle pagine non riceveranno risposta -.
Ruby non è una di quelle protagoniste che si fa amare particolarmente – almeno, da me, ma io, come ormai è risaputo, sono molto restia alle manifestazioni di affetto nei confronti dei lead role femminili e non per mancanza di solidarietà, ma perché pare proprio che ci sia una congiura universale e che tutte le ragazze al centro di una vicenda letteraria, o, quantomeno, buona parte di esse, mi risultino odiose o comunque parecchio antipatiche -. Tuttavia, le devo riconoscere una grandissima forza nell’affrontare il mondo, anche in relazione a ciò che lei stessa ha vissuto e l’ha portata ad essere rinchiusa, assieme ad altri bambini e ragazzini di svariate età, in campi (non so se definire di lavoro o in altro modo, ma il modo in cui vengono descritti a me ha fatto venire i brividi) ove viene raccolto chi, in fascia pre-adulta, ha sviluppato capacità speciali. Ciò ovviamente in seguito ad una misteriosa epidemia che ha colpito il mondi intero e che ha ridotto all’osso la popolazione giovanile degli Stati Uniti d’America – di base, il leitmotiv dei libri distopici rimane, più o meno, sempre il medesimo -.
Fuggita da questo luogo e tratta in salvo da membri di un’associazione che si definisce “Lega dei Bambini”, nuovamente si darà alla macchia, spaventata da ciò che il suo potere – il controllo della mente, da sempre tenuto nascosto – le rivela anche di costoro, e si unirà ad un gruppo di giovani come lei.
Quello che maggiormente ho apprezzato del romanzo è l’azione. Mi spiego: non è facile trovare un libro che riesca a rendere in modo vivace e vivido il susseguirsi degli eventi – tempo fa parlavo di esperienza sensoriale o qualcosa del genere… ecco, intendo questo: leggere questo libro è come vedere un film d’azione – e la Bracken ce l’ha fatta.
Così come ce l’ha fatta, a mio avviso, il regista del film cui ispirato al libro – che, a parte qualche pecca nella scelta degli attori (sì, sono pignola) si rivela come un’ottima trasposizione -, anche se temo proprio non abbia avuto il successo necessario alla prosecuzione della saga.
Non vi dico di aspettarvi un capolavoro del genere, ma una lettura decisamente piacevole, dotata anche di alcuni elementi innovativi – mi riferisco in particolare alla suddivisione in colore dei ragazzi, a seconda dei “poteri” – e sicuramente scorrevole  e veloce.

Voto: 8

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Personal review: Nowhere girls

Buondì cari
Come ve la passate? Io già afflitta dal raffreddore, ma ormai sono abituata. Ogni sempre prima, però. 😒
Come avevo promesso, sono tornata con un’altra delle recensioni da voi più votate.
Mi auguro di riuscire a trovare le parole giuste, perché, nonostante la voglia di parlare di questo libro, ammetto che non è cosa facile.

 

Titolo: Nowhere girls
Autrice: Amy Reed
Editore: Piemme
Anno: 2018
Pagine: 368

Chi sono le Nowhere Girls? Sono tutte le ragazze, ma per cominciare sono in tre: Grace, tenera e impacciata, è nuova in città, dove si è dovuta trasferire a causa dei pregiudizi nei confronti della madre; Rosina, lesbica e punk, sogna di diventare una rockstar, ma è costretta a lavorare nel ristorante messicano di famiglia; ed Erin, un’asperger con due fissazioni, Star Trek e la biologia marina, vorrebbe assomigliare a un androide ed essere in grado di neutralizzare le emozioni. In seguito a un episodio di stupro rimasto impunito, le tre amiche danno vita a un gruppo anonimo di ragazze per combattere il sessismo nella scuola. Le Nowhere Girls, una moltitudine di voci diverse, dovranno superare la paura e l’imbarazzo per confrontarsi con coraggiosa onestà e opporsi alle minacce di chi si sente forte e non è disposto a mettersi in discussione. Ma alla fine riusciranno in ciò che sembrava impossibile: le cose possono cambiare e tutti hanno diritto alla felicità. Senza compromessi. Senza discriminazioni.

sep3

È stata una casualità, per me, la lettura del romanzo “Nowhere girls“.
A malapena lo avevo sentito nominare, figuriamoci se potevo immaginarne la trama, ma, reduce da un riassunto qualsiasi trovato su un sito, ho deciso di cominciarlo, senza aspettarmi ciò che ho trovato fra le sue pagine.
La prima domanda che ci poniamo quando iniziamo il percorso creato dall’autrice è: chi sono le Nowhere girls? Be’, la risposta è molto semplice: tutte e nessuna.
In che senso? Nel senso che ciascuna di noi può essere una nowhere girl a modo suo, nel suo universo personale, nel proprio contesto sociale ed ambientale.
Qualunque ragazza si affacci alle finestre di questo libro certamente non potrà che identificarsi in uno dei personaggi femminili, ritrovare le proprie paure – spero, non le proprie esperienze, ma, purtroppo, l’eventualità potrebbe essere anche questa -, i propri sogni, le proprie battaglie. E ciascuno di questi elementi viene affrontato dalla scrittrice con uno stile trascinante, ma mai pomposo e pesante – in fondo, gli argomenti non sono dei più leggeri, sarebbe stato semplice cadere nel tragico o magniloquente -. Invece no. Non accade mai.
Nowhere girls” si rivela uno young adult di tutto rispetto che offre uno spaccato adolescenziale dei giorni nostri, a mio avviso, esemplare.
Grace, la nuova arrivata, prigioniera di una famiglia bigotta – o, forse, meglio dire, decisamente fuori dai canoni comuni – circondata dal timore di essere giudicata per quello che è – e per come appare, dati i suoi problemi di sovrappeso -.
Erin, intelligentissima, brillante, affetta dalla sindrome di Asperger e, pertanto, ritenuta quella strana.
Rosina, agguerrita, energica, costretta a rinchiudere i suoi sogni – e la sua natura, essendo lei omosessuale non rivelata alla propria famiglia – dentro sé stessa ed a comprimere la sua vera essenza.
Oltre a loro Lucy, quella che sembra essere in sordina, in secondo piano, ma sta alla base di tutto. È il motore che dà il via, silenziosamente, ad ogni cosa, la ragazza che ha accusato un gruppo di suoi amici di averla stuprata.
Certamente non sono le tipiche ragazze che ci aspetteremmo al centro di un romanzo indirizzato ad determinato tipo di pubblico ed appartenente a questo genere, ma è proprio questa una delle ragioni che lo portano a brillare in maniera davvero eccezionale.
Quali sono i temi principali? Sono troppi. Proverò ad elencarne almeno alcuni, senza, tuttavia, speranza di riuscire davvero a ritrarre l’affresco adolescenziale – e non solo – insito nel romanzo:

  • Solidarietà: le ragazze si uniscono, pian piano il gruppo aumenta e da una piccola, forse stupida, agli occhi di qualcuno, idea, ne nasce una specie di esercito. Le donne, forse, spesso, sono troppo impegnate a combattere, l’una contro l’altra, nel tentativo di prevalere, apparire, dimostrare di essere più della propria avversaria. Sì, siamo frequentemente più avversarie che amiche, ma la Reed ci insegna che, se ci uniamo, diventiamo invincibili, che quello che può apparire il debole vocio di un gruppetto di ragazzine può diventare l’urlo udito da tutti;
  • Violenza: i temi dello stupro, del bullismo e tutti quelli ad essi collegati sono trattati con una maestria ed una delicatezza impressionanti, penetrano in sordina nell’animo del lettore, che, inevitabilmente, è spinto a riflettere, a formarsi una propria opinione, a farsi domande, ad agire a sua volta;
  • Amore ed amicizia: tutte le sfaccettature dei due sentimenti più mainstream negli young adult vengono affrontate pagina per pagina, in un crescendo di sfumature e colori, arrivando anche a comprendere l’amore per sé stessi, il suo estremo, l’odio, la negazione, il rifiuto;
  • Diversità: come non cogliere il tema del diverso? Per eccellenza i tre personaggi principali sono outcast, emarginate, tre rappresentanti di tre categorie che tendono ad essere messe in ombra o, addirittura, mai citate o considerate in libri simili. Ognuno è degno di essere preso in considerazione, di essere illuminato da un faro, nelle sue bellezze e nelle sue bruttezze;
  • Cambiamento: ogni protagonista cambia, matura, cresce, anche quelle secondarie, ma non solo. Cambiamento è inteso anche come quello esterno, come quello reso possibile dalle azioni, dalle voci, dalla forza di una comunità, anche non grande.

Il viaggio intrapreso da chi si approccia alla lettura di “Nowhere girls” è un cammino nella complessità umana, nelle domande che spesso hanno più di una risposta o non ne hanno, negli interrogativi che tutti ci poniamo, presto o tardi, in problemi che appaiono sciocchi – ma che alla fine non lo sono – ed in quelli grandi, più grandi noi, che non riusciamo ad affrontare da soli.
Impossibile non commuoversi al termine, non sentirsi parte di quella marcia femminile, una lotta senza fine, che non è vero che non ha speranze o sbocchi, anzi: tutte noi possiamo diventare una nowhere girl, basta volerlo.
O forse, meglio dire, che ciascuna di noi già la è.

Voto: 9 e mezzo 

 

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Pubblicato in: Claudia, Me

Me, myself and my book ♥

Ero indecisa riguardo allo scrivere o meno questo articolo, poi ho preso coraggio e l’ho iniziato.
Non mi piace auto-celebrarmi né auto-elogiarmi, non sono proprio il tipo, mai stata e mai sarò – ed è un discorso che, in parte, ho fatto anche alla mia ultima presentazione – però proverò, in qualche modo, a raccontare di me e di questa avventura per chi non ha potuto esserci agli incontri che ho fatto e per chi, in generale, volesse saperne di più – sempre che esista quel qualcuno… –
L’idea mi è venuta tre/quattro anni fa, non ricordo precisamente, so solo che ero nel pieno della pratica forense ed è stato un fulmine a ciel sereno. Non ho da ringraziare un particolare momento o qualcosa che mi abbia ispirato in maniera specifica e, se dovessi addentrarmi nell’argomento, probabilmente direi che ciò che più mi ha dato nell’elaborazione di questo romanzo sono stati famiglia ed amici.
Non è nulla di autobiografico. Non mi piace scrivere di me, non sono proprio il tipo, per carità, più che altro ho messo qualcosa di me, che è ben diverso. Qualcosa della mia vita, del mio mondo. E, se devo essere sincera, l’unico personaggio tale e quale alla realtà è la nonna della protagonista – ci tengo a precisare che alla mia nonna, quella vera, ho anche dedicato il libro -. Per il resto ho preso qua e là, attori, cantanti, personaggi famosi che mi hanno dato l’input per costruire i personaggi, in aspetto fisico o carattere, ma anche miei amici e mie amiche.
Be’, sì, voi direte “lo hai scritto anni fa, perché ora?“. Be’, prima ci avevo provato ad inviarlo a case editrici, a partecipare a concorsi ed, a gennaio, quando ormai la speranza era pari a zero, ci ho ritentato e, incredibilmente, ce l’ho fatta – ho anche avuto due proposte, ma mi ero ripromessa che, se l’esito fosse stato positivo, avrei accettato la prima richiesta arrivatami e così ho fatto -. Aspettavo questo momento da tutta una vita e, a pensarci bene, ancora adesso non ci credo.
Sì, ho sempre scritto. Da piccola scrivevo racconti, poi mi sono data alle fan – fiction ed alla fine sono arrivata al romanzo. Romance, per la precisione. Ho scelto questo genere perché mi sembrava il più in linea con la mia personalità – non chiedetemi gialli, thriller o horror, sono negata -, anche se tenterò altre vie in futuro – ho in mente qualcosa di distopico, solo appunti per ora, mentre ho terminato il secondo, che non credo si possa definire unicamente romance… -.
Di che parla? Sì, storia d’amore, okay, ma io direi più amore in generale: amore per la famiglia, per gli amici, amore per la danza – che mi accompagna da venticinque anni – , amore e basta. Ed il titolo si adatta molto ai sentimenti della protagonista. Elastic heart – grazie, Sia, per questa canzone meravigliosa – si riferisce al cuore elastico che ha la protagonista, capace, nel suo piccolo, di resistere alle sofferenze, di cadere e sapersi rialzare sempre, nonostante tutto. L’ho costruita così la mia Tee, in modo che le ragazze riescano ad identificarsi – almeno spero -, ad empatizzare con lei, immedesimandosi nelle sue scelte o, magari, perché no, criticandole. E così ho fatto con gli altri personaggi, che non sono altro che persone normali, come tutti, niente di tragico o eroico, qualcosa di… semplice. E normale.
L’ho ambientato negli Stati Uniti, sì, non perché mi faccia schifo l’Italia, io amo il mio Paese, lo voglio precisare e sottolineare. Ho optato per questa scelta casualmente, d’impulso, scegliendo Salem come luogo centrale e rifacendomi all’affascinante passato di questa cittadina, ai processi alle streghe ed quel periodo oscuro del XVII secolo – alcuni nomi dei personaggi sono presi proprio da quella realtà -.
Non voglio dimenticarmi della copertina! Mi hanno chiesto in tanti perché così minimale. Be’, mi piaceva l’associazione fra un cuore fortemente grafico ed il titolo del romanzo e la mia migliore amica, Serena, ha saputo accontentarmi. Lei è stata la prima persona a leggere tutto il manoscritto, passo per passo, correggendomi pazientemente e fornendomi consigli, quindi sono piuttosto felice che la sua opera – poi successivamente perfezionata dai grafici della casa editrice – sia la porta ufficiale che apre il mondo da me scritto e creato ❤
Sono reduce da due splendide presentazioni in cui mi sono dovuta confrontare con la mia capacità di parlare in pubblico, di non incepparmi, di mantenere la calma ed anche di non lasciare che la parte più logorroica di me prendesse il sopravvento – assai difficile! -. Sono stati due momenti meravigliosi, le persone mi hanno apprezzata, hanno acquistato tutti i libri, si sono mostrate calorose ed interessate ed io profondamente onorata e stupita. Il mio non è che un romanzo, non è un capolavoro, è solo il mio lavoro e vedere che la gente ha partecipato numerosissima, ha acquistato e mi ha fatto i complimenti per me è motivo di massimo orgoglio – vi rendete conto che ho anche autografato i libri? 🙈 Mamma mia! -.
Prima di dilungarmi… io vi auguro di trovare qualcosa che vi renda liberi come per me è la scrittura – oltre che la danza, ovviamente -. Vi auguro di avere qualcosa che vi permette di essere voi stessi e che vi completi, vi rilassi, vi renda felici. Vi auguro che i vostri sogni, come lo era il mio – di essere pubblicata -, diventino realtà. Abbiate pazienza e credeteci, sono banalità, ma è vero.
Io questo sogno l’ho realizzato e non immaginate minimamente quanto mi abbia aiutata profondamente anche a non smettere di credere, a persistere nell’altro, quello di diventare avvocato.
A volte le cose arrivano tardi, ma arrivano, proprio quando ne hai più bisogno.
E ti danno la forza che necessitavi. O meglio: ti permettono di vedere quella forza che non sapevi di avere.

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Pubblicato in: Libri, Recensioni, Reviews

Personal Review: L’amica geniale

Eccomi qui, con la prima recensione della “nuova era“.
Dal momento che ero nella più totale indecisione per quanto riguarda il primo libro di cui parlare, mi sono affidata a voi ed ho scelto di lasciarvi votare sulle mie Instagram Stories (a proposito, se vi va ed avete un account potete seguirmi sia qui che qui ).
E fra i tre libri da voi prescelti, per questa volta, mi sono concentrata su un romanzo di cui, di qui a breve, verrà trasmessa la serie tv sulla Rai.
Buona – spero! – lettura ♥
Ps: ho abbandonato la numerazione delle recensioni che usavo precedentemente. Un po’ di rinnovamento ci sta!

Titolo: L’amica geniale
Autrice: Elena Ferrante
Editore: E/O
Anno: 2011
Pagine: 400

Il romanzo comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L’autrice scava nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati. Si tratta di quel genere di libro che non finisce. O, per dire meglio, l’autrice porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell’infanzia e dell’adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto.

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“Tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine.”

Non avevo la minima idea di come iniziare questa recensione, così ho preso una delle citazioni più famose del romanzo e l’ho piazzata lì, a mo’ di introduzione.
Forse è difficile per me coordinare e riordinare le idee e tutto ciò che vorrei dire sulle pagine del primo capitolo della quadrilogia perché mi ha coinvolta molto, anzi, addirittura troppo, più di quanto avrei mai pensato.
Sono molto legata all’idea di amicizia. Amo l’amicizia, amo le mie amiche, in particolare alcune. Ne ho quattro o cinque molto strette, che fanno parte della mia vita come se fossero sorelle, con l’unica differenza da quelle vere del legame di sangue.
Tuttavia, non posso affermare di avere esperienza di un’amica geniale. E non mi riferisco al senso più profondo del termine, o, quantomeno, quello sotteso al significato del libro, agli eventi, alla narrazione – e lascio a voi la scoperta di cosa realmente intenda chi delle due pronunci quella frase voglia dire -, ma semplicemente non ho qualcuno con me da tutta una vita.
Non ho mai avuto un rapporto totalizzante dall’inizio alla fine come quello di Elena e Raffaella – o, meglio, Lenù e Lila – ed un po’ me ne rammarico.
Nel bene e nel male della loro storia – che io ho appena cominciato a percorrere, dal momento che sono appena al primo libro della serie -, ho trovato in ogni attimo descritto, ogni avvenimento, ogni emozione, qualcosa di vero ed, in qualche modo, magico. Ma, probabilmente, sta proprio nella realtà della loro amicizia quella magia, nel fatto che litighino, si scontrino, discutano, a volte arrivino addirittura a diventare nemiche, antagoniste in un mondo che le mette sempre alla prova, le pone a confronto, l’una bionda, paffuta, angelica, l’altra mora, magrissima, cattiva – lei stessa si definisce così -. La voce narrante, quella di Elena, ci permette di visualizzare davanti a noi la Napoli degli anni Cinquanta, l’enorme divario fra la paesana periferia ed il centro città con la voglia di emergere e di rendersi metropoli.
Noi passeggiamo con le protagoniste e gli amici, andiamo a scuola, viviamo le loro avventure in prima persona, catturati dalla scorrevole narrazione dell’autrice e dal suo stile semplice, diretto, mai prolisso. Cresciamo, ci innamoriamo, odiamo, amiamo con loro e finiamo anche per dimenticare una domanda all’apparenza immediata, ma la cui risposta assume contorni e confini decisamente vaga, con il proseguire della lettura: chi è la VERA amica geniale? 
Sì, a livello ideale è chiaramente una delle due, come si evince da un chiaro passaggio nel testo, ma, materialmente, entrambe hanno qualcosa di geniale, che non sta nell’eccellenza, nella bravura a scuola, nella loro capacità di destreggiarsi nella vita. Forse geniale è proprio il loro legame, il congiungersi delle loro anime, la comprensione muta, gli sguardi, l’allontanarsi e l’avvicinarsi. Geniale è la normalità per come ne parla l’autrice – e forse è geniale anche il suo mantenere l’anonimato riguardo la propria identità, se vogliamo proprio dirlo -, il suo modo del tutto naturale con cui cattura il lettore e lo rende partecipe e non solo spettatore delle vicende.
Vi domanderete quale sia il messaggio al termine della lettura, se un’opera così tanto acclamata e circondata da un alone di mistero, dovuto alla scrittrice medesima ed all’ignoranza circa la sua identità – e, direi, anche al sesso, perché chi può affermare con assoluta certezza che si tratti di una donna? – porti con sé un significato particolarmente importante. Be’, la mia risposta vi stupirà: il messaggio non c’è. O, almeno, questo è il tipico libro in cui ognuno coglie il suo.
C’è colui al quale “L’amica geniale” ha insegnato “a“, quello a cui ha insegnato “b“, niente è giusto o sbagliato. Si tratta di una storia in cui ogni lettore vedere qualcosa di differente, di profondo, di semplice, legato a sé, alla propria vita, al passato, a qualcosa che avrebbe voluto vivere e non ne ha avuto la possibilità o l’occasione. Il caleidoscopio di emozioni e interpretazioni sottese alle pagine scritte dalla Ferrante sfugge e si espande a piacimento di chi si mette in contatto con esse e lascia spazio a lacrime, rabbia, gioia, commozione, riflessioni, silenzi.
È un ritratto storico ben costruito e plasmato, cartina geografica di una generazione, ma soprattutto splendido percorso di crescita di due anime affini, così uguali e diversi.
Ecco perché questa amica geniale è così geniale.

Voto: 9 e mezzo

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Pubblicato in: Claudia, Me

An unexpected comeback

Be’, da dove iniziare?

Dopo secoli di promessenon – promesse, illusioni, e quant’altro… ECCOMI QUI. DI NUOVO. 

Non so dire come mi sia venuto in mente, come la voglia mi sia tornata – sì, l’avevo persa, lo ammetto -, ma… mi sa che non vi siete liberati di me.

Io non so come andrà a finire stavolta. Nel senso che non posso promettere costanza, perseveranza, frequenza di post. Ma… sono qui, lo ripeto. E tenterò di dare il massimo per mantenere questo luogo, di cui, una volta mi importava tanto – forse troppo – vivo il più possibile, per quanto il tempo a mia disposizione me lo conceda.

Ho uno schema, ho le mie rubriche, è praticamente tutto pronto.

Non so se manterrò proprio tutto uguale, se scriverò le recensioni nello stesso modo, se seguirò i vecchi sentieri… Ma vediamo un po’ che ne viene fuori.

Per ora ho fatto solo cu – cu.

Ah: a quanto pare sono diventata una scrittrice – o qualcosa del genere -.

Pubblicato in: Me, Senza categoria, Thoughts

. About this period . 

Tesori,

Probabilmente sarà la millesima volta che inizio un post del genere, ma non riesco mai ad andare avanti. Stavolta ce la metterò tutta.

Allora, è evidente che ultimamente sia meno presente e non perché legga di meno o si sia spenta in qualsiasi modo la mia passione. Il tempo, gli impegni, i momenti, la vita, spesso, portano ai cambiamenti, agli allontanamenti e non ho la benché minima idea di come andranno i prossimi mesi.

Spero di tornare ad essere più attiva, anche se non ho la certezza – non dico nulla per scaramanzia, ma dovrei avere notizie sul mio futuro a breve, quindi non so come andrà – però sappiate che tornerò sempre qui. Magari non ogni settimana, magari non ogni giorno, ma tornerò.

Questo blog mi ha dato tanto, anche se è solo un piccolo posto nel mondo del web e c’è chi è molto più bravo di me. Ma il valore che ha per me è grandissimo e, nonostante tutto, ciò non cambierà.

M A I.

Pubblicato in: Flying Keys, Music, Music Mood, Senza categoria

Flying Keys #20

Ave, o Cesari miei!
Come state? Io discretamente bene. Chiedo solamente perdono se i miei post si sono fatti più rari, ma è un periodo molto pieno e capita spesso che – come si suol dire – non abbia testa di scrivere sul blog…. Ma vi penso e mi mancate molto!
Torno oggi allietandovi – si spera! – con i miei consigli musicali.
Fatemi sapere che ne pensate, con un commentino, magari!
Come sempre mischio un po’ i generi… ce n’è per tutti così ♥

Birdy – Wild horses
Se non lo sapete ancora, vi informo adesso: AMO BIRDY. Qui in Italia non è molto considerata, ma io l’apprezzo dagli esordi. Oltre ad essere perdutamente innamorata della sua voce,adoro i suoi testi e le canzoni – ovviamente – e questa è la sua ennesima perla tratta dall’ultimo album.

The Weeknd – The hills
Ecco, probabilmente questo lo avete capito: adoro The Weeknd. Non c’è una canzone che non mi piaccia. E questa potrebbe diventare la mia nuova preferita fra le sue….

Tove Lo – Moments
Lo confesso: questa canzone l’ho taggata mentre facevo shopping da Tezenis (…..). Me ne sono innamorata ed ora continuo a riascoltarla.

London Grammar – Wasting my young years
Un’altra canzone scoperta grazie a danza – grazie maestra -.
(la voce della cantante è spettacolare, fra l’altro)